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Le Foto:
Mendini Alessandro, Museo Universale. Modello, legno, pittura,
dettagli in carta. Dimensioni: diam. base 149,7 cm, H 1cm; parte
principale diam. 78,5 cm, H 48 cm; 10 corpi radiali 15X34X10 cm; Aldo
Rossi, Teatrini scientifico. Modello. Dimensioni h80X70X55;
Anonimo,Modello di Basilica Barocca, XVII sec.. Modello, legno di
pioppo, smontabile. Dimensioni L100XP145Xh50 cm; G. De Chirico, Les
fils d' Ebdomerus,1926 ca.. Dipinto, olio su tela.
Dimensioni 92X65 cm; J. Hejduk, Bye House/Wall House III,
1929-2000. Modello. Dimenisoni 18,5X48X30 cm; Mario Sironi,
L'architetto, 1922. Dipinto, olio su tela. Dimensioni 87X75 cm
Come suggerisce il titolo - acronimo dei quattro assi di orientamento della cartografia tradizionale (North, South, East, West) - la mostra intende proporre al grande pubblico una serie di temi che da sempre appartengono alla storia di quest’arte nella costruzione dell’ambiente umano: che cos’è l’architettura? Quali sono le sue origini? Come essa si è rappresentata e si rappresenta nelle varie società? Cosa vuol dire fondare una città, costruire una casa, pensare un monumento? Di questi temi oggi molto si parla, ma indirettamente: deformati dalla prospettiva mediatica, i temi fondamentali della costruzione sono diventati oggetto di una disputa sui linguaggi, sulla volontà spettacolare degli architetti, sul loro modo di rapportarsi al pubblico e al committente in una visione a volte quasi caricaturale del loro ruolo.
La mostra vuole rivolgersi al pubblico in generale e non solo ai conoscitori dell’architettura: il suo linguaggio quindi è volutamente forte e di grande impatto emotivo. Userà dunque il linguaggio delle immagini, ma in un modo che farà percepire la profondità che si cela dietro la superficie bidimensionale dell’immagine stessa: proponendo, ad esempio, accostamenti di immagini tra loro apparentemente lontane, in maniera da far emergere interrogativi e questioni sopite mediante una lettura incrociata e ravvicinata. L’insieme di queste immagini (circa mille, ordinate per temi secondo le stanze della Galleria della Triennale) configura una sorta di grandioso Atlante della memoria: un muro non mediatico ma immaginifico, dove ogni figura – ridisegnata appositamente da gruppi di stagisti della Facoltà di Design di Milano – diventa un’icona o, se si vuole, letteralmente un “manifesto” della mostra stessa. Partendo dall’ingresso della Galleria, la mostra si presenta come una serie di “stanze d’autore”, condensate attorno a una micro-architettura e ai suoi oggetti. Ogni ambiente offre una particolare chiave di lettura del tema, segnalata anche dalla scelta di un materiale dominante e di un allestimento su misura. La mostra affronta sette temi che si sviluppano in altrettante stanze/sezioni: Proporzioni, Ombre, Origini, Oggetti come microarchitetture, Cupole, Città, Allegorie, Ritratti.
Al centro di ciascuna stanza, ogni tema viene presentato attraverso un’ambientazione che è una vera e propria architettura da camera: una Wunderkammer in legno, uno studiolo in plastica, una casa-tenda in acciaio, una torre d’alluminio, una leggera scatola di specchi, un tumulo di sassi artificiali, una gigantesca cupola-tenda.
Ogni architettura sintetizza un tema - la casa, la città, l’allegoria, il mondo degli oggetti, ecc. - e ospita al suo interno una lunga lista di materiali storici, che si contrappongono alla bidimensionalità dei “manifesti”. Preziosi reperti del passato (dalle urne cinerarie etrusche ai frammenti della città di Roma, i modani di Michelangelo, una veduta della Venezia ideale del Canaletto, passando per preziosi e antichi strumenti di misurazione, rare edizioni di Trattati, ritratti di architetti, cartografie urbane e vedute di città, e una stupefacente Hydria di bronzo prestata dal Museo Archeologico di Paestum, ecc.) si mescolano a disegni e plastici di architetture contemporanee, una scultura di Melotti, quadri di Mondrian e di De Chirico, case-città di Alessandro Mendini, le games-cities di E-boy, ecc.
La mostra insomma suggerisce la possibilità (e la libertà) di leggere il mondo in contemporanea, senza che le divisioni della storia possano essere considerate una barriera tra realtà completamente diverse.
Se l’uomo barocco poteva concepire o immaginare l’infinitamente piccolo e riprodurlo immaginificamente nelle superfici curve di un’architettura, di una scultura o di un dipinto, oggi l’esplorazione spinta dell’interno del corpo umano o animale consente la visione stupefacente di strutture fisiche che sembrano fasci astratti di tessiture, di colori, di volumi, che sperano qualunque fantasia del più spericolato cultore del digitale. GOOD N.E.W.S. - Temi e percorsi dell’architettura 16 maggio - 20 agosto 2006 Triennale di Milano Viale Alemagna, 6 - Milano www.triennale.it
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