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DAL ROMANTICISMO ALL’INFORMALE - OMAGGIO A FRANCESCO ARCANGELI

di Lorenzo Mazzi

 

A Ravenna, Turner Monet Pollock. Dal Romanticismo all’Informale, omaggio a Francesco Arcangeli

Dal 19 marzo al 23 luglio 2006
Museo d’arte della città di Ravenna
Via di Roma, 13 - Ravenna

Le Foto: Courbet, La trombe, 1870, olio su tela, cm50x75; Klee, Fenster, acquerello su carta, Coll. Capricci; Giorgio Morandi, Natura morta, 1942, olio su tela, cm 47,5 x 40,5, Mamiano di Traversetolo (PR), Fondazione Magnani Rocca; Pollock, Watery paths (sentieri ondulati), cm 114x86, GNAM-Roma; Claude Monet, Nymphéas, 1904, olio su tela, cm 90 x 93, Le Havre, Musée Malraux; Thomas Gainsborough, Portrait of Elizabeth Tyler, 1773, olio su tela, cm 75 x 64,5, Brentwood, Brandler Galleries; Walter Richard Sickert, Fille venitienne allongée, s.d., olio su tela, cm 37,5 x 46, Rouen, Musée des Beaux-Arts, Provenienza: dono Jacques-Emile Blanche, 1923; J. M. William Turner, Sidmouth, 1825-27, acquerello su carta, Manchester, The Whitworth Art Gallery, The University of Manchester

La mostra dal titolo Turner Monet Pollock. Dal Romanticismo all'Informale, omaggio a Francesco Arcangeli che il Comune di Ravenna, l’Assessorato alla Cultura e il Museo d’Arte della città promuovono e realizzano negli spazi della rinascimentale Loggetta Lombardesca, prosegue un percorso di ricerca volto a far luce sui grandi temi e le figure centrali della critica e della storia dell’arte moderna e contemporanea.

Dopo la mostra Da Renoir a de Staël. Roberto Longhi e il moderno, tesa a ricostruire il ruolo meno noto ma importantissimo di critico “militante” svolto dal grande storico dell’arte, il Mar aveva infatti promosso un’ampia rassegna dedicata al secolo d’oro dell’acquerello inglese, La grande stagione dell'acquerello inglese da Turner a Burne-Jones, la prima del genere in Italia. È stata poi la volta di Alberto Giacometti, ad oggi la più esaustiva personale dell’Artista tenutasi nel nostro Paese.

Ora un autorevole comitato scientifico, composto da Bianca Arcangeli, Andrea Emiliani, Michel Laclotte, Edouard Pommier, Ezio Raimondi, Michela Scolaro, Claudio Spadoni (curatore) e Bruno Toscano, ha preparato per marzo 2006 un’esposizione che documenta l’attività critica di un altro dei maggiori studiosi italiani del Novecento, Francesco Arcangeli. La rivoluzione romantica costituì ad esempio, ai suoi occhi, un «crescendo di vibrazione» e di coinvolgimento rispetto all’ormai lontana rivoluzione caravaggesca, tanto celebrata da Longhi, alla cui scuola il critico bolognese si era formato.

Il percorso espositivo è già alluso nei nomi dei tre protagonisti che, a vedere di Arcangeli, costituiscono delle pietre miliari di una linea romantica della storia dell’arte contemporanea, che va appunto dal Romanticismo all’Informale. L’esposizione prende dunque avvio dai romantici inglesi, ai quali il critico dedicò le sue acutissime letture: in particolare Turner e Constable, senza trascurare le premesse di Reynolds e Gainsborough.

Seguono alcune delle figure principali della pittura francese, Corot e soprattutto Courbet, ritenuto una pietra miliare nell’Ottocento per un nuovo pensiero della natura che Arcangeli ha analizzato nei suoi sviluppi moderni, e che trova nell’impressionismo un passaggio decisivo. Ed è soprattutto a Monet che lo studioso ha dedicato scritti fondamentali, recuperandone pienamente l’ultima stagione anche in tempi in cui la quasi totalità dei critici avanzava forti riserve o ne offriva una lettura riduttiva.

L’Ottocento italiano è invece rappresentato da alcuni nomi di primo piano, dai prodromi romantici di Fontanesi ai macchiaioli Fattori e Lega, a Segantini, un altro pittore che deve ad Arcangeli una sostanziale rivalutazione. Anche per la prima metà del Novecento la mostra insiste su alcuni artisti cari al critico, in particolare Klee, Soutine, Permeke, gli italiani Carrà, De Pisis e soprattutto Morandi, per il quale scrisse una straordinaria monografia, il testo di gran lunga più denso e illuminante che sia uscito sul pittore, e che per primo istituiva connessioni con la situazione contestuale europea.

L’Informale, che ha caratterizzato la scena artistica internazionale dal secondo dopoguerra agli anni cinquanta, rappresentò nella sua considerazione invece la condizione in cui arte ed esistenza risultavano inscindibili: protagonisti furono, in primo luogo, Wols, Fautrier, Dubuffet, de Staël, De Kooning, Kline e, soprattutto, Pollock - vero culmine del suo lavoro, lungo il filo rosso di un percorso modernamente romantico - oltre agli italiani Burri, Leoncillo e agli ultimi “naturalisti” Morlotti, Mandelli, Moreni, Vacchi, Bendini, Romiti (per citare i più vicini al grande studioso).

Si segnala inoltre che il catalogo, oltre ai saggi critici, contiene interessanti testimonianze di Bianca Arcangeli e Mina Gregori, che approfondiscono gli aspetti più peculiari dell’impegno critico di Arcangeli e dei suoi rapporti con alcune figure prime della cultura artistica del Novecento, a cominciare dal suo maestro Roberto Longhi.

Turner Monet Pollock. Dal Romanticismo all’Informale, omaggio a Francesco Arcangeli

Dal 19 marzo al 23 luglio 2006
Museo d’arte della città di Ravenna
Via di Roma, 13 - Ravenna

www.museocitta.ra.it

pubblicato on line dal 23 marzo 2006

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