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BALKAN EPIC: MARINA ABRAMOVIĆ ALL’HANGAR BICOCCA
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Le Foto: 1-2-3: Balkan Erotic Epic; 4: Count on Us; 5: The Hero
Se Milano è perennemente alla ricerca di nuovi spazi espositivi dedicati all’arte contemporanea (anche a causa dell’assenza di un vero e proprio museo centrale specifico), questo dell’Hangar Bicocca si segnala senz’altro non solo per le sue dimensioni e per la “rusticità” della riconversione attuata (o meglio, volutamente non attuata, dato che lo spazio apparentemente non ha subito riqualificazioni, interventi e modifiche rilevanti, rispetto alla situazione pregressa del suo essere uno stabilimento vuoto) da sito industriale a luogo di fruizione e cosmetizzazione estetica.
A partire dall’inquietante presenza (ora permanente) dei Sette palazzi celesti - che purtroppo non si possono avvicinare, dato che delle transenne impediscono la possibilità di camminare intorno a queste enormi e decadenti torri che heideggerianamente connettono Terra e Cielo - che l’artista tedesco Anselm Kiefer ha donato all’ente organizzatore, dalla sensazione quasi “grezza” di camminare su di un pavimento sterrato, dal freddo e dall’umidità che pervade il visitatore, è questo un luogo senz’altro suggestivo e potenzialmente ricco di significato, per via anche del suo “glorioso” passato industriale e della significatività di una ristrutturazione destinata all’arte contemporanea.
Il percorso si snoda quindi tra mega-schermi ed installazioni, all’interno degli spazi bui dell’hangar, affiancato dalle misteriosi torri di Kiefer, che quasi fungono da accompagnamento o contrappunto alla visita di una mostra incentrata sul tema dell’erotismo, della violenza e della guerra, in quanti simboli e sentimenti profondamente depositati nel profondo dell’elemento umano, culturale, popolare e terrestre. Le sei opere (nell’ordine: Balkan Baroque, Tesla Urn, Nude with Skeleton, Count on Us, The Hero, Balkan Erotic Epic) sembrerebbero come disposte a voler creare un flusso di energia continuo che le unisca, pur nell’eterogeneità della loro genealogia e realizzazione. D’altronde l’energia, così come la resistenza fisica e la violenza, sono stati fin all’inizio un tratto distintivo della poetica della Abramović. E anche in questo ambito l’energia, intesa anche letteralmente come elettricità, ritorna in più opere intorno al nome di Nicola Tesla, scienziato e fisico serbo (cui si devono esperimenti con l’energia elettrica senza cavo e sul magnetismo) a cui sono dedicate alcune opere concettuali presentate in questa personale.
Potenza che si manifesta anche nei riti erotici popolari indagati dall’Artista, che ripropone alcuni così elementi ancestrali della sua terra, studiati e riscoperti al ritorno dopo la tragedia della guerra e del genocidio etnico. La loro riproposizione in una nuova veste, nell’ambito delle forme iper-moderne e tecnologiche dell’arte contemporanea, in questa nuova opera intitolata Balkan Erotic Epic, segna senz’altro uno dei punti forti di indagine intellettuale ed emozionale che emergono da questa esposizione, facendola rientrare in pieno nella cifra stilistica di una tra le più importanti artiste del panorama attuale.
Balkan Epic Dal 20 gennaio al 23 aprile 2006 Hangar Bicocca Viale Sarca, 336 - Milano |
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