Carlo Bilotti a Roma: una donazione nel cuore di Villa Borghese

di isabella de Stefano Giannuzzi Savelli

www.eosarte.it

19.05.2006

 

Thanks to a thorough restoration, the villa Borghese’s Orangery has been turned into a museum to house the permanent exhibition of art works donated by Carlo Bilotti, an Italo American entrepreneur and collector of international fame, consisting of paintings, sculptures and drawings.

The donation, numbering twenty two works altogether, includes an important core of paintings and sculptures by Giorgio de Chirico, a portrait of Carlo Bilotti by the American artist Larry Rivers, the 1981 portrait of Tina and Lisa Bilotti by the master of Pop Art Any Warhol, Summer by Gino Severini and finally Manzù’s great bronze Cardinal.

È a tutti noto che le donazioni di opere d'arte sono un fenomeno molto diffuso oltreoceano e ormai, anche se con parametri differenti, non privo di riscontri anche in Gran Bretagna, Francia e Germania; un "must" per tutti quei magnati che attraverso l'arte lasciano il segno della loro immortalità, quasi a ricordare che gli uomini finiscono ma le opere d'arte no, quelle vivono per sempre.

Non possiamo fare altro che stupirci quando appuriamo da tutti i giornali degli ultimi giorni che l'imprenditore Carlo Bilotti ha deciso di donare parte della sua prestigiosa collezione di opere d'arte al Comune di Roma.

Ma ecco che il mistero è subito svelato perché il nostro mecenate è italiano di elezione e precisamente originario di Cosenza, ma americano di adozione, poiché si divide tra Palm Beach e New York.

In effetti noi italiani siamo amanti dell'arte, ma certo non così protesi a condividerla con le istituzioni , creando così una frattura fra pubblico e privato che non fa altro che penalizzare i nostri musei. Per quanto riguarda l'arte contemporanea in particolare, le leggi del mercato odierno, come abbiamo anche sottolineato negli ultimi articoli di questa rivista, sono proibitive: quasi nessun ente pubblico è ormai in grado di acquistare opere d'arte del Novecento, se non attraverso la mediazione di un facoltoso privato.

In questo senso la donazione di Bilotti è davvero un evento importante per la capitale, anche perché il Museo Bilotti, oltre a contenere la collezione permanente del ricco mecenate, ha uno spazio al pianterreno dedicato alla diffusione e alla conoscenza dell’arte contemporanea; fattore certo non irrilevante se pensiamo che a Roma non abbondano certo le vetrine dell'arte contemporanea.

Ci dobbiamo infatti limitare ai pochi esempi della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e al Macro, aspettando con speranza la futura e sempre più lontana apertura del MAXI (Museo delle Arti del XXI secolo) a via Guido Reni.

Ma cosa si racchiude nella rinnovata Aranciera di villa Borghese, appositamente recuperata da un lungo oblio che le ha restituito i vetusti splendori, quando era conosciuta dai Borghese come "Casino dei giuochi d'acqua"? Il mecenate italo americano, re internazionale della cosmetica, ha donato diciotto tele di de Chirico, l'amato artista che iniziò a collezionare ad appena 23 anni, una di Gino Severini, una di Larry Rivers, uno splendido ritratto di Andy Warhol appositamente commissionato dall'artista e un grande cardinale in bronzo di Giacomo Manzù.

Nessuna caduta di stile, nessuna sbavatura, sono tutte delle vere e proprie star. Il nucleo dei quadri di de Chirico riesce a testimoniare le diverse fasi della sua carriera, dalla giovinezza alla maturità, superando il facile concetto di pittore metafisico a cui siamo troppo facilmente ancorati.

Come non rimanere incantati da Donna bionda di schiena, dalle morbide fattezze che sembrano appena uscite dalle mani di un inedito Renoir? E poi il doppio ritratto di Andy Warhol, così classico e composto, di cui a stento riconosciamo la mano di una delle icone più consolidate della pop art.

Per non parlare poi della breve ma decisamente significativa selezione di opere al pianterreno di Damien Hirst, Jenny Saville e David Salle: opere che non sono permanenti come quelle conservate al piano superiore, poiché lo spazio al pianterreno è riservato, come abbiamo già ricordato, alle grandi mostre internazionali di arte contemporanea.

In questo caso le opere dei tre artisti si inseriscono nel progetto di Bilotti di realizzare la Bilotti Chapel, sulla traccia dello Cappella del Rosario di Matisse a Vence e di Rothko a Houston.

Uno spazio più mentale che fisico, secondo le precise indicazioni del collezionista.

E allora i richiami sacri dei vangeli di Hirst o del Giudizio Universale di Salle si uniscono alla sofferenza cruda e quotidiana dei corpi malati e disfatti di Saville, quasi a sottolineare che la sofferenza e la malattia sono il vero tramite di espiazione, via crudele di purificazione.

Vita e morte, ascesi e realismo, in un bruciante confronto tra antico e moderno.

Ma Bilotti non si ferma qui. Vuole donare altre opere e soprattutto vuole fare di questo museo  una fucina dell’arte, realizzando almeno due mostre l’anno.

 

Qualche anticipazione? A ottobre si inaugurerà una mostra di De Kooning, che non ha mai avuto una personale romana, mentre per il prossimo anno è prevista un’esposizione dedicata a Cy Twombly, da ben 25 anni assente in Italia.

Bilotti del resto aveva avvisato tutti: la qualità del suo museo “deve rimanere altissima”. Per ora nessuna delusione.

 

Informazioni utili:

Aranciera di Villa Borghese

Via Fiorello La Guardia

Martedì – domenica: 9.00-19.00; chiuso lunedì, 1 gennaio, 1 maggio e 25 dicembre; 24 e 31 dicembre 9.00-14.00

Info: 06-82059127

www.museocarlobilotti.it

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