Lorenzo Monaco. Dalla tradizione giottesca al Rinascimento

di Barbara Rosati

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data : 04.08.2006

Le Foto: Lorenzo Monaco, Madonna dell’Umiltà fra due angeli e i santi Pietro, Giovanni Battista, una santa e santo Stefano, tempera su tavola, circa 1385-1390, cm 105 x 55,5 (la superficie pittorica), Firenze, Galleria dell’Accademia; Lorenzo Monaco, Festino di Erode, Crocifissione, San Giacomo ed Ermogene e Martirio di san Giacomo, tempera su tavola, cm 34 x 67 (ciascuna). Paris, Musée du Louvre, Département des Peintures; Lorenzo Monaco, Preghiera di Cristo nell’orto dei Getsemani con gli apostoli Pietro, Giovanni, e Giacomo, nella predella: Cattura di Gesù e Preparazione alla Crocifissione, circa 1400, tempera su tavola, cm 222 x 109. Inv. 1890 n. 438, Firenze, Galleria dell’Accademia; Lorenzo Monaco, Cristo in pietà con simboli della Passione, datato 1404, tavola, cm 268 x 170. Inv. 1890 n. 467. FIRENZE, Galleria dell’Accademia; Lorenzo Monaco, Il profeta Geremia, tempera su tavola, cm 21 x 11. New York, Richard L. Feigen; Lorenzo Monaco, Crocifisso, sagomato, tempera su tavola, cm 127 x 84. Monte San Savino (Arezzo), Santuario di Santa Maria delle Vertighe, Provincia toscana dei Frati Minori; Lorenzo Monaco, Trittico di San Procolo - Annunciazione e i santi Caterina d’Alessandria, Antonio abate, Procolo, Francesco, tempera su tavola, cm. 210 x 229. Inv. 1890 n.8458. FIRENZE, Galleria dell’Accademia; Lorenzo Monaco, San Girolamo penitente, tempera su tavola, cm 23 x 36. Collezione privata; Lorenzo Monaco, Madonna dell’Umiltà, tavola, cm. 127 x 66,2 x 11,43 con cornice, Datata 1413. WASHINGTON D.C., National Gallery of Art, Kress Collection; Don Simone Camaldolese (Documentato da1379/80 al 1398), Graduale, 1385-1390, Proveniente dal monastero di San Michele in Bosco a Bologna, Bologna, Museo Civico Medievale, Corale 541, Tempera su pergamena

É ancora in corso fino al 24 settembre la mostra inauguratasi lo scorso 8 maggio presso la Galleria dell’Accademia di Firenze.

Si tratta della prima grande mostra monografica dedicata a Lorenzo Monaco, il frate camaldolese autore di molti dei capolavori che l’arte tardogotica italiana può oggi vantare. Ben conosciuto ed apprezzato dagli specialisti, l’artista attendeva ancora la giusta consacrazione del vasto pubblico dei nostri giorni (che in molti casi ignorava persino l’esistenza di questo pittore), cosa che questa mostra ha inteso attribuirgli.


Lorenzo Monaco. Dalla tradizione giottesca al Rinascimento” è il titolo della mostra, promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dalla Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Fiorentino, dalla Galleria dell’Accademia e dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, e ideata e curata da Angelo Tartuferi.

La Galleria dell’Accademia non poteva essere sede più adeguata in quanto annovera tra le sue collezioni ben 18 tavole (il nucleo di opere più numeroso rispetto a quello di ogni altra raccolta del mondo) attribuibili con sicurezza al monaco pittore.

Oltre ai sedici restauri operati per l’occasione, una delle principali attrattive della mostra è tuttavia costituita dalle molte ricomposizioni di complessi più o meno grandi che sono andati dispersi in epoche diverse, i cui elementi sono pervenuti da collezioni pubbliche e private di mezzo mondo. Sì perché, come a molti altri artisti, anche a Lorenzo Monaco toccò la sorte di essere fatto “a pezzi”, ossia di vedere, soprattutto nel corso dell’Ottocento, i suoi dipinti smembrati da commercianti senza scrupoli che intendevano in tal modo aumentare le loro occasioni di vendita, e di conseguenza i loro guadagni. Vista sotto questa ottica, questa mostra offre un’occasione di studio irripetibile.  Lorenzo di Giovanni, nato nel 1370 circa, vestì l’abito di frate camaldolese come Don Lorenzo nel convento di Santa Maria degli Angeli a Firenze.

 

Il contesto monastico entro cui Lorenzo operò condizionò sensibilmente le sue scelte artistiche: la profonda spiritualità che caratterizza le sue opere, il timbro cromatico, che predilige colori chiari e freddi stesi con particolari effetti di cangiantismo di estremo preziosismo, la raffinatezza delle decorazioni.

Ma è il disegno impareggiabile, duttile e raffinato, il vero tratto distintivo dell’arte del maestro camaldolese, che raggiunse vertici di fantasia accesa e sbrigliata, soprattutto nella fase matura della sua attività, tali da garantirgli un ruolo di primissimo piano nel contesto della assai variegata e contraddittoria civiltà figurativa tardogotica toscana.

 

Troppo poco spazio è stato dedicato fino ad oggi al “Tardogotico”, o “Stile dolce”, o “Gotico cortese”, o ancora “Gotico internazionale”, come preferiscono chiamarlo altri, annuncio della nascita in Europa della “Modernità” e ultima splendida e sfarzosa manifestazione di una civiltà figurativa medievale ormai al tramonto, che proprio negli anni in cui opera Lorenzo vede lentamente il suo linguaggio figurativo essere sostituito dai nuovi e rivoluzionari principi del rinascimento fiorentino.

Il motivo di questo è forse da ricercare nel fatto che l’Italia, e Firenze in particolare, non visse questo fenomeno artistico da protagonista e perché ancora troppo forte e caratterizzante si presentava a Firenze la tradizione giottesca, o probabilmente perché il Tardogotico si poneva come un fenomeno troppo complesso, variegato e contraddittorio per essere proposto all’attenzione del vasto pubblico.

Quest’anno, tuttavia, gli artisti che scelsero come proprio questo linguaggio figurativo hanno potuto assaporare il loro riscatto. Dopo le importanti manifestazioni che Firenze ha dedicato a Gentile da Fabriano (il restauro del Polittico Quaratesi e dell’Adorazione dei Magi Strozzi e quello miracoloso del Polittico dell’Intercessione di San Niccolò Oltrarno), in preparazione alla mostra monografica conclusasi con un sorprendente grande successo il 23 luglio nella cittadina natale dell’artista, probabilmente il più grande e noto esponente del Tardogotico italiano, come poteva essere trascurata (sebbene la coincidenza sia stata del tutto casuale) la figura di Lorenzo Monaco, colui col quale irruppe nella città fiorentina la stagione «delle attitudini e degli affetti», delle Vergini scontrose, dei santi dai gesti concitati e appassionati, degli sguardi ora malinconici, ora timidi, dei volti crucciati, dell’amore, della nevrosi e della paura? Come in tutte le mostre di sicuro taglio scientifico, tuttavia, la possibilità che si ha in questi giorni di seguire presso la Galleria dell’Accademia l’intero percorso stilistico e cronologico dell’artista attraverso i suoi dipinti più significativi e qualitativamente più rilevanti, mette in luce come l’etichetta di artista “tardogotico” sia riduttiva della complessità della personalità artistica del pittore camaldolese.

Lorenzo Monaco operò infatti, con piena consapevolezza, in uno dei periodi più vitali e creativi dell’arte italiana, rapportandosi in maniera costante con i protagonisti principali della scena artistica fiorentina. Se la sua arte lo contraddistingue come il più degno e conclusivo erede della tradizione giottesca sul finire del Trecento, il pittore operò negli anni della sua maturità mentre alcuni dei protagonisti della prima generazione artistica rinascimentale esprimevano le loro prime prove.

Lungo il percorso della mostra si può ammirare una delle prime prove del giovane artista nella predella di un trittico che fu dipinto per la cappella Nobili nel Capitolo di Santa Maria degli Angeli nel 1387-1388, eseguita in massima parte dal giovane Lorenzo Monaco mentre si trovava ancora nella bottega di Agnolo Gaddi, cui spetta l’esecuzione delle parti principali dell’opera.

Nella bottega di Agnolo Gaddi Lorenzo Monaco partecipò all’importante parentesi neogiottesca, che investì larghi strati della pittura fiorentina nel periodo 1380-1410, come è ben evidente nel complesso d’altare che il pittore dipinse ormai verso i trenta anni, per una cappella di patronato Ardinghelli in Santa Maria del Carmine a Firenze. Il “Polittico del Carmine”, smembrato nel Settecento, è stato tutto ricomposto in mostra ad eccezione di una tavoletta della predella e di quattro figurette dei montanti.

La ricomposizione (sono giunte parti da Toledo, da Baltimora, da Princeton negli Stati Uniti, dall’Inghilterra e da Firenze, Galleria dell’Accademia) è un omaggio a Federico Zeri che quarant’anni fa ebbe l’intuizione che quei pezzi sparpagliati formavano un’unica composizione con la “Madonna col Bambino in trono” circondata da quattro santi a cui corrispondono nella predella scene dei martirii e della Natività (con le rocce come “timbro” di Lorenzo). Nell’Orazione nell’Orto (Galleria dell’Accademia) è già possibile intravedere i segni della svolta gotica del grande artista realizzatasi intorno alla metà del primo decennio e documentata in opere fondamentali quali il Cristo in pietà con i simboli della Passione (Galleria dell’Accademia) e il Trittico della Pinacoteca di Empoli, entrambe riferibili al 1404.

Questa profonda, repentina evoluzione stilistica in senso gotico del pittore è tuttora avvolta nel mistero, dal punto di vista critico, e non può essere legata solo all’influenza del Ghiberti o dello Starnina (Gherardo di Jacopo), rientrato all’inizio del Quattrocento da un soggiorno in Spagna. Lorenzo Monaco ‘inventò’ un suo stile, affidato ad un linguaggio inconfondibile, completamente diverso da quello dei suoi colleghi. Un linguaggio che egli seppe tradurre, con inalterata bellezza e qualità, sulle pagine dei molti codici miniati che ebbe l’incarico di decorare per il suo ordine monastico e che possono essere oggi ammirati in una sezione apposita della mostra.
 

Tra i capolavori in mostra ricordiamo poi il bellissimo Compianto sul Cristo morto della Galleria Nazionale di Praga, la solenne pala raffigurante la Madonna col Bambino (datata 1413), opera della piena maturità del pittore, pervenuta dalla National Gallery of Art di Washington, e ancora preziose e ‘uniche’ ricomposizioni - occasioni irripetibili per gli studiosi di tutto il mondo - come quella del singolare trittico recante al centro la Crocifissione del Museo Bandini a Fiesole e per laterali il San Francesco che riceve le stimmate del Rijksmuseum di Amsterdam e i Funerali di San Francesco della Galleria Pallavicini a Roma.

Da non dimenticare il frammento inedito di un Sant’Antonio Abate, scoperto in una raccolta privata inglese, celato da una ridipintura, che una volta rimossa ha rivelato un brano di notevolissima qualità, certamente autografo del grande artista e riferibile al 1415-1420; il prezioso dittichetto ‘da viaggio’ composto da due superbi dipinti ognuno di circa 23 centimetri per 18, raffiguranti la Madonna dell’Umiltà, appartenente al Museo Thorvaldsen di Copenhagen, e un indimenticabile San Girolamo nello studio del Rijksmuseum di Amsterdam.


Capolavori assoluti quali l’Adorazione dei Magi della Galleria degli Uffizi o lo stupefacente disegno su pergamena acquerellato con un fiabesco, irreale Viaggio dei Magi, appartenente al Gabinetto dei Disegni dei Musei di Berlino, testimoniano la fase estrema dell’attività dell’artista. Mentre il testamento artistico di Don Lorenzo è affidato alle tre tavole di predella del Museo di San Marco a Firenze, raffiguranti la Natività, il Miracolo di San Nicola e la Storia di Sant’Onofrio, eseguite con relative cuspidi con il Cristo risorto, il Noli me tangere e le Marie al Sepolcro, per una pala d’altare commissionata dal potentissimo Palla di Onofrio Strozzi che, lasciata incompiuta da Lorenzo Monaco quasi certamente per il sopraggiungere della morte, fu ultimata nella parte centrale dal Beato Angelico con la Deposizione di Croce. A conclusione della mostra sono stati posti alcuni capolavori del giovane Beato Angelico, allievo di Lorenzo Monaco, quasi a simboleggiare un ideale passaggio di consegne, apprezzabile nella Madonna dell’Umiltà con quattro angeli del Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo, il più antico capolavoro del pittore domenicano, dove appare abbastanza evidente, soprattutto nelle figure angeliche, il legame d’origine con il mondo figurativo di Lorenzo Monaco.


Infine una novità assoluta sarà rappresentata da un affresco staccato da un tabernacolo fiorentino, assai frammentario e guasto, identificato ultimamente da Miklos Boskovits come opera dell’Angelico, esposto insieme alla sinopia relativa.

Info: Sede espositiva: Galleria dell’Accademia, via Ricasoli 58-60, Firenze.
Tel. +39 0552388612 (info), +39 0552388609 (fax), +39 055294883 (biglietteria) 

Orario: Martedì – Domenica, ore 8.15 - 18.50. Chiuso il lunedì. La biglietteria chiude alle 18.20 (gli orari possono variare, verificare sempre via telefono).

Biglietto: Intero € 9,50 (comprensivo dell’ingresso al museo). Ridotto € 4,75 per i cittadini della Comunità Europea tra i 18 e i 25 anni. Gratuito per i cittadini della Comunità Europea sotto i 18 e sopra i 65 anni.

Informazioni e prenotazioni: Firenze Musei, tel. 055-2654321. La prenotazione per i gruppi scolastici è gratuita e obbligatoria.

Servizio didattico per le scuole: Visite guidate per le scolaresche solo su prenotazione. Costo di € 3,00 ad alunno. Per prenotazioni e informazioni Firenze Musei: tel. 055-290112.

Catalogo a cura di Angelo Tartuferi e Daniela Parenti, edito da Giunti Editore.

Sito ufficiale: www.lorenzomonaco2006.it

 

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