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07.04.2006 |
Un unico Ministero dell’arte |
![]() ![]() ![]() A giudicare dalla mostra Quattro artisti, tre regioni, un unico Ministero dell'arte, la concezione paludata e decisamente assopita che il comune cittadino italiano ha in mente quando sente la parola "Ministero", potrebbe facilmente infrangersi.
Per non parlare poi, in un periodo di accesi dibattiti come questo, del Ministero dei beni e delle attività culturali, tanto importante in un Paese come il nostro che detiene quasi il 60% del patrimonio mondiale dei beni artistici, quanto invece vituperato e sempre, eternamente, alle prese con problemi finanziari certo non di secondaria importanza.
In questa sede però, senza voler entrare nel merito di una questione spinosa e di difficile risoluzione, vogliamo invece presentare l'altro volto del Ministero dei beni Culturali, un volto finalmente creativo, innovativo e per questo, forse ancora più sorprendente. Nell’ambito degli eventi organizzati in occasione della ottava settimana della cultura, il Ministero dei beni culturali ha deciso di organizzare un'esposizione di quattro artisti che, caso davvero unico, sono tutti funzionari del citato Ministero. Strano a dirsi quindi, ma anche il Ministero dei beni culturali ha i suoi ingegni nascosti. E sono davvero bravi questi artisti, Giorgio Bortoli, Guglielmo Monti, Pia Parodi, Elvezio Sfarra, che espongono per la prima volta insieme, quasi a testimoniare il corale richiamo di un unico ministero di appartenenza. In effetti a guardare le loro opere, tutte così diverse sia nei materiali che nelle tecniche utilizzate, nulla li unisce se non la passione per l'arte e la comune provenienza professionale.
C'è un unico scultore, Giorgio Bortoli e certo le sue opere non passano inosservate. Veneziano, Bortoli manipola e plasma con disinvoltura ogni materiale, dall'acciaio, al ferro, al legno, al bronzo, alla terracotta. Le sue creazioni non sono mai uguali e ogni volta parlano un linguaggio diverso, alcune volte più astratto e simbolico, altre volte più ancorato al figurativo.
Emozioni sempre diverse, sia quando ci troviamo di fronte al misticismo di un Cristo in croce, composto e raccolto nella sofferenza, sia quando siamo storditi dall'allarmante apparizione di un teschio in alluminio, drammatica icona di una campagna antidroga. Dalla potenza materica che si sprigiona dalle sculture di Giorgio Bortoli, passiamo invece alla quiete sognante dei quadri di Pia Parodi, dove paesaggi incantati senza tempo sono trasfigurati in magiche apparizioni intrise di luce. Sorprende la capacità dell’artista di immergere i suoi paesaggi nel flou atmosferico di una miscela cromatica impalpabile, dove i pallidi vapori di un’alba o i rossi aranciati del tramonto sembrano dissolversi sotto i magici tocchi del pennello. Un pennello che, nella pittura di Guglielmo Monti, si carica di ricordi, rievoca sensazioni, suggerisce intime emozioni. I suoi quadri descrivono gli oggetti, per poi trasfigurarli nel ricordo, al di là del dato concreto e materico.
Una pittura che invece, nei quadri di Elvezio Sfarra, perde ogni connotato figurativo per evolversi verso sperimentazioni che parlano già informale. Sfarra è veramente un alchimista della materia: utilizza indifferentemente l’olio, la calce, i giornali e i sacchi, in una fusione cromatica esplosiva, un festival di colori veramente sorprendente. Differenti modalità, ma un’unica volontà di fare arte. Vocazione che, come ha sottolineato il Soprintendente del Polo Museale Napoletano Nicola Spinosa, dovrebbe essere assolta da tutti coloro che sono impegnati nei compiti di tutela, valorizzazione e conservazione del nostro patrimonio artistico.
Informazioni utili: fino al 22 aprile Biblioteca Angelica Piazza di S. Agostino 8 lunedì- venerdì, 9.00 - 18.30 sabato, 9.00 – 13.00 |
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