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04.05.2006

Eduard Munch, the modern life of the soul: 

Eos visita il nuovo MOMA

   

di Isabella de Stefano Giannuzzi Savelli


The MOMA's collections contains comprehensive holdings in every ensuing period of visual culture up to the present day, including such distinctly modern forms as film and industrial design in addition to more traditional mediums.

Until May 8th you can admire a splendid exhibition devoted to Eduard Munch, the internationally renowned Norwegian painter, printmaker and draftsman, sought to translate personal trauma into universal terms and, in the process, to comprehend the fundamental components of human existence: birth, love and death.

A poco più di un anno dall'inaugurazione del nuovo MOMA, nel novembre 2004, il museo continua ad essere il leader indiscusso dell'arte moderna e contemporanea: un tripudio di visitatori e un flusso ininterrotto di turisti fino a pochi minuti prima della chiusura.

 

Qualche dato? Ben 2 milioni di persone hanno visitato il MOMA nel 2005, quasi una cifra record rispetto all'anno precedente. Se pensiamo che l'architetto giapponese Taniguchi, incaricato di ridisegnare il museo, era il meno favorito tra i dieci che hanno partecipato al concorso e che colui che ha ristrutturato uno dei più famosi musei di tutto il mondo ha realizzato il progetto in sole tre ore, per di più in preda a un terribile "jet lag", potremmo arrivare alla conclusione che ci troviamo di fronte a un piccolo genio.

Un genio che ha fatto lievitare il biglietto di ingresso fino a venti dollari, cifra criticata e decisamente esorbitante, che però non spaventa ancora gli accaniti turisti che si recano in visita a New York.

Il MOMA è anche un contenitore molto attivo sul fronte delle mostre e di ogni tipo di iniziativa culturale.

Fino all'8 maggio è possibile visitare anche una vasta retrospettiva dedicata al maestro norvegese Eduard Munch, dal significativo titolo Eduard Munch. The modern life of the soul.

Ne consigliamo la visita anche se noi romani abbiamo già avuto occasione l'anno scorso di vedere Munch nelle Sale del Vittoriano.

Ma qui Munch ci sembra diverso, più convincente, perché pur nella grandezza dei saloni espositivi, si riesce a seguire con chiarezza il percorso del maestro, a differenza di quanto avviene nelle esposizioni del Vittoriano, spesso frammentarie e dispersive.

Amore e morte: questo è il frequente binomio che ritroviamo nelle sconvolgenti tele di Munch, spesso brani autobiografici velati e annebbiati dal ricordo di una mente malata e fragile.

Un esordio quasi impressionista nelle tele degli anni '90, come in Karl Johan Street in Rain, dove veloci pennellate di matrice francese restituiscono il brulichio affannoso della folla in una piovosa e malinconica giornata autunnale. Piccoli accenni destinati a sparire, soppiantati da un tocco di pennello che con il tempo diventerà sempre più allucinato, riflesso delirante di una psiche terribilmente instabile e sofferente.

Così i delicati colori della precedente "Karl Johan Street" sono trasfigurati, a distanza di un solo anno, nell'allucinazione tenebrosa di un tetra ambientazione notturna: in Evening on Karl Johan Street le figure spettrali, ridotte ormai a fantasmi dell'oltretomba, sono ingoiate dall'ombra di un'oscurità che divora fino alla consunzione i suoi personaggi, spesso sconvolti in smorfie allucinate o tramutati in esili ombre vacanti, dall'anima terribilmente dannata.

Poche le figure femminili, quasi a dimostrare la difficoltà di Munch a relazionarsi con l'altro sesso: le sue creature, eteree e diafane, drammaticamente inconsistenti, sono lontane dagli uomini e quasi sempre immerse nella vastità angosciante di un paesaggio solitario e onirico.

Suggeriscono una sessualità repressa come in Summer night's dream, una sessualità non vissuta ma forse immaginata in tutte le sue perversioni e che non riesce a esprimersi, anche se ne percepiamo il desiderio nascosto, l'istintivo bisogno che non si libera e non esplode mai in un vero affetto.

 

Altre volte la donna è associata alla morte, come in Young girl with three male heads, dove il corpo acerbo di una donna è sovrastato da tre maschere diaboliche tinte di rosso. Forse sangue? Forse il richiamo sotteso ad una verginità perduta, o il desiderio di colui che vorrebbe possedere, ma non può?

Questi e tanti altri sono gli interrogativi che ci pone Munch con le sue fobie, le sue inquietanti visioni, dove sangue, amore e contrastanti richiami sessuali sono amalgamati in una miscela esplosiva degna della più moderna cinematografia. Il tutto, incastonato a regola d'arte in un contesto d'eccezione come lo scenografico involucro del nuovo Museum of Modern Art, ne fa un richiamo d'eccezione.

E non a torto.

Informazioni utili:

La mostra dura fino all'8 maggio e segue gli stessi orari del museo

The Museum of Modern Art

11 West 53 Street, New York

lunedì, mercoledì, giovedì, sabato: 10,30-17,30; venerdì: 10,30-20,00

chiusura: martedì, festività del Ringraziamento e 25 dicembre

www.moma.org

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