GIANFRANCO PARDI: TRA PITTURA ED ARCHITETTURA ALLA FONDAZIONE MARCONI

di Lorenzo Mazzi

www.eosarte.it

data : 28.06.2006

Le Foto: Giardino pensile, 1969, Smalto su legno e allumini, 100 x 180 cm; Giardino, 1968, Smalto su legno e alluminio, 200 x 100 cm; Grande terrazzo con scala, 1967, Smalto su legno e alluminio, 120 x 200 cm; Porta rossa, 1967, Smalto su legno e alluminio, 80 x 120 cm; Soffitto, 1968, Smalto su legno e alluminio, 120 X 100 cm

La maggior parte dei critici che si sono interessati al lavoro di Gianfranco Pardi, pur riconoscendo la forte e ricorrente presenza di temi propri della disciplina architettonica nelle sue opere, ha quasi sempre cercato di circoscriverne il valore ed il significato.

Ciò è avvenuto con le più svariate motivazioni, ma a ben guardare, si è in effetti verificato per un radicato e diffuso pregiudizio che ha posto storicamente  e culturalmente l’architettura in un rango minore rispetto alle altre arti. Essa infatti a partire dall’Illuminismo si è venuta sempre più caratterizzando come arte “applicata”, non tanto e non solo nel senso convenzionale del termine, ma soprattutto per il fatto di essersi misurata in modo non mediato con le problematiche del sociale, imboccando quella deriva ideologica che ne ha fatto una delle componenti più controverse della contemporaneità.

Questa mostra che viene riproposta dopo più di trent’anni, presentando un ciclo di opere realizzate nell’arco di due anni nella seconda metà degli anni Sessanta, offre lo spunto per una riflessione che, a partire da questo ciclo forse troppo poco conosciuto, potrebbe indurre a riconsiderare il significato dell’intera opera di Pardi, artista che vive e lavora a Milano.

Il suo lavoro artistico si incentra fin dall’inizio della sua attività sullo studio dello spazio, sui  pieni e i vuoti delle sue volumetrie pittoriche, sul rapporto tra astrazione e costruzione. Durante gli anni ’60 sviluppa uno stile che integra il disegno, la pittura,  la scultura e l’architettura.

Nel 1967 comincia la sua collaborazione con lo Studio  Marconi di Milano e si dedica alla realizzazione di opere che sono una rilettura delle avanguardie storiche come l’Astrattismo, il Suprematismo il Costruttivismo e il Neoplasticismo.

Negli anni Settanta sviluppa nelle sue “Architetture” la volontà di costruire e fondare uno spazio attraverso la pittura,  poiché ritiene che tale mezzo espressivo possa produrre immediatamente l’idea.

Le sue opere si  sviluppano attraverso segni e gestualità geometriche che, insieme a poche cromie, lo aiutano ad  esprimere il concetto di costruttività. Tra la fine degli anni Ottanta e i primi dei Novanta  realizza le opere delle serie “Cinema”, “Monk” e “Maschere”, concentrandosi sull’utilizzo di supporti in ferro. Successivamente la sua ricerca artistica si indirizza sul tema della “Montagna-Sainte  Victoire”, ispirata alle opere di Cézanne, e ai cicli intitolati “Nagjma”, ispirati alla luce e alla notte di  Tangeri, e “Box”, ovvero lavori realizzati con scatole di cartone.

Gianfranco Pardi conduce quindi da sempre un suo particolare discorso intorno all’architettura, iniziato  nel 1967 con la  rappresentazione di interni ed esterni architettonici, Soffitti, Terrazzi, Giardini pensili, ecc. e proseguito nel corso di questi anni attraverso forme espressive differenti ma sempre riflettendo attorno alla forma e allo spazio che la comprende.

Una trentina sono le opere in mostra, i ”Soffitti”, le “Scale”, i “Terrazzi” e i “Giardini Pensili”, opere in cui compaiono frammenti di architetture che rimandano,  come se si stesse guardando una pellicola ritagliata, alla realtà e allo spazio circostante. Il punto di partenza di queste opere è l’amplificazione, da parte di Gianfranco Pardi, di quel senso di insopportabilità che si può provare vivendo in un ambiente artificiale. I soffitti, le scale, i pilastri e tutti quegli elementi architettonici che normalmente costituiscono l’interno di un edificio, vengono isolati e sbilanciati nel quadro, assumendo un nuovo significato slegato dal contesto di cui facevano parte.

Togliendo il pavimento ad una stanza, come avviene nei “Soffitti”, Pardi accentua il peso psichico di quella specifica presenza architettonica che noi vediamo, ovvero il soffito insieme ai pilastri che ne modulano la superficie. L’inquietudine di questa assenza viene rivelata dalla presenza dei materiali usati dall’artista, lo smalto su legno e l’alluminio, che con precisione ed estremo distacco, fanno diventare percepibile la parte mancante del reale.

“Giardino pensile” è il titolo ricorrente in altra serie di opere eseguite dal 1969 in cui ritroviamo, sviluppata la tematica delle opere precedenti.

L’attenzione dell’artista qui però si è spostata: dalla frantumazione dell’architettura all’interno di un edificio, dove gli spazi solitatamente chiusi si smembrano e si aprono,  lo sguardo ora viene rivolto direttamente all’esterno dell’edificio, verso le contraddizioni del rapporto tra natura e cultura.

Prendono forma dei quadri in cui, il legno smaltato di verde insieme all’alluminio, finiscono a rappresentare con grande efficacia la museificazione della natura nei parchi nazionali o la sua riduzione domestica attuata nei terrazzi delle nostre abitazioni. La natura viene così frammentata, dislocata, razionalizzata, forzata dall’artista in forme geometriche che si incastrano nel mondo oggettuale che le circonda.

Da segnalare infine due notizie: in contemporanea a questa esposizione, presso la Galleria Fumagalli a Bergamo, viene inaugurata la mostra Gianfranco Pardi. Opere 2005/2006, in cui sono esposte le opere recenti dell’artista; una grande scultura ambientale, “Danza”, dell’Autore, è stata donata di recente al Comune di Milano e collocata in Piazza Amendola  lo scorso  maggio.

 

Gianfranco Pardi. Opere 1967/1969

Dal 25 maggio al 21 luglio 2006

Fondazione Marconi Arte Moderna e Contemporanea

Via Tadino, 15 - Milano

www.fondazionemarconi.org

 

 

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