| Venezia, Palazzo Franchetti dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti |
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GLI ARTISTI DELLA COLLEZIONE PONTUS HULTEN Le Foto: CLAES OLDENBURG AND COOSJE VAN BRUGGEN, Study for St Theodore costume, 1985 Maquette: Tela, kapok, carta, legno / Maquette: canvas, kapok, paper, wood, h: 40 l: 46 cm Stoccolma, Moderna Museet, donazione Pontus Hulten 2005, Stockholm, Moderna Museet, gift 2005 from Pontus Hulten; NAM JUNE PAIK, TV-Chair, 1970, Installazione, TV, sedia / installation, TV, chair, h: 90 cm, Stoccolma, Moderna Museet, donazione Pontus Hulten 2005, Stockholm, Moderna Museet, gift 2005 from Pontus Hulten; Pontus Hulten, Coosji Van Bruggen e Claes Oldenburg, St. Firmin Sur Loire 1997 (fotografia di Nathalie Meneau); Pontus Hulten e Leo Castelli, Parigi 1978 (fotografia di Gianfranco Gorgone); Pontus Hulten durante la cerimonia di conferimento della Legion d'Onore, Parigi 1992 (fotografia di Hans Hammarskiöld)
La mostra nasce in collaborazione con il Moderna Museet di Stoccolma per documentare una delle più significative caratteristiche del grande storico dell’arte: la sua capacità di essere esattamente dove la storia si sta facendo. Venezia - terza tappa del percorso professionale di Hulten, dopo Stoccolma e Parigi - intende in questo modo rendere omaggio ad un portavoce del panorama artistico internazionale che, a cavallo tra la metà degli anni Ottanta e i primi anni Novanta, ha reso celebre Palazzo Grassi a livello mondiale. La sua personale collezione, formatasi in gran parte per gli omaggi ricevuti da parte degli artisti stessi, rappresenta al meglio il percorso di un protagonista dell’arte del Novecento.
Il critico era a Parigi già nel 1946 a consolidare le radici del modernismo, scoprendo l’arte di Duchamp, Brancusi e Tinguely. Dieci anni dopo negli Stati Uniti constatò come il dominio dell’espressionismo astratto stava per essere sfidato da una nuova generazione impegnata socialmente in un’arte strettamente legata alla realtà, lontana dagli spazi delle gallerie e più vicina alla strada. Divenne poi famoso presso il grande pubblico internazionale per le sue grandi mostre, tra cui la prima monografica di Warhol.
Lasciata la direzione del Moderna Museet di Stoccolma, inaugurò e diresse dal 1973 al 1981 il Museo Nazionale d’Arte Moderna del Centre Georges Pompidou di Parigi, quindi il Museum of Contemporary Art di Los Angeles e successivamente Palazzo Grassi a Venezia fino al 1993. L’esposizione veneziana presenta più di cento opere selezionate e ordinate in tre sezioni (corredate da una documentazione fotografica, un percorso nella vita e nella carriera di Hulten raccontato attraverso le immagini che lo ritraggono insieme ad artisti, capi di stato e personalità del mondo culturale), che contraddistinguono la tipologia delle sue scelte artistiche. La sezione Gli amici di Hulten presenta un percorso espositivo - che racchiude opere tra gli altri di Oldenburg, Warhol, Rauschenberg, Tinguely, Ruschi - che abbraccia cinquanta anni di frequentazioni, riconducendo lo spettatore alla dimensione intima dell’amicizia raccontata attraverso l’opera artistica e alle vicende trentennali di un rapporto autentico fatto di scambi e collaborazioni reciproche fra critico ed artista. La seconda sezione (Hulten allo specchio) è invece una galleria di ritratti particolari dove lo storico dell’arte è protagonista ideale e concettuale della visione artistica dell’opera stessa: Matta, Kowalski, De Maria, Santomaso e altri ritraggono o dedicano opere realizzate apposta per lui. Il soggetto diventa oggetto di introspezione, la sua identità è alterata da infinite tecniche diverse che lo riproducono in un modo che segna e tratteggia il soggetto “conosciuto” come un’opera che diventa mediatica, e permette a Hulten di perdersi nel labirinto delle sue stesse raffigurazioni.
Infine la sezione Tra segno e disegno, forse la più intima e segreta, è una piccola galleria di disegni e opere su carta che il critico svedese ha collezionato, un occhio indiscreto dentro la sua dimensione domestica, dove si scopre come alcuni tra i protagonisti del Novecento (Malevic, Duchamp, Picabia, Ernst, Vedova, Brancusi) hanno trasmesso nelle loro “carte” una tensione organica e una passione autentica che scaturiscono da una gestualità del segno capace di svincolare l’immobilismo e la passività del foglio, per comunicare e trasferire il pathos sottratto al linguaggio parlato. Pontus Hulten, artisti da una collezione 5 Marzo - 9 luglio 2006 Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti Palazzo Franchetti, Campo S. Stefano 2842, Venezia www.pontushulten.it |
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