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La porpora romana in mostra a palazzo Braschi di Isabella de Stefano |
data : 29.11.2006 |
Una
galleria di uomini illustri, tutti accomunati dall'appartenenza al
medesimo rango ecclesiastico, popola le splendide stanze di Palazzo
Braschi, dove, fino al 25 febbraio, sarą ospitata la mostra La porpora
romana. Ritrattistica cardinalizia a Roma dal Rinascimento al Novecento.Questa volta infatti i protagonisti delle opere esposte sono solo ed esclusivamente i cardinali di Santa Romana Chiesa: con circa settanta capolavori tra quadri, sculture e fotografie, la mostra illustra mirabilmente non solo le caratteristiche fisionomiche e psicologiche degli effigiati e l'imprescindibile cornice degli arredi sfarzosi in cui si trovavano i porporati, ma riesce a seguire parimenti l'evolversi del gusto e degli stili, legati alla storia iconografica di questi rilevanti personaggi. Il percorso cronologico si dipana infatti dagli albori del Rinascimento fino all'epoca contemporanea, con le fotografie di Marco Delogu che ritraggono i cardinali dei giorni nostri e chiudono questo denso itinerario espositivo segnato, nell'ultima stanza, dal viso sorridente di Joseph Ratzinger, ripreso dal fotografo quando era ancora prefetto della congregazione della Dottrina per la Fede. Immergendosi nel rosso porpora degli abiti cardinalizi, il visitatore noterą facilmente l'evoluzione delle pose dei personaggi verso una maggiore libertą e dinamicitą. Cosģ dalla fissitą imperturbabile del ritratto quattrocentesco, che pone il cardinale di profilo, si passa ad una maggiore e vivace varietą di movimenti: spesso nei ritratti del Sei e Settecento, il cardinale č raffigurato seduto a figura intera con una missiva in mano o mentre apre un libro, in un atteggiamento dinamico e naturale.
L'attenzione č parimenti concentrata sul viso o sui moti interiori dell'animo, come nello splendido ritratto di Pier Leone Ghezzi che ritrae Gabriele Filippucci, dal volto fortemente caratterizzato e scavato dal rovellio di un tormento interiore. Ghezzi č solo uno dei tanti illustri maestri presenti in mostra accanto a Raffaello, Reni, Mengs, David, fino ad arrivare ai pił vicini Scipione (Gino Bonichi) e Giacomo Manzł: inquietante nelle sue dinamiche espressionistiche il ritratto di Scipione che raffigura Il cardinale decano e invece, straordinariamente mistico l'anonimo cardinale di Manzł, racchiuso nella solida e nitida geometria di un cono bronzeo; una spersonalizzazione estrema connota il personaggio senza nome che, nelle forme allungate e svettanti verso l'alto, sembra volersi congiungere al divino. Diverse interpretazioni di uno stesso soggetto che, come dimostra la lunga galleria degli effigiati, non ha mai smesso di ispirare nel tempo antichi e moderni.
fino al 25 febbraio 2007 Museo di Roma, Palazzo Braschi (P.zza San Pantaleo 10) Orari: martedģ-domenica, 9.00-19.00 Info: 06-82059127 Servizi museali: Zetema Progetto Cultura
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