La rinascita di Palazzo Barberini

di Isabella de Stefano Giannuzzi Savelli

www.eosarte.it

02.05.2006

Una mostra per un solo quadro?

Questa è la prima domanda che si porrà il visitatore che deciderà di recarsi nella Galleria Nazionale d’Arte Antica di palazzo Barberini, per ammirare da vicino lo splendido quadro di Vermeer, La lettera d’amore.

L’evento è senza dubbio significativo: il quadro di Vermeer, proveniente dal Rijksmuseum di Amsterdam, giunge a Roma per la prima volta; le collezioni romane, a differenza di tante collezioni straniere, non vantano poi un numero così elevato di capolavori del maestro olandese, che dipinse poi solo una quarantina di quadri di piccole dimensioni (ne realizzava solo due all’anno); inoltre l’arrivo del quadro si inserisce in quella politica di scambi - che prevede la cessione della Giuditta e Oloferne di Caravaggio al museo olandese- che ogni museo dovrebbe tener presente, senza mai trascurare le problematiche, forse superfluo ricordarlo, legate alla salvaguardia del bene che viene dato in prestito.

Condizioni sufficienti senza dubbio, ma forse non così necessarie per spiegare l’esposizione al pubblico di questo capolavoro. Il significato infatti è ben più profondo perchè segna, finalmente, la prima tappa di un percorso che ha come traguardo la rinascita di Palazzo Barberini come grande museo, così come era stato progettato nel 1949 con l’acquisto di un’imponente dimora per ospitare le collezioni di arte antica nel cuore della città.

E’ ormai nota a tutti l’annosa querelle con il circolo Ufficiali del Ministero della Difesa, che dal 1934 occupava uno spazio all’interno del Palazzo, costringendo così la maggior parte della collezione ad essere sacrificata e mutilata nei depositi, senza essere visibile al pubblico.

Un trasferimento che, già sancito dal Protocollo d’Intesa firmato nel 1997, ha subito poi una variazione nel dicembre 2005 con la richiesta del Circolo Ufficiali di poter conservare per i propri usi anche il giardino pensile e le sale di rappresentanza del Piano Nobile. Speriamo che non ci siano ulteriori variazioni perché, per ridare nuova vita al Palazzo, occorre lo spazio necessario per allestire una collezione di oltre 3500 dipinti e sculture di età romana, barocca oltre ai pregiati esemplari di arti decorative.

Il nuovo museo prevede la riapertura al pubblico delle sale del piano nobile, dove saranno collocati i dipinti della fine del Cinquecento e dell’età barocca; al piano terra saranno esposti i Primitivi e i maestri del Quattrocento, mentre il secondo piano del palazzo sarà dedicato al Settecento.

La lettera d’amore di Vermeer apre così il sipario sulla nuova stagione di palazzo Barberini e , aggiungiamo, lo fa in maniera grandiosa e misurata, estremamente elegante, proprio come le opere di questo straordinario autore, scelto come “testimonial” d’eccezione. Un quadro che nasconde, sotto la delicatezza così impalpabile e vibrante di quegli accostamenti cromatici in cui l’artista era maestro indiscusso, un microcosmo di sguardi, di piccoli gesti, di impercettibili intese, che gettano luce su quella che è stata giustamente definita da Claudio Strinati la “dimensione dell’anima”, sempre così indefinibile e sospesa nei quadri di Vermeer.

In queste intime dimensioni domestiche, dove il tempo sembra essersi fermato per sempre, sembra che nulla si muova; eppure, l’occhio attento si accorgerà che tutto si muove in quella luce così densa e cristallina, che rende vivi anche gli oggetti inanimati di una stanza; tutto si muove nel  viso rassicurante della domestica come in quello allarmato della signora in primo piano, aprendo una serie di misteriosi interrogativi che rimangono forse senza  risposta.

In questo gioco di segrete corrispondenze risiede il fascino misterioso e indecifrabile di Vermeer, che questa volta ha anche l’indiscutibile pregio di segnare la rinascita di un museo straordinario, finalmente recuperato da un oblio veramente troppo lungo.  

Informazioni utili:

fino al 18 giugno 2006

Palazzo Barberini

Ingresso: via delle Quattro Fontane

 

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