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Roma: a Palazzo Altemps in esposizione i reperti ritrovati nel 1999 sotto il Gianicolo durante i lavori di scavo del parcheggio sotterraneo per il Giubileo.
Sono sempre più frequenti le sorprese che la città di Roma riserva anche agli archeologi più consolidati, con un sottosuolo ricco di testimonianze di ogni epoca che aspetta ancora di essere conosciuto e studiato. Dalle notizie lette sui quotidiani degli ultimi giorni, non è di grande consolazione sapere che il patrimonio archeologico conosciuto sul territorio nazionale rappresenta meno del 5% di quello complessivamente esistente; inoltre solo 1% è sottoposto a vincoli ufficiali e il 50% è a rischio di furto e distruzione.
Un lusso “sfrenato”, paragonabile forse solo alla ricchezza di un sultano o di uno sceicco della nostra epoca, caratterizzava gli arredi di questa domus romana, sconosciuta anche ai grandi nomi dell’archeologia contemporanea. Come possiamo rimanere indifferenti davanti alla varietà di almeno quindici pregiati marmi antichi, dai nomi così altisonanti ed evocativi da far girare la testa, come il rosso antico, il cipollino, il bigio, il pavonazzetto, il giallo antico, il serpentino e tanti altri che costituiscono un caleidoscopio cromatico di luci e colori, di cui anche i pochi frammenti superstiti riescono a suggerire la magnificentia del luogo.
Marmi e non solo, perché gli scavi hanno riportato alla luce anche degli affreschi parietali, contraddistinti da esili e delicate architetture, dipinte nei teneri colori pastello del verde o nella vivacità, mai violenta, del giallo, del rosso e del blu. Fragili uccellini, che fanno invidia ai moderni trompe l’oeil, si alternano alle ghirlande e ai tralci floreali, quasi cantando la poesia della stagione primaverile.
I motivi floreali tornano anche in due splendidi, nonché rari, capitelli di parasta, formati da una lastra di rosso antico su cui sono applicate deliziose foglie di acanto in marmo bianco e giallo antico e delicatissimi fiori di calcare verde, di una raffinatezza che sembra ricordare l’eleganza delle porcellane settecentesche. Un’opera che, anche dai pochi frammenti rimasti, ci suggerisce la dimensione di un capolavoro, degno di essere ammirato con i dovuti onori. L’ambiente in cui sono stati trovati questi preziosi marmi era anche ricoperto da un rivestimento di alabastro, di cui sono esposte in mostra alcune lastre, venate di sfumature policrome che variano dal tono caldo del giallo miele, listato di bianco, a quelle più accese e variopinte di un rosa più intenso. Queste e tante altre sono le sorprese che riserva la mostra di Palazzo Altemps, in un percorso avvincente capace di riunire tanti reperti preziosi, allestiti secondo un criterio che riesce a calibrare in un perfetto equilibrio contenuto e contenitore- in questo caso d’eccezione perché si tratta dello scenografico teatro del Museo- in appena due stanze del Museo. A conferma che la qualità di una mostra non coincide sempre con la quantità delle opere esposte, criterio che invece, in molti casi, sembra guidare l’indistinto proliferare delle mostre degli ultimi tempi. Informazioni utili: fino al 18 aprile 2006 Roma, Museo Nazionale in Palazzo Altemps Catalogo Electa
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