ESTATE IN FOTOGRAFIA A MILANO

Di Lorenzo Mazzi

www.eosarte.it

data : 02.11.2006

Le Foto: Gran Central Station, New York City, 2003, Ilkka Uimonen/Magnum/  Contrasto; Prigionieri nel Palazzo Presidenziale durante l'assalto dei Ceceni del 26 novembre, Grozny, Cecenia 1994, Thomas Dworzak/Magnum/Contrasto; Marcia delle truppe alleate nella regione Nord Est, Afghanistan 2001, Alex Majoli/Magnum/Contrasto; Interno di un cinema, New York 2001, Ilkka Uimonen / Magnum/ Contrasto; Brigata Al Aqsa, Gaza, Israele  2002, Paolo Pellegrin/Magnum/Contrasto

«Per noi è obbligatorio uscire, camminare all’aperto, osservare la vita, lasciando dietro di sé i conti e le carte. Chi non ha mai provato quel momento di grazia, di euforia, quando la passione del guardare, dello scoprire, dell’inquadrare, esercita una passione talmente forte che ci fa barcollare, ci catapulta in un altro mondo? Il bilico, questo punto di disequilibrio dove veniamo spinti fuori da noi, precipitati all’esterno, è un momento di grande gioia, col viso frustato dal vento e gli occhi sommersi da un’ondata di immagini». (Marc Riboud)

Milano presenta questa estate un ricco programma di mostre fotografiche, a partire dall’evento I piaceri dell’occhio. Fotografie di Marc Riboud, organizzato a Palazzo Reale dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e dall’agenzia Contrasto.

La mostra, a cura di Alessandra Mauro, si inserisce infatti nella rassegna Estate Fotografia Milano 2006, quest’anno alla sua terza edizione, in contemporanea alla mostra Superstar. 99 miti del ’900, organizzata nello stesso luogo espositivo da Federico Motta Editore. I piaceri dell’occhio ripercorre, in una scelta di circa 120 fotografie,  momenti decisivi e scatti memorabili di un grande maestro del nostro secolo.

Nato a Lione nel 1923, Marc Riboud abbandona ben presto gli studi di ingegneria industriale, intrapresi per volere della famiglia, per dedicarsi interamente alla fotografia. Nel 1950, incontra a Parigi Henri Cartier-Bresson che lo invita a far parte di Magnum Photos, la prestigiosa agenzia cooperativa di fotografi: «Avevo trent’anni: quelli furono i miei primi passi nella capitale e nel mondo della fotografia.

Incontrai Henri Cartier-Bresson. Prima di qualsiasi altro discorso, mi convertì all’utilizzo di un antico visore che aveva la strana peculiarità di invertire l’immagine. Grande vantaggio - mi disse - i Maestri del Rinascimento facevano lo stesso per verificare la composizione delle loro tele, osservandole in uno specchio» (M.Riboud).

A partire dall’incontro con la Magnum, inizia per Marc Riboud un periodo di intensi viaggi: molto Oriente - la Cina soprattutto, ma anche l’India e l’Iran, tanta Europa e America; lo sguardo sempre attento e pronto a cogliere gli aspetti più intimi e nascosti della vita, dell’uomo, le gioie inattese, i drammi intensi, con un approccio impegnato e profondo.

Sulla scia della scuola umanista francese, quella di Doisneau, Boubat, Cartier-Bresson, e con un taglio giornalistico robusto, le fotografie di Marc Riboud hanno fatto scuola e sono diventate icone della memoria visiva.

Le 120 fotografie esposte, omaggio al suo sguardo e alla sua poetica, ripercorrono i diversi aspetti della sua carriera. Dai primi scatti parigini, fino agli scatti in Oriente, ai ritratti delle grandi personalità, alle foto del ‘68 a Washington. Tutta la sua carriera, ancora non conclusa, è testimoniata in questa mostra che si chiude con un gruppo di foto a colori: gli ultimi esperimenti fotografici di un maestro del Novecento. Il Novecento è stato particolarmente mitico perché è stato il secolo per eccellenza delle comunicazioni tecnologiche di massa: il tempo della grande esplosione della tecnologia della comunicazione, il momento in cui si è resa possibile una comunicazione assai più potente e duttile del passato: il secolo dei giornali (presenti già dal Settecento, ma resi allora più numerosi efficaci ed economici dalla rotativa e dalla possibilità di riprodurre immagini), della fotografia (inventata nel 1840, ma diffusa progressivamente), della fonografia e della radio e del cinema, della pubblicità e della televisione. Questo è lo sfondo su cui è stata possibile la crescita dei personaggi-mito raccolti nella mostra Superstar. 99 miti del ’900. Novantanove fotografie.

Foto facili, senza pretesa di scrittura artistica. Foto di cronaca e di scena. Ritratti. Fotografie che siamo portati a vedere come fossero immagini trasparenti, riferite immediatamente ai loro oggetti e non ai loro autori. Dunque: novantanove star o superstar (o miti; o icone; o eroi; o idoli - come si vuole). Persone. Figure forti per riassumere il Novecento.

Facce che sono state molto più di quel che erano. Non solo celebri politici, scienziati, musicisti, attori. Ma espressioni autentiche del loro tempo, nel bene o nel male, nell’arte, nel potere o nella seduzione. Modelli di vita. Guide o nemici per una generazione intera. Proiezioni di volontà o desideri collettivi.

Persone che per meriti o fortuna sono arrivate o si sono poste al di sopra della condizione comune, anche del normale prestigio dei potenti. Alcuni di essi, - le “star”- raccolgono direttamente i loro valori dai loro personaggi, appaiono seduttivi o terrificanti o inquietanti o divertenti perché lo sono gli eroi di fantasia che interpretano solitamente e che magari restano loro appiccicati addosso ben più di quanto essi desidererebbero. Altri - le icone - si trovano ad essere oggetto di una narrazione che li identifica direttamente con un valore, in virtù della loro biografia e delle loro realizzazioni. Altri ancora - gli eroi - usano il mito e lo manipolano per i loro fini. Le immagini dei miti non sono, in genere, semplici rappresentazioni delle persone che realmente sono state esposte all’obiettivo del fotografo. Le fotografie dei miti sono mitiche esse stesse, vale a dire che funzionano esibendo i valori che rendono mitiche quelle persone, ricostruendo, in maniera più o meno chiara ed efficace, i valori di cui quelle persone sono il segno, facendosi esse stesse parola, narrazione, supplemento, mezzo di magnificazione. Non solo fotografie di ideologie, ma ideologie fotografiche esse stesse.

L’estate 2006 del Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano propone invece Off Broadway, una collettiva di fotografia che si inserisce nello stesso progetto Estate Fotografia, presente appunto anche a Palazzo Reale. Off Broadway è una parte di New York, tradizionalmente quella dove è nato e si è imposto il teatro alternativo.

Nelle sue cantine, nei decenni passati, è nato un nuovo modo, diverso e più anticonvenzionale, di descrivere la realtà. Off Broadway è anche il posto dove si ritrovano sei giovani fotografi di Magnum - Christopher Anderson, Antoine D’Agata, Thomas Dworzak, Alex Majoli, Paolo Pellegrin, Ilkka Uimonen - impegnati ognuno a  raccontare in un modo diverso la loro realtà. Off Broadway è un punto di osservazione privilegiato, ma non scontato; un modo laterale di guardare con un approccio diverso i conflitti, il paesaggio urbano, le calamità naturali. Off Broadway, infine, è il primo spazio dove i sei fotografi hanno deciso di raccogliere le loro forze, di mischiare insieme i loro sguardi e di organizzare per la prima volta una mostra che rispecchiasse questa nuova visione fotografica. Una mostra diversa nell’impostazione e nel contenuto, per vedere insieme sequenze di foto, reportage di guerra (Iraq, Palestina, Afghanistan, Cecenia, Etiopia e Kosovo) accanto ad altri brandelli e frammenti d’immagini raccolti in giro per il mondo. Circa 300 foto e 6 grandi videoproiezioni, accompagnate da un commento musicale realizzato per l’occasione dal musicista Fabio Barovero (del gruppo musicale etno-pop piemontese Mau Mau), si rincorrono, si parlano da uno schermo all’altro e raccontano, se non proprio un “mondo nuovo”, un nuovo modo di guardare questo mondo e di esserci dentro. Il mondo di Off Broadway.

 

I PIACERI DELL’OCCHIO Fotografie di Marc Riboud & SUPERSTAR 99 miti del ‘900

22 giugno - 24 settembre 2006

Palazzo Reale, Milano

www.estatefotografia.it

 

OFF BROADWAY 6 giovani autori di Magnum e il nuovo racconto fotografico

12 luglio - 17 settembre 2006

PAC, Milano

www.pac-milano.org

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