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I NUOVI ESPERTI DI ARCHEOLOGIA? STUDIANO A GROSSETO di Luana Silighini |
data : 14.12.2006 |
Trasformano
la Grosseto degli albori – quando a sorreggerla erano dei semplici pali
di legno – nel moderno “cantiere mediceo” nato intorno alla cava di
sale. Con un clic. Shakerano metodologie teoriche a vere e proprie
campagne di ricerca e di ricognizione sui campi. Coordinate da Riccardo
Francovich. Attualmente, dieci le aree di lavoro intorno alla città, tra
cui Castel di Pietra, l’Eremo di San Guglielmo, il Grottino di
Spaccasasso, Pava, Poggio Cavolo e il Castello di Sassoforte, a
Roccastrada. Scavano da giugno a novembre, muovendosi con stazioni
elettroniche, scattando foto satellitari. Sottolineano le presenze
antiche con cromatizzazioni fatte di pixell, e scansionano il suolo con
sofisticati marchingegni tecnologici. Per poi ricostruire il territorio
su Cad. E in realtà virtuale. Attraverso rendering 3D - visualizzazioni
su schermo - che lo approssimano nei minimi dettagli. “Raccogliamo i
frammenti delle varie stratificazioni - spiega energica Varia Sacco,
che, per 3 anni, dalle otto di mattina fino al tramonto, ha scavato ad
Alberese, in un villaggio preistorico.
“E” – continua – “il giorno stesso li portiamo in facoltà: ci occupiamo personalmente del restauro, della catalogazione e dell’interpretazione. Poi tracciamo una mappa virtuale”. Consultabile on line, su: http://www.archeogr.unisi.it/CCGBA/laboratori/lam/museolab.html. “Abbiamo imparato da subito cosa significhi la dimensione urbanistica” – aggiunge la collega ventinovenne, Michela Senesi, ricercatrice al Castello di Pia De’ Tolomei ed esperta di ceramiche provenienti da quell’area. Ed aggiunge: “come i problemi quotidiani con cui si misura questa professione, cercando insieme ai docenti nuove soluzioni”. Lontani i tempi che legavano l’archeologo ai vecchi, cari ferri del mestiere. Elmetto, cazzuola, pennelli e diapositive in bianco in nero. E, nel cassetto, compassi, scalimentri e il sogno di un posto a concorso sulle orme di Indiana Jones.
Anche con singole iniziative private e società commerciali? Annuisce, soddisfatto. E, sorridendo, esclama: “ad alto contenuto culturale. Le nuove frontiere parlano di sinergia tra il potenziale archeologico, l’informatica. E la comunicazione”. L’utilizzazione dei mezzi all’avanguardia, ma anche delle prassi consolidate ed innovative per organizzare le conoscenze acquisite. Poi conclude: “attualmente, i nostri studenti, fanno esperienza seguendo le convenzioni del dipartimento. Concluso l’iter “tre più due” possono proseguire con la carriera accademica o, quello che auspichiamo, valorizzare il proprio ingegno per costituire delle vere e proprie società archeologiche, attraverso cooperative, o s.r.l., formate da un minimo di quattro, cinque ragazzi associati, che diventino imprenditori di se stessi e promuovano il bene archeologico”. Veicolandolo attraverso le più moderne “griglie comunicative”. Attraverso la partecipazione ai bandi degli enti, ma anche proponendosi a privati. Per creare brochure, manifesti, materiale informativo o didattico. Organizzare stage o seminari negli istituti scolastici. Utilizzare i nuovi strumenti per progettare i siti web. Ma soprattutto, allestire mostre temporanee che illustrino gli studi - con documenti e foto, cartacei e telematici e “vetrine” di ultima generazione, ad alto contenuto culturale, per rendere accessibili la ricchezza e le molteplici prospettive delle zone turistiche, e di quelle rurali, anche ai non addetti ai lavori.
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