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02.05.2006

MANTEGNA TORNA A VIVERE NELLA SUA CASA MANTOVANA

di Lorenzo Mazzi

Andrea Mantegna è il protagonista di un’ampia e ben allestita esposizione, allestita nella sua Casa mantovana, il cui obiettivo è non solo illustrare il suo profilo artistico durante i quasi cinquant’anni della sua attività al servizio dei Gonzaga, ma anche far rivivere - attraverso documenti autografi, libri, sculture e dipinti degli anni mantegneschi concessi da musei italiani e stranieri - la vita della Corte, le figure dei committenti e dei letterati, assieme alla cultura nel marchesato mantovano negli anni della permanenza del Mantegna (1460-1506).

La mostra, che rientra nel vasto e articolato programma celebrativo nazionale del V centenario della scomparsa dell’Artista (13 settembre 1506), è promossa dalla Provincia di Mantova ed è curata da Rodolfo Signorini con la collaborazione di Daniela Sogliani e Gianfranco Ferlisi.

La data di nascita di quel piccolo capolavoro di architettura che è la casa del Mantegna - che assume la peculiarità di presentarsi come opera nella quale il pittore diventa committente di sé stesso - risale al 18 ottobre 1476, quando il pittore intraprese i lavori di costruzione della sua dimora.

Una casa come nessun altro artista a lui contemporaneo si era mai sognato di realizzare. L’artista creò dunque ex novo, in piena libertà creativa, un palazzo su due piani, concepito su una pianta quasi quadrata, nel cui centro si iscrive un maestoso cortile circolare.

La sua cultura antiquaria lo indusse a realizzare in concreto, nel linguaggio dell’umanesimo architettonico, la tipologia di un edificio residenziale a pianta centrale in cui - evidente richiamo ai canoni della domus romana - l’atrium diviene un cortile attorno al quale si dispongono gli ambienti adiacenti.

Come si può osservare nelle piante o nella sezione, cerchio e quadrato, cubo e cilindro sono moduli compositivi destinati a riprodurre un’armonia analoga a quella musicale, resa intelleggibile mediante proporzioni che garantiscono la replica di rapporti semplici e, tramite questi, l’equilibrio tra le parti e le tre dimensioni.

Il suo significato socio culturale ci rimanda ad un artista erudito e aggiornato sui precetti albertiani del “De pictura”, padrone della geometria e della  prospettiva, attento alla poesia e alla letteratura, un artista che non si considera un semplice artigiano ma che si pone nella dialettica delle classi sociali come antiquarius e cortegiano.

Le vicende costruttive dell’edificio si intrecciano necessariamente a quelle della vita del pittore e si connettono alla riflessione sull’edilizia residenziale a pianta centrale presente nella trattatistica del Quattro e Cinquecento.

L’esposizione è suddivisa in due percorsi principali corrispondenti ai due piani della casa. Al pianoterra vengono affrontati alcuni temi della cultura cittadina alla fine del Quattrocento, insieme con i personaggi e le opere (che, nell’ampiezza delle fonti, ben restituiscono un quadro completo del periodo storico sotto diversi aspetti, dalla numismatica all’iconologia, dalla musica alla moda, etc…) più significative del momento.

Qui il percorso si conclude con una sala dedicata ad un capolavoro del maestro, il Redentore del Museo di Correggio, e con un ambiente che presenta una nuova e approfondita riflessione sulla dimora progettata dal maestro in città.

Al primo piano della casa, oltre alla presentazione di installazioni e proiezioni multimediale per una volta efficaci, concise e mirate (quindi, realmente utili e valore aggiunto, come raramente accade), viene anche ricostruita la bottega dell’artista, ripensata con tutti gli oggetti d’uso quotidiano del maestro.

Un’importante sezione della rassegna è riservata alla presentazione, attraverso le già citate riproposizioni virtuali, di una serie di capolavori che neppure nell’anno del Centenario potranno tornare a Mantova: i Trionfi di Cesare pensati per il Palazzo di San Sebastiano a Mantova, lo Studiolo e la Grotta di Isabella d’Este, e, proposta assolutamente inedita, la chiesa in cui era collocata la pala della Madonna della Vittoria (oggi al Louvre).

Ampio spazio è riservato anche alla Camera Dipinta detta degli Sposi del castello di San Giorgio, che il visitatore ha modo prima di studiare nella sua ricostruzione virtuale e successivamente di ammirare dal vero grazie ad un biglietto unico che permette la visita anche della reggia gonzaghesca.

L’itinerario mantegnesco si snoda inoltre in altri luoghi della città, facilmente raggiungibili anche a piedi nello spazio di un pomeriggio: con la visita al Palazzo di San Sebastiano del marchese Francesco II Gonzaga, dove era collocato il Trionfo di Cesare; alla basilica di Sant’Andrea dove si trova la cappella funeraria del maestro; alla chiesa di Santa Maria della Vittoria, aperta per la prima volta al pubblico in occasione di questo importante anniversario, giustamente e riccamente celebrato dalla città che l’artista elesse a sua dimora elettiva di vita e di lavoro.
 

A casa di Andrea Mantegna - Cultura artistica a Mantova nel Quattrocento

Dal 26 febbraio al 4 giugno 2006

Via Giovanni Acerbi, 47 - Mantova

www.acasadiandreamantegna.it

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