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04.04.2006 |
VERONA LA COLLEZIONE PERMANENTE DI PALAZZO FORTI: L’INFINITO DENTRO LO SGUARDO |
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Le Foto: Botto &
Bruno,
Red Sky, 2001, lasertranfer su PVC; Carlo Maria Mariani,
Pictor arte Insignis, 1989, olio su tela; Francesco Hayez,
Meditazione, 1851, olio su tela; Medardo Rosso, Ecce puer,
1906, cera modellata
È senz’altro un merito del direttore Giorgio Cortenova, in carica da decenni - a partire dalla riapertura e risistemazione della Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Forti a Verona, che, da questo punto di vista, si può definire in gran parte una sua “creatura” - quello di proporre un originale rilancio e un nuovo inizio, stavolta non attraverso la riproposta di una grande mostra all’altezza di quelle ospitate negli anni passati (basti ricordare le mostre dedicate alle Avanguardie russe, a Chagall, Klee, Picasso, alla Nascita della Modernità, a De Chirico e Savinio, Fontana, Paolini e molti altri), ma con una idea che, nella sua apparente banalità, suona originale e a suo modo innovativa nel contesto italiano. Per una volta, quanto riferito in sede di conferenza stampa - alla luce della visita successiva - non suona frutto di retoriche e “dovute” iperboli: in effetti la disposizione della collezione permanente di Palazzo Forti, secondo criteri tematici raggruppati a comporre quattro tappe della visita (disposta su due piani del bellissimo edificio, che ha origine nel medievale XIII secolo, in pieno centro storico della città), costituisce una vera e propria mostra a sé, che vale senz’altro la visita.
Al di là infatti della qualità a volte altalenante della collezione (soprattutto nelle acquisizioni più recenti di arte contemporanea), interessa molto il tentativo attuato dalla Galleria di sistemare la propria collezione proponendo una visione artistica particolare in base ad alcuni precisi canoni di estetica e psicologia dell’arte. Non manca da questo punto di vista senz’altro di coraggio questa recente realizzazione, che occupa uno spazio precedentemente destinato in prevalenza a mostre temporanee, con una collezione che più che per la qualità delle opere, si segnala per un’impostazione metodologica ed estetica coerente (considerato soprattutto quanto riferito dal Cortenova durante la conferenza riguardo allo stato dei finanziamenti ai musei pubblici e ad una politica culturale intelligente che passa anche attraverso le acquisizioni e gli acquisti, piuttosto che le donazioni e i lasciti casuali o gli omaggi più o meno interessati da parte degli artisti, che vanno a costituire poi insiemi in cui è difficile scorgere un senso e una logica). Va quindi ascritto come merito a questa istituzione culturale veronese, quello di intraprendere, nel momento in cui in città si conclude il restauro del Palazzo della Ragione (che potrà così essere destinato alle esposizioni temporanee maggiori, mentre a Palazzo Forti resteranno solo mostre di minori dimensioni nei piani bassi), una scelta poco sperimentata finora nel nostro paese. Certo a vantaggio oggettivo di questa realtà, versa la bellezza di una sede espositiva quasi incastrata e incastonata tra i palazzi più antichi del centro storico, il cui bellissimo cortile (arricchito, con una scelta che denota molto buon gusto, da una selezione di sculture d’arte contemporanea) sembra appunto ritagliato nella pietra viva.
E, facendo questo, in più di una occasione la visita regala sorprese e visioni inedite. Si diceva appunto di una suddivisione in quattro tappe, denominate per l’esattezza: Lo spazio-tempo dell’Io (in cui sono raccolte opere tra gli altri di Paolini, Casorati, Shafik, Morbelli, Dall’Oca Bianca) Le visioni contradditorie (sempre citando solo alcuni tra i molti: Cavaliere, De Pisis, Keen, Tunica) Lo specchio dell’Io (Trotta, Mariani, Nono, Vezzoli, Trentini, Sesia) L’enigma del volto e del corpo (Hirsch, Hayez, Sherman, Rosai, Haronitaki, Semeghini, Medardo Rosso)
Se può forse destare qualche dubbio, insieme alla già segnalata incertezza di alcune delle opere più recenti, l’insistenza su di una impostazione estetica eccessivamente psicologistica e soggettivistica, ciò nulla toglie ad un tentativo in sé valido e coraggioso, e ad un percorso espositivo intrigante e spesso inaspettato (cito ad esempio le opere in mostra di Botto&Bruno, una enorme fotografia ritoccata di una paesaggio post-industriale o post-atomico dagli ammalianti colori rossastro-azzurri, e la Madonna africana scolpita da Patrizia Guerresi Maimouna, sita al centro di un ampio salone, la cui frontalità toglie letteralmente il fiato), in cui si avverte finalmente, dietro alla selezione e all’organizzazione espositiva, la sapienza di un pensiero originale ed avveduto in tema di arte degli ultimi due secoli. L’infinito dentro lo sguardo - Una collezione permanente Dal 25 marzo 2006 Galleria d’Arte Moderna “Palazzo Forti” Via A. Forti, 1 - Verona www.comune.verona.it |
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