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Brescia ti aspetta

Gauguin, Van Gogh, Millet, De Pisis, Romanino, Moretto, Ceruti, Dürer. Questi ed altri gli artisti che hanno segnato il successo di una città.

“Gauguin/Van Gogh. L’avventura del colore nuovo” presso il museo di Santa Giulia, “Millet. Sessanta capolavori dal Museum of Fine Arts di Boston” e “De Pisis” presso lo stesso complesso, “Tesori ritrovati. Da Romanino e Moretto a Ceruti” presso la Pinacoteca Tosio Martinengo, nello stesso luogo “Dürer. Le incisioni della Pinacoteca Tosio Martinengo”, “Armi e armature dal Quattro al Cinquecento” presso il Museo delle Armi Luigi Marzoli in Castello, nonché alcune piccole mostre monografiche di artisti contemporanei, sono questi gli eventi espositivi che Brescia ci ha proposto a partire dal 22 ottobre.

Di Barbara Rosati

Brescia ti aspetta”. È questo lo slogan con cui dal 22 ottobre Brescia ci ha invitato a visitarla, e sicuramente non è stata delusa, così come non sono stati delusi coloro che hanno accettato il suo invito. “Gauguin/Van Gogh. L’avventura del colore nuovo” presso il museo di Santa Giulia, “Millet. Sessanta capolavori dal Museum of Fine Arts di Boston” e “De Pisis” presso lo stesso complesso, “Tesori ritrovati. Da Romanino e Moretto a Ceruti” presso la Pinacoteca Tosio Martinengo, nello stesso luogo “Dürer. Le incisioni della Pinacoteca Tosio Martinengo”, “Armi e armature dal Quattro al Cinquecento” presso il Museo delle Armi Luigi Marzoli in Castello, nonché alcune piccole mostre monografiche di artisti contemporanei, sono questi gli eventi espositivi che Brescia ci ha proposto a partire dal 22 ottobre e che chiuderanno tra pochi giorni.

“Brescia waits for you”. This is the slogan with which Brescia has invited us to visit the city from 22 October, and surely it has not been disappointed, like have not been disappointed those who have accepted its invitation. “Gauguin/Van Gogh. The adventure of the new colour” on the premises of Saint Julia Museum, “Millet. Sixty masterpieces from the Boston Museum of Fine Arts” and “De Pisis” on the premises of the same place, “Treasures found again. From Romanino and Moretto to Ceruti” on the premises of the Pinacoteca Tosio Martinengo, “Dürer. The engravings of the Pinacoteca Tosio Martinengo” in the same place, “Crews and armors from the ‘400 to the ‘500” on the premises of Luigi Marzoli Museum, and some small monographic exhibitions of contemporary artists, these are the exhibitions that Brescia has proposed to us from 22 October and that will close in few days.

A voler visitare tutte queste mostre non è pensabile un giorno solamente. E così si sceglie di soggiornarvi almeno due giorni, per avere il tempo di vedere anche le altre meraviglie del posto, ripromettendosi di tornarvi a breve, o in occasione della prossima mostra, per finire di esplorare questa bella città. Sì perché Brescia non è solo industria e commercio.

Basta entrare una volta nelle vie del centro e il grigio di cui spesso si pensa che sia colorata subito si dirada. Oltre ai complessi museali con le esposizioni permanenti (mai abbastanza degne di nota), ci si aprono attorno i giardini e le case patrizie, gli scavi archeologici che hanno portato alla luce il fiorente centro romano dell’antica “Brixia”, la piazza della Loggia, splendido esempio di piazza rinascimentale chiusa, la torre dell’Orologio, piazza Paolo VI, dove si affacciano il Broletto, il Duomo Nuovo e la Rotonda, o Duomo Vecchio, edificio emozionante sia per l’atmosfera mistica che vi si respira, sia per i capolavori che contiene, e dove viene ancora celebrata la messa in latino.

Le chiese, splendidi esempi di architettura lombarda, conservano ancora gran parte dei capolavori della scuola bresciana, una delle più belle e importanti del Cinquecento italiano, come ad esempio quella del Corpo di Cristo, interamente decorata da affreschi, Santa Maria di Calchera, Sant’Afra in Sant’Eufemia, Sant’Alessandro, Santi Nazaro e Celso, Santa Maria dei Miracoli, San Francesco e San Giovanni Evangelista, dove hanno gareggiato in bravura Romanino e Moretto.

Bastano pochi esempi per delineare il quadro di una città ricca di un patrimonio artistico di prim’ordine. I bresciani  non avrebbero affatto bisogno di colorare la propria città tramite il “colore nuovo” di Gauguin e Van Gogh. Tuttavia il loro innato fiuto per gli affari li ha portati a mettere a frutto anche l’amore autentico che hanno per l’arte, attirando tramite investimenti vincenti tutti coloro a cui mai avrebbe sfiorato l’idea, percorrendo l’autostrada Milano-Venezia, di uscire al casello di Brescia per regalarsi una pausa all’insegna dell’arte.

E chi è che non ama Gauguin e Van Gogh? Anche il più restio ad avvicinarsi al mondo dell’arte non può non amare questi due artisti e le loro vite romanzate, uno per le sue donne e per le sue terre esotiche, sogno di una felicità perduta e lontana, l’altro per i suoi campi di grano e per la sua pazzia, così umana e meravigliosa, entrambi per i loro irresistibili colori, affascinanti e attraenti, capaci di proiettarci in un mondo da guardare e vivere con stupore, come solo i bambini sanno fare appieno. 

Giunti da poco i dati definitivi dei visitatori delle mostre nell’anno 2005. Nell’anno appena passato rispetto al 2004 le mostre d’arte in Italia hanno perso poco meno di un milione e mezzo di visitatori, classificandosi come la stagione peggiore degli ultimi cinque anni per questo ed altri aspetti. Sembrava impossibile invece è accaduto: in Italia le mostre d’arte si moltiplicano ma perdono visitatori, le lunghe file davanti alle grandi esposizioni sono un ricordo, gli eventi aumentano ma la passione diminuisce.

Nel periodo dicembre 2004-gennaio 2006 le mostre hanno avuto un totale complessivo di 4.736.000 visitatori vale a dire il 31,4 % in meno (1.489.000) rispetto allo stesso periodo precedente, quando i visitatori erano stati 6.225.000 ed avevano segnato un incremento del 18,3 % sulla stagione 2003. Anche gli altri parametri sono peggiorati.

Le mostre che raggiungono o superano i 30 mila visitatori (e che formano i totali complessivi) sono state 48 sulle 88 esposizioni che fanno parte della classifica, vale a dire il 54,5 %. Nella stagione precedente erano state 57, pari al 58,1 %. Le mostre che hanno superato i 100 mila visitatori sono state 15 (rispetto a 25). Delle 15 quattro hanno superato i 200 mila visitatori (sei), una i 300 mila (due) con il compenso di una mostra oltre i 400 mila visitatori (nessuna nella stagione precedente).

E quanta responsabilità di questo disinteresse è da ascrivere all’impoverimento delle famiglie, dove i dieci, quindici euro del biglietto sono ormai un lusso? Oppure alla delusione del vasto pubblico per la corsa frenetica che c’è stata negli ultimi anni all’organizzazione di mostre, anche senza veri criteri scientifici, con una ricetta semplice, che sembrava infallibile: un grosso nome di richiamo per poi offrire un allestimento povero e poche tele?

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