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"Brescia ti aspetta" Gauguin, Van Gogh, Millet, De Pisis, Romanino, Moretto, Ceruti, Dürer. Questi ed altri gli artisti che hanno segnato il successo di una città
Un bilancio in rosso che riguarda tutte le città italiane, tranne che per Brescia, dove continua il successo delle sue esposizioni. Nella stagione appena conclusa, Brescia occupa il primo, il sesto e il tredicesimo posto, rispettivamente con “Monet la Senna le ninfee” (440.564 visitatori), il duo irresistibile “Gauguin/Van Gogh” (216.823 visitatori, ma limitati all’8 gennaio), e sorprendentemente “Millet” (115.500 visitatori, sempre con le limitazioni dette). Le mostre bresciane hanno portato numeri record sia nel 2004 che nel 2005.
La formula vincente? Esposizioni di grande comunicazione e pittori dal richiamo sicuro: Van Gogh, Gauguin, gli Impressionisti. “È successo quello che tutti temevamo”, ammette Marco Goldìn, curatore di questa mostra e dell’intero progetto “Brescia. Lo splendore dell’arte 2005-2006”, considerato in questo momento il golden boy del “sistema mostre”. Se ultimamente è capitato per caso di passare davanti al Museo di Santa Giulia a Brescia un sabato sera qualunque, non si può non essere rimasti impressionati dalla fila delle persone in attesa di entrarvi, famiglie, giovani, anziani, bambini, anche piccoli nei passeggini, tutti divisi in due file: coloro che avevano prenotato e coloro che erano giunti senza immaginare che li avrebbero attesi persino due ore di fila, annunciate da un display in bella vista per aiutarli a contare in minuti.
E una volta entrati cosa trovavano di tanto bello ed emozionante da poter giustificare tanta sgradita attesa? Opere di qualità altissima, ad iniziare dalla mostra centrale, dedicata appunto a Gauguin e Van Gogh. Per essa sono stati esposti, per un percorso ricchissimo e articolato in otto diverse sezioni (vivacizzato anche da supporti multimediali), 150 lavori complessivi (100 dipinti e 50 tra disegni, acquerelli, pastelli e incisioni, oltre che una celebre lettera autografa di Van Gogh, alcune sue fotografie originali, alcune stampe giapponesi provenienti dalla sua collezione personale, alcuni tra i libri originali della sua biblioteca, immagini che ritagliava dalle riviste e da cui si esercitava, e un carnet di disegni tahitiani di Gauguin) che giungono dai maggiori musei e collezioni di tutto il mondo, grazie soprattutto alla collaborazione straordinaria offerta dal Van Gogh Museum di Amsterdam e dal Kröller-Müller Museum di Otterlo, i quali hanno offerto in prestito ben 31 capolavori di Vincent van Gogh.
Ad essere prese in considerazione sono le vite, intere, di Paul Gauguin e Vincent van Gogh, comprendendo naturalmente i due mesi passati assieme ad Arles: due vicende artistiche che dagli anni di apprendistato trascorsi rispettivamente a Parigi e in Olanda conducono fino alle celeberrime opere di Tahiti e delle Marchesi per il primo e della Provenza e di Auvers per il secondo, due vicende artistiche incontratesi per breve tempo ad Arles sul finire del 1888, proprio nella celeberrima Casa gialla qui esposta, affittata da Van Gogh per creare l’associazione degli artisti che sognava fin dall’Olanda, e poi separatesi tragicamente la notte di Natale dello stesso anno, due vicende artistiche che si rincontrano faccia a faccia nel 2005-2006 a Brescia.
Filo conduttore della rassegna è “il colore nuovo”. «La chiave di lettura - spiega Marco Goldìn - è il percorso parallelo attraverso cui Gauguin e Van Gogh, partendo da una pittura basata sull’interpretazione della realtà vanno oltre abbracciando una visione simbolica, il primo, e carica di idealismo, il secondo. Entrambi conoscono l’impressionismo, ma non ne faranno parte».
All’esposizione dedicata a Gauguin e Van Gogh si affianca una seconda mostra che, anche da sola, potrebbe valere un viaggio a Brescia: “Millet. Sessanta capolavori dal Museum of Fine Arts di Boston”. È la prima volta che in Italia si ha la possibilità di ammirare un nucleo tanto esteso e importante di opere di questo gigante della pittura europea, l’artista che forse più di tutti influenzò lo stesso Van Gogh.
La ricerca di immagini di opere di Millet quasi ossessionò Van Gogh che, come a Brescia si può vedere, giunge a ritagliare e conservare le immagini che le riviste francesi pubblicavano sul maestro della Scuola di Barbizon, per poi esercitarsi a fare proprie quelle figure e quelle situazioni. Un’occasione imperdibile il poter ammirare, a pochi metri l’uno dagli altri, il Seminatore di Millet e almeno tre interpretazioni che dello stesso soggetto propone Van Gogh.
Come se già queste mostre non fossero state sufficienti sempre al Museo Santa Giulia è stata allestita una bella rassegna su De Pisis (Ferrara 1896 - Milano 1956). Oltre trenta tra le sue opere più belle illustrano il suo percorso creativo, che è un elogio della bellezza di cui l’artista è stato cantore innamorato, tra i più alti dell’arte europea del Novecento.
È la poesia degli oggetti poveri di uso quotidiano, delle conchiglie svuotate, dei pesci marci abbandonati su un pezzo di carta oleosa, degli ortaggi collocati in un’atmosfera metafisica sul primo piano di deserti paesaggi marini. Spostandoci dal complesso del monastero di Santa Giulia alle sale della Pinacoteca Tosio Martinengo, saremo condotti a fare un salto all’indietro, verso il Cinquecento, il Seicento e il Settecento, i secoli d’oro dell’arte bresciana. Qui è infatti stata allestita la mostra “Tesori ritrovati. Da Romanino e Moretto a Ceruti”. Scopo di questa esposizione è scoprire e ritrovare, grazie ad un percorso conoscitivo, “tesori nascosti” e quindi accrescere il valore culturale, artistico e patrimoniale della collezione dei dipinti della Pinacoteca ed infine farne partecipe il pubblico. Lo studio, l’analisi e talvolta il restauro delle opere che costituiscono questo patrimonio ha portato sia a valorizzare opere ben conosciute sia a scoprirne altre meno note, che si aggiungono come “nuovi capolavori” a quelli già manifesti, come ad esempio il Cristo portacroce, un grande affresco di straordinario impatto visivo attribuito agli anni giovanili del Moretto (Brescia 1498 ca - 1554), e come i Santi Faustino e Giovita di Giovanni Battista Moroni (Albino, Bergamo 1520 ca – Bergamo 1579), due preziose tavolette di nuova attribuzione e riferite all’attività giovanile del pittore bergamasco, prima conservate nei depositi.
Infine, sempre nei locali della Pinacoteca, una perla forse non abbastanza valorizzata e pubblicizzata: “Dürer. Le incisioni della Pinacoteca Tosio Martinengo”. L’esposizione intende presentare al pubblico, per la prima volta in modo pressoché completo, uno dei fondi più importanti della collezione grafica della Pinacoteca, notevole per quantità (circa 180) e qualità dei fogli, per la maggior parte provenienti dalla raccolta settecentesca della Biblioteca Queriniana e dalle collezioni di Paolo Tosio e di Camillo Brozzoni che, nella prima metà dell’Ottocento, ricercarono assiduamente esemplari della grafica dureriana. L’esposizione comprende rari esemplari (in occasione della mostra tutte le stampe sono state sottoposte a restauro conservativo), selezionati tra i più noti dell’artista, che documentano l’attività incisoria fin dagli inizi della sua carriera, da Il bagno (1496 circa) e Il mostro marino (1498), ai capolavori della maturità, Sant’Eustacchio (1501), Apollo e Diana (1502), fino al Cavaliere, la Morte e il Diavolo (1513), alla celeberrima Melencholia (1514) e all’acquaforte che raffigura un Paesaggio con il cannone (1518).
Sito ufficiale delle esposizioni bresciane: www.lineadombra.it
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