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Una passeggiata per Roma,  tra antico e moderno

Una insolita passeggiata romana è quella che ci propone l’architetto Giovanni Lauricella

 

Nella mostra Theatrum urbis: Roma la città dello spettacolo.

di Isabella de Stefano Giannuzzi Savelli

     

Una visione teatrale che, in un divertente gioco di costruzione e decostruzione, scandaglia gli angoli più noti e conosciuti della Roma antica. Lauricella, dando sfogo alla sua vocazione pittorica, spazia in una città trasformata per l’occasione in una quinta teatrale, dove i monumenti possono essere sia scandagliati e sezionati con rigore da un occhio lucido e  architettonico, sia ricomposti con agile disinvoltura in uno scenario immaginifico, dove le rovine architettoniche della Città Eterna sembrano cedere all’ispirazione pittorica dei capricci di matrice panniniana.

Nei disegni di Lauricella trionfano quelle icone che costituiscono il cuore storico e monumentale della Città Eterna, come la via Appia antica, il Pantheon, il Foro, Piazza Farnese, in un susseguirsi prospettico di scorci che, sottolinea l’autore, “sembrano incastrarsi l’uno nell’altro”. Così, lentamente, si configura quel “teatro nel teatro”, che la mostra descrive in un confronto affascinante con le vedute di Roma antica appartenenti al fondo grafico della Biblioteca Angelica, la prima biblioteca pubblica di Roma; in effetti questo doppio itinerario tra antico e moderno chiarisce ampiamente le fonti di ispirazione dell’artista, al punto che anche un occhio inesperto può esserne tratto in inganno.

Forse è proprio questo lo scopo dell’artista, che quasi si diverte a creare questa miscela illusoria di fantasia e realtà, soprattutto quando si diletta a inventare, da bravo architetto, finte scenografie, immagini illusorie dal sapore effimero. Vero è che in alcuni casi, per quanto egregie, le sue vedute rischiano di scadere al confronto, forse troppo rischioso, con le illustri antenate provenienti dalla Biblioteca Angelica. Come non trattenere il respiro davanti alla Nuova Pianta di Roma di Giovambattista Nolli (1748), da secoli perduta  e recuperata miracolosamente dai depositi della Biblioteca Nazionale, dove era conservata anche se di appartenenza dell’Angelica?

                 

E poi tante altre preziose vedute provenienti dalla più antica biblioteca pubblica della Capitale sono pronte per essere ammirate, da quella cinquecentesca di Nicolaus van Aest che raffigura le sette chiese di Roma negli itinerari dei pellegrinaggi medievali, a quelle del Settecento di Francesco Ficoroni, che raffigura le rarità di Roma e di Carlo Fontana, che descrive l’Anfiteatro Flavio.

Una mostra che ci permette di riscoprire quella città che, spesso con occhio forse troppo disincantato e superficiale, attraversiamo distratti senza accorgerci di tutti quei tesori che racchiude. E con l’occasione si può anche scoprire un tesoro che, ancora in pochi, conoscono: il salone della biblioteca Angelica, uno dei rari esempi architettonici realizzati da  Luigi Vanvitelli a Roma.

Peccato, aggiungiamo con rammarico, che Giovanni Lauricella non l’abbia riprodotto nella sua raccolta di Mirabilia urbis romane.

Informazioni utili:

fino al 1 febbraio

Sala Mostre della Biblioteca Angelica

Piazza di S. Agostino 8, Roma

10.00-13.00; 15.30-18.30

 

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