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Roma: al Chiostro del Bramante Giulio Aristide Sartorio |
![]() “Unico e grande per l’eccesso di lavoro, per passione di bellezza, per impazienza di creazione”. Così Gabriele d’Annunzio definiva Giulio Aristide Sartorio, a cui il Chiostro del Bramante dedica un’ampia retrospettiva, che ricostruisce con convinzione la fisionomia di un artista che, come ha sottolineato il curatore della mostra Renato Miracco, più di ogni altro visse nel “kairos”, in una transizione continua tra passato e futuro, tra tradizione accademica e perenne rinnovamento. Certo Sartorio era un uomo del passato, accademico e tradizionalista, fatalmente attratto dai miti della nostra Rinascenza, ma era anche l’uomo della modernità, sensibile ai mutamenti del presente, capace di tramutare il suo linguaggio ottocentesco in una cifra stilistica nuova, figlia del secolo a venire; così le opere di Sartorio emanano il profumo di un’epoca, si alternano continuamente tra continuità romantiche e approdi simbolisti, adesioni preraffaellite e sperimentazione dei moderni mezzi di riproduzione, come la fotografia e l’esperienza cinematografica.
Una produzione ampia e sfaccettata, a
cui la mostra rende finalmente
onore dopo le parziali ricostruzioni
degli anni precedenti, esplorando e ricostruendo il ritratto di un
artista eclettico,non
solo pittore, ma anche critico, autori di versi e prose, scultore e
fotografo.
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