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Nuovi percorsi dell’arte italiana alle Scuderie Aldobrandini di Frascati

di Isabella de Stefano Giannuzzi Savelli

 

 

Dai depositi della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, oltre sessanta opere tra dipinti e sculture, in un affascinante percorso dell’arte italiana tra 1945 e 1960.

Fino al 16 aprile, le seicentesche Scuderie Aldobrandini di Frascati ospitano nel bellissimo spazio espositivo creato dal genio di Massimiliano Fuksas una settantina di opere provenienti dalle collezioni della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.

In questo caso però non si tratta di una semplice e banale selezione, che segue,  secondo quanto riporta il titolo della mostra, un percorso cronologico che copre gli anni dal 1945 al 1960.

L’aspetto fondamentale è  che la maggior parte delle opere proviene dai depositi della Galleria: si tratta quindi di dipinti e sculture, abitualmente non visibili al pubblico e che in questa occasione vengono recuperati da un lungo e pluridecennale oblio.

Anche gli anni di cui tratta la mostra non sono casuali, poiché coincidono con il periodo in cui la Galleria era diretta da Palma Bucarelli, la  “lady” dallo stile impeccabile e very glamour , che condusse una politica di acquisizioni decisamente all’avanguardia, con scelte  inclini a quelle poetiche dell’astrazione che invece in quegli anni non erano ancora così diffuse in Italia.

Una mostra quindi, che non solo è un omaggio alla illustre studiosa che gettò le basi della maggiore istituzione preposta allora all’arte contemporanea, ma soprattutto un fertile terreno di apprendimento per seguire il percorso dell’arte italiana di quegli anni, non sempre del resto così lineare, che dalla concreta fede figurativa giunge alle declinazioni del verbo astratto, passando anche attraverso l’esperienza e l’elaborazione di molteplici, intriganti linguaggi.

Non troviamo in mostra solo i nomi di grande calibro a cui ci hanno abituato gli eventi espositivi degli ultimi tempi, ma anche artisti meno noti o dimenticati, che fortunatamente risorgono grazie a questo omaggio tardivo. In questo spirito non bisogna quindi meravigliarsi dell’assenza in mostra di artisti come Burri o Fontana o delle opere più conosciute di  De Chirico, come quelle  metafisiche, o dei capolavori maturi  di Capogrossi, come le famose e reiterate “forchette”. 

Eppure, nonostante queste assenze di cui a stento ci accorgiamo, la mostra risulta di grande fascino, soprattutto per il visitatore che, con spirito quasi pionieristico, vuole avventurarsi nei fertili campi della cultura figurativa di quegli anni, in quella fase di respiro internazionale e di grande sperimentazione che la mostra riesce a ricostruire con disinvoltura,  grazie anche al vivace e fluido allestimento.

In questo denso itinerario troviamo i diversi volti della figuratività e dell’astrazione: dalle opere di Emilio Vedova, ancora aderenti al linguaggio neocubista in Natura morta sul mare, alla salda  figuratività di Monachesi, che tratta lo stesso soggetto della natura morta con un linguaggio di tipo espressionista, alla violenza cromatica ed esasperata, quasi “fauve”, di un giovane Guttuso . Di quest’ultimo la mostra espone Il merlo,  ancorato ai dettami del linguaggio neocubista e lo splendido Agrumeto sullo stretto di Messina, dove il calore della terra siciliana vibra nella festosa vivacità cromatica della tela e nella pennellata corposa e vitale , che ormai ha abbandonato ogni approccio di derivazione cubista.

Un De Chirico forse più inusuale  è quello che trionfa con un Autoritratto in costume, di stile barocco e con una straordinaria Angelica e Ruggero, dalle morbide fattezze, di opulenza rubensiana.

La mostra presenta anche due giovani opere di Giuseppe Capogrossi, che preludono  a quella cifra iconica astratta che caratterizzerà il verbo stilistico dell’artista negli anni successivi:  in Superficie 012 già si affacciano dei segni di interpunzione , che ancora allo stato “embrionale”,  esploderanno di lì a poco  nella loro pienezza figurativa.

Tante opere di nomi noti, accanto a tante altre di personalità meno conosciute, sembrano risorgere a nuova vita dopo lunghi anni di oblio: in alcuni casi quasi venti o trenta, in altri,  come per le ieratiche Figure femminili  di  Massimo Campigli,  da sempre, poiché non sono mai stati esposte nell’ambito di una mostra.

Con soddisfazione constatiamo che sono in crescita i  musei italiani che decidono di esporre parte delle collezioni provenienti dai loro depositi. E il successo delle mostre, testimoniato dall’enorme affluenza del pubblico, conferma che i visitatori sono sempre più curiosi, vogliono vedere, sapere, ma soprattutto partecipare alla vita dei musei, per fortuna non più sterili e distanti contenitori del sapere universale, ma organismi viventi in continua, dinamica evoluzione.

Elenco delle didascalie:

R. Guttuso, Il merlo

F. Pirandello, Gruppo di bagnanti

G. Capogrossi, Superficie 012

G. De Chirico, Autoritratto

E. Vedova, Immagine del tempo

R. Birolli, Barca da pesca

B. Cassinari, Il limone (Natura morta in rosa; Pesce e fruttiera)

Informazioni utili:

fino al 16 aprile 2006 alle Scuderie Aldobrandini del Comune di Frascati

Martedì – Venerdì: 10.00 – 18.00 - Sabato, Domenica e festivi: 10.00 – 19.00; Lunedì chiuso

Ufficio Stampa Zetema Progetto Cultura - Patrizia Bracci:   p.bracci@zetema.it - Giusi Alessio:    ufficiostampa@zetema.it

Ufficio Stampa Galleria Nazionale d’Arte Moderna - Carla Michelli: cmichelli@art.beniculturali.it - Maria Mercede Ligozzi: mligozzi@arti.beniculturali.it

 

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