E’ Battistello, Sellitto o magari Caravaggio?

Piccolo giallo a Cortona su un dipinto che fa discutere e su cui varrebbe la pena di adottare il metodo “Lorenzelli-Veca 1985”

di PierLuigi Puglisi

www.eosarte.it

data : 04.09.2006

L’attribuzionistica, si sa, non è una scienza esatta. E’ una ricerca in fieri, così expertise e gossip di storici dell’arte ed antiquari si intrecciano per esempio a Cortonantiquaria dando luogo ad un dibattito colto e smaliziato che fa molto parlare. Diversi media se ne sono occupati in questi giorni. L’occasione è un interessante dipinto caravaggesco, inedito, che raffigura “Davide e Golia con Astante” esposto da solo in una nicchia del corridoio del secondo piano in un piccolo allestimento suggestivo per suggerire l’atmosfera adatta: luci basse, stanza quasi buia ed una colonna sonora barocca aiutano il pubblico a cercare di scoprire la verità sull’opera posta in una nicchia dedicata.

Il dipinto, che chiariamo subito non è in vendita, viene esposto con  l’indagine fatta dall’associazione culturale “Terza Esperide” di Palermo, che pubblica e distribuisce per l’occasione un studio di 30 pagine dal titolo “L’orma del Genio”, con foto, confronti, ingrandimenti, radiografie che mettono in evidenza i pentimenti, ed anche  le  possibili attribuzioni che sono state fatte fino a questo momento. La tela, cm. 125 x 94, è stata finora attribuita a diversi artisti tra cui Maestro del David, Orazio Gentileschi, Battistello Caracciolo, Carlo Sellitto o Bartolomeo Manfredi.

Lo studio prudentemente e correttamente non prende una esplicita posizione ma nello stesso tempo ipotizza la possibilità di avanzare un grande nome come quello di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio. Giulio Torta, antiquario e esponente di dell’Associazione Terza Esperide che firma ed edita lo studio sul dipinto, sa bene che “tirare” una attribuzione con un esagerato  Cicero pro domo sua, sa tanto di fantasia, o peggio di megalomania. Quindi usa prudenza, ma nello stesso tempo eccepisce se in dipinto viene declassato solo sulla base di sensazioni stilistiche. Da mercante fa il suo dovere: difende l’opera con ragionevolezza.

Anzi a pag 27 dice: “ Per tutto il mondo Accademico, eventuali nuove attribuzioni su opere di Grandi Maestri, non vengono considerate se non vengono dallo stesso mondo “Accademico”.

Il ginepraio delle “attribuzioni” non è un territorio semplice in cui addentrarsi.

In primo luogo, perché si va a turbare equilibri, interessi, prestigi consolidati e personali convincimenti ed ancora in quanto l’umiltà e la facoltà di ricredersi su errori dimostrati nel tempo palesi, è un privilegio di pochissime mosche bianche nella casta-settore dei critici d’arte.”, quindi espone l’ipotesi attributiva, pur non affermandola.

Il dipinto in questione, si ricava dallo studio, sembrerebbe potersi ricollegare alla sanguinosa vicenda che vide Caravaggio autore di un efferato omicidio che gli procurò una condanna per decapitazione costringendolo alla fuga. Il tentativo di accattivarsi le simpatie del Principe Colonna per ottenere la grazia probabilmente lo spinse a dipingere il quadro che, però, non venne mai acclarato. Forse per non urtare la suscettibilità di Papa Paolo V che avrebbe potuto risentirsi nel venire a sapere di un dipinto similare al suo (di cui Caravaggio gli aveva fatto dono) regalato ad altri o forse tanto più che il quadro doveva servire come richiesta implicita di grazia (contenendo anche l’auto ritratto di un Caravaggio implorante) era necessario che ne rimanesse il più possibile segreto l’autore. Il soggetto è tra i preferiti di Caravaggio, la tecnica impiegata sembra essere una delle sue e il viso di una giovane donna dalle riconoscibili sembianze di una sua amica-modella celato sotto l’autoritratto del pittore, appaiono essere indizi su cui poter indagare, approfondire e discutere non solo a Cortonantiquaria, ma anche dopo,  proprio come se fossimo sul set di un film un po’ giallo e un po’ noir in cui il ruolo dell’investigatore, questa volta, è affidato a studiosi ed appassionati d’arte.

 

 

 

Abbiamo scambiato con Giulio Torta alcune opinioni non tanto sulla possibile attribuzione, ma sul metodo, e gli abbiamo suggerito di adottare per il dipinto, che certamente va indagato ulteriormente non potendosi scomodare il nome di Caravaggio senza sostenerlo da prove ancora più convincenti e covergenti, il metodo “ Lorenzelli- Veca 1985

In cosa consiste? Per chi non lo ricorda, la Galleria Lorenzelli di Bergamo era notissima per la sua ricerca, molto sapiente, intorno alla natura Morta Italiana, di cui per molti anni realizzò, a partire gia dal 1963, delle bellissime mostre con cataloghi interessantissimi che gli appassionati tengono gelosamente nelle propria libreria.

Nel 1985, nel preparare la  mostra di quell’anno, si trovò davanti ad un dipinto davvero singolare, bellissimo, di difficile attribuzione ed ebbe una idea sul metodo, che vale la pena di ricordare per il caso di oggi, e che abbiamo suggerito a Torta di adottare.

Ecco cosa fece Lorenzelli.

Citiamo direttamente dal catalogo Forma Vera edito nel 1985:

…Come per le ultime esposizioni, sto raccogliendo con Alberto Veca la documentazione per il catalogo e l'esposizione, che verteranno nella quasi totali­tà su quadri «inediti» o comunque raramente esposti o pubblicati. Nella ri­cognizione del materiale, abbiamo incontrato un quadro che per soggetto, impianto e qualità esecutiva, ci ha colpito profondamente. E successivo al disorientamento, il desiderio di saperne di più: ecco allora il motivo della presente e il suo carattere «circolare» chiamare intorno ad un immaginario tavolo (quello reale delle discussioni può essere troppo stretto o comunque troppo legato alla estemporaneità del momento) alcuni esperti Italiani e stranieri che riteniamo significativi per il tema e per il tempo esecutivo del dipinto, fornire ai medesimi la documentazione necessaria in nostro possesso, chiedere infine un parere scritto sulla qualità e il significato della composizione che dovrebbe essere parte integrante, probabilmente finale del catalo­go. La proposta potrebbe apparire presuntuosa (voler raccogliere le voci più importanti attorno ad un unico quadro) o potrebbe apparire una valorizzazione troppo pesante per l'oggetto in discussione, (i pareri più «impegnativi» per un singolo quadro).

Queste obiezioni possibili sono state preventivamente discusse, ma sono state sconfitte dalla certezza di aver davanti a noi un soggetto di estremo interes­se, di poter contare sulla fiducia e perché no, anche sulla volontà di «gioco» che gli interpellati possono rilevare in una occasione “fuori” dai modi canonici con cui ci si esprime comunemente. In concreto si chiede una adesione di massima all'iniziativa, (l'eventuale rifiuto sarà gioco forza reso noto per­ché l'assenza non sia letta come nostra dimenticanza). un intervento scritto (non più di tre cartelle dattiloscritte) che dovrà pervenire entro il mese di Giugno 1985, in cui il singolo critico può esprimere il suo libero parere sull'area, sull'epoca di esecuzione, sulla qualità e il soggetto del quadro. Gli interventi saranno pubblicati in ordine alfabetico con identica grafica e segnalati nel frontespizio del catalogo.

Del quadro in esame, che evidentemente potrà essere visionato in qualsiasi momento, in quanto in custodia nella sede della Galleria, si forniscono in allegato un fotocololor e due foto in bianco-nero, la prima del recto e la secon­da del verso del dipinto in prima tela antecedente le operazioni di foderatura. Esso è stato ritrovato appeso su una parete di una casa patrizia mila­nese ed è assolutamente inedito. La speranza presuntuosa che anima le presenti parole risiede nella concorde adesione di ciascun interpellato all'ini­ziativa.

La presente è stata inviata ai seguenti studiosi:

Prof. I. Bergstrom, Prof.  F. Bologna, Prof. H. Gombrich, Prof. M. Gregori, Prof. M. Marini, Prof. M. Rosci, Prof. S. SegaI, Prof. G. Testori, Prof F. Zeri.

Cordiali Saluti

Pietro Lorenzelli

Bergamo, 25/3/85

Ecco dunque cosa fece Lorenzelli: chiese un parere ai maggiori esperti di quel genere pittorico per la pubblicazione “in ordine alfabetico e con identica grafica e segnalati nel frontespizio del catalogo”.
Le risposte furono per vari motivi tutte interessanti, anche quando non facevano uno specifico nome per l’attribuzione, e varrebbe la pena di rileggerle.
Torta ha gia fatto 30, faccia 31 e chieda una serie di pareri scritti e verrà fuori un altro interessante studio!
Per la cronaca pubblichiamo la foto del dipinto di Lorenzelli. E ricordiamo che le opinioni di Bergstrom, Bologna, Mina Gregori e Marini convergevano sulla’area spagnola ed in particolare su Juan van Der Hamen y Leon, pittore ora ben più chiaro di allora, perché i 21 anni che sono passati negli studi di storia dell’arte sono un’infinità.
Ancora per la cronaca da San Marco a Venezia è stato battuto un dipinto di Juan Van Der Hamen Y Leon Natura morta con cardo e finestra su un paesaggio (lotto 73) che ha realizzato 350.000 euro proprio ad inizio estate.

Nel caso del “Davide e Golia con Astante” passare da un buon caravaggesco a Caravaggio in persona, con solide ed accettate prove, significherebbe moltiplicarne il valore da 20 a 50 volte o più.

 

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