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03.04.2006

A COMO L’IMPERO DELLE LUCI DI RENÉ MAGRITTE

di Lorenzo Mazzi
Le Foto: René Magritte, La Fée ignorante, Olio su tela, 50 x 65 cm, 1956 , Collezione privata; René Magritte, La Grande Marée, Olio su tela , 65 x 80 cm, 1951, Collezione privata, Bruxelles; René Magritte, L'Empire des lumières, Olio su tela, 114 x 146 cm, 1961, Collezione privata; René Magritte, La bonne Foi, Olio su tela, 41 x 33 cm, 1964 – 1965; René Magritte, "La saveur des larmes", Huile sur toile, 60 x 50 ; 73,1 x 63 x 6,5 (avec cadre), Signé dans le bas à gauche : Magritte ; daté sur le dos de la toile : 1948, Photo Guy Cussac, Bruxelles, Acquis en vente publique Galerie Georges Giroux, 15 mai 1958 (cat. n° 76); René Magritte, Le kaiser, Huile sur toile, 60 x 74 ; 80,6 x 93,7 x 3,6 (avec cadre), Signature dans le haut à droite : magritte ; titre, signature et date au revers en bas à droite : "LE BAISER" / MAGRITTE / 1938, Photo Guy Cussac, Bruxelles, Don de Mme Germaine Hergé-Kieckens, Bruxelles, 1984

«La pittura è soltanto un mezzo che mi permette di portare alla luce un pensiero grazie all’utilizzo di elementi presi dal mondo visibile». (R. Magritte)

È un luogo comune, si sa. Ma qualche volta accade per davvero, che basti un’opera per giustificare la sola visita di una mostra espositiva. Parliamo in questa sede ovviamente del dipinto che fornisce il titolo all’intera esibizione, l’Impero delle luci di René Magritte.

Ma chi se l’aspettava, un quadro di così grandi dimensioni, dal tratto così nitido (che lo differenzia da altre produzioni magrittiane, il cui tocco è meno preciso e più indeciso, come nel periodo denominato “a la Renoir”, oggetto di una sala specifica) così preciso, sognante, delirante e - spreco la parola impegnativa - metafisico.

Se poi ad un capolavoro unico, si aggiunge una selezione di alcune tra le opere giustamente più celebri della collezione proveniente dal Musées Royaux del Beaux Arts del Belgio (la più importante al mondo di opere dell’Autore, che dall’aprile 2007 sarà definitivamente collocata nel Museo Magritte di Bruxelles) - parliamo di La buona luce, La fata ignorante, Supplizio della vestale, Isola del tesoro, Voce dell’assoluto, e vari altri - si capisce come il Comune di Como e Villa Olmo abbiano deciso di proseguire quel cammino segnato da mostre dal grande richiamo di pubblico dedicate ai maestri della pittura del Novecento.

Un percorso culturale cominciato nel 2004 con Joan Mirò. Alchimista del segno (che ha riscosso l’interesse di 76.000 visitatori) e continuato nel 2005 con Picasso. La seduzione del classico (77.000). E senz’altro, visto anche l’impegno economico profuso, in termini di pubblicizzazione e promozione di un evento a tutti gli effetti “spettacolare”, non dubitiamo che anche in questa occasione si replicheranno i grandi numeri.

Seppure la sede prescelta, la settecentesca Villa Olmo, si caratterizzi per la maestosità della componente architettonica (anche se un po’ troppo artefatta e “stuccata” nel corso dei secoli) e riservi una meravigliosa e unica veduta prospettica sul Lago di Como, non si può purtroppo dire che la sede espositiva sia valorizzata in pieno da una disposizione in cui si avverte una certa mancanza di idee (al di là del mero criterio cronologico) e di cura (se non si considerano le poco leggibili e buie citazioni da testi e interviste dell’Autore inserite nel corso del percorso; peraltro l’impianto luci complessivo non è a nostro modesto modo di vedere pensato nella maniera più adeguata ad uno spazio di questo tipo), oltre che per l’inutilizzazione di ampi settori interni.

 

La rassegna, organizzata in collaborazione con le più prestigiose e competenti istituzioni internazionali in tema, la Fondation Magritte di Bruxelles e i Musées Royaux del Beaux Arts del Belgio, e curata da Michel Draguet e Maria Lluisa Borràs, raccoglie sessanta dipinti a olio e venti tra disegni e lettere illustrate realizzate dal genio surrealista tra il 1925 e il 1967, attraversando le diverse fasi della sua produzione, dalle iniziali tavole di un “Magritte prima di Magritte” che accosta al naturalismo rimandi e costruzioni cubiste, al cosiddetto periodo Vache, di tendenze fauviste (la cui tecnica richiama, come riportato in precedenza, il modo di dipingere di Renoir, con risultati a dire il vero non felici come nel resto della sua produzione), fino alla sua piena maturità artistica, che sfocia in una poetica surrealista che manterrà ben viva la sua cifra stilistica distintiva -  unica ed originale anche rispetto al resto del gruppo surrealista “storico” - durante tutto l’arco temporale della sua attività.

L’esposizione muove dalla convinzione magrittiana che la pittura fosse una «cosa mentale», una proposta di riflessione che deve prendere forma attraverso di essa, mantenendosi entro i limiti della riproduzione del mondo visibile.

Ciò che rende diversa la sua pittura è la rappresentazione circoscritta ad ambienti quotidiani, riprodotti con la massima fedeltà, con lo scopo di provocare il sorgere di un’idea che metta in discussione ciò che si dà per scontato; compiendo in questo modo il tentativo di trasformare il mondo comune in un universo poetico. La sua produzione è non a caso intrisa di mistero:

«Io mi sforzo di non dipingere se non immagini che evochino il mistero del mondo. Perché ciò sia possibile, devo cessare d’identificarmi con idee, sentimenti e sensazioni». (R. Magritte)

Magritte affianca in pittura immagini estratte dal quotidiano, inserendole in realtà contradditorie o apparenti (a volte sfruttanto tecniche assimilate dal movimento surrealista, come il collage, che rappresenta un «incontro fortuito di due realtà incompatibili, su un piano estraneo ad entrambi»). Sono delle opere che giocano con il concetto di “metamorfosi”, in cui alcuni oggetti si trasformano in altri, o che indagano sulla natura del linguaggio, come nella serie che manifesta le sue riflessioni circa le diversità esistenti tra il linguaggio plastico e quello scritto.

Da notare in conclusione come, prima della loro definitiva collocazione nel Museo Magritte, questa potrebbe essere l’ultima occasione in Italia per ammirare i quadri di uno dei maestri del surrealismo novecentesco. Un motivo in più per consigliare la visita, se ce ne fosse bisogno.

 

René Magritte - L’impero delle luci

Dal 25 marzo al 16 luglio 2006

Villa Olmo, via Cantoni 1, Como

www.magrittecomo.it

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