|
COME MORI’ IL CARAVAGGIO: MAURIZIO MARINI SCOPRE LA VERITA’ |
data : 13.12.2006 |
|
Studiandolo con attenzione, insieme a Giuseppe La Fauci, architetto portoercolese, i due – coadiuvati dalla competenza in materia di Monsignor Corradini - sono giunti alla conclusione che Michelangelo, fugge da Napoli già con i postumi delle ferite riportate. E con un quadro: quello di S. Giovanni Battista commissionato da Scipione Borghese (ora visibile presso la Galleria Borghese, a Roma). Sbarca a Procida, dove vengono caricati l’acqua e i portercolesi, e riesce ad ottenere un passaggio per approdare a Palo, allora feudo degli Orsini, dove la sorveglianza è sicuramente meno forte rispetto a Civitavecchia. Lì, dove giunge con poche credenziali in quanto risulta latitante, viene messo in stato di ferma (mentre la barca riparte con le tele che giungeranno a Napoli prima della sua morte e dell’annuncio della grazia papale). Dopo pochi giorni lo rilasciano, gravemente malato. Quel viaggio per mare lo infetta di salmonellosi – o di tifo – il Caravaggio probabilmente aveva mangiato qualche cibo infetto. Arriva a Porto Ercole di domenica.
Ma la riga scritta dopo le parole del certificato sono un “cinico segnale” di mancato corrispettivo. Il grande maestro lombardo, nero su bianco, non lascia averi. Coerente col suo modo di operare: non dipinge quasi mai lo sfondo. Ma il suo testamento riemerge indelebile dalla scena attraverso il realismo e la plasticità dei suoi protagonisti.
|
|
Home | Aste Calendario | Aste Top Lots | Aste Press | Recensioni Mostre Antiquarie | Cultura e Arte | News Mostre Antiquarie | Antiquari e Gallerie | Calendario Antiquario | Amarcord Antiquario | Restauro | Gli Articoli di EOS | Documenti Utili | Buon Vivere | Gli Archivi |
|
La testata Eosarte ed il sito
www.eosarte.it hanno assorbito tutti i contenuti di EOS-Mercanti
d'Arte e di www.eosmercantidarte.it |