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Libertà e silenzio: Aldo Rota a Roma di Isabella de Stefano Giannuzzi Savelli |
data : 28.09.2006 |
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Per la sua prima antologica romana nella galleria della Biblioteca Angelica, Aldo Rota ha mutato il suo fare pittorico, quello con cui lo avevamo conosciuto, apprezzato e ammirato: per una volta infatti quella energica, dinamica, così seducente esplosione cromatica che caratterizza i suoi quadri ha ceduto il passo al rigore essenziale del monocromo.
Un’introspezione spirituale dall’accento mistico pervade le opere dell’artista: non a caso il titolo della mostra si racchiude in un binomio, dove due parole solo apparentemente contrastanti racchiudono il significato più profondo della poesia dell’artista: Libertà e silenzio. Titolo insolito, che rimanda e richiama sensazioni quasi contrarie: può infatti il silenzio, spesso accomunato all’idea di una costrizione o di un obbligo convivere con la libertà pura? In queste ultime opere di Aldo Rota, il dualismo di questi elementi diventa una miscela perfetta, straordinariamente equilibrata. Silenzio infatti è quello che emana forse la nuova veste in bianco e nero, un silenzio che induce alla riflessione e alla meditazione, un silenzio quasi contemplativo che ci fa trattenere il respiro e che invita a fermarci, anche se per pochi, fugaci istanti. Avvolti da questa atmosfera silente, i quadri di Rota non gridano, ma sussurrano e ci piace ascoltare il respiro dei loro palpiti, penetrare la profondità dei loro vortici "segnici", perdersi nel bianco nitore della materia o lasciarsi catturare dall'oscurità elegante e profonda dei loro neri.
Ma dalle opere romane di Rota traspira un silenzio che non ha certo il sapore della costrizione o del limite, perché l'apparente monotonia del monocromo è interrotta dal segno abituale del suo pennello, estremamente libero e irrequieto, sciolto da ogni vincolo figurativo e sedotto dalla magia della materia. Così le superfici dei suoi quadri sono estremamente accidentate, attraversate da sciabolate veloci e fulminee che fermentano in una materia quasi “vulcanica”, generatrice di nuove forme e sostanze, che rivela nell’alternanza dei pieni e dei vuoti e in un gioco di depressioni e avvallamenti tutta la sua intrinseca carica esplosiva. Anche quando il maestro si abbandona alla scelta del tutto bianco o del tutto nero, la superficie delle sue opere non è mai del tutto intatta, mai del tutto liscia: ecco che alcune volte intravediamo la ruvida tramatura della tela, che quasi disturba il nitido candore del suo impasto. Una materia straordinariamente porosa si muove, esce fuori, vive e pulsa sul supporto, sembra quasi danzare a ritmo sfrenato, non vuole proprio rimanere ferma nel ristretto limite di un dipinto. Rota è un alchimista della materia, ci sorprende la sua abilità nel manipolarla e nel trasformarla a suo piacimento, quando vuole e come vuole, la sua capacità di rischiararla con una polvere di piccoli cristalli mischiati ai pigmenti: un pulviscolo luminoso che quasi vorremmo toccare per assorbirne la forza, dal sapore quasi magico. Come sottolinea il curatore della mostra, Victor de Circasia “gli artisti possono avere paura dell’imponenza del bianco e nero in quanto credono di non ricavare alcun apporto estetico da una scelta limitata… Anche i sensi sono costretti a compiere un salto per accettare la condizione della monocromia”, ma in questo caso, aggiungiamo, vale la pena rischiare. Informazioni utili: fino al 12 ottobre 2006, Galleria della biblioteca Angelica, Via di S. Agostino 13 Ingresso gratuito Orario: lunedì-venerdì 10.00-13.00; 16.00-19.00; sabato 10.00-13.00 Informazioni: www.aldorota.com Catalogo: corredato da 50 tavole a colori, bilingue, edito da ARTNEWS, a cura di Victor de Circasia con saggi di Lea Mattarella, Osvaldo Patani e Victor de Circasia.
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