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Dopo Belluno è la volta di Roma: Ippolito Caffi

A Palazzo Braschi oltre un centinaio di vedute tra cui gli splendidi “notturni” e un nucleo importante di disegni, acquarelli e preziosi taccuini di viaggio.

 

Di Isabella de Stefano Giannuzzi Savelli

The magnificence of “roman nights”from Ippolito Caffi are exhibited in Rome, in palazzo Braschi (Piazza San Pantaleo 1), with other beautiful  watercolours, canvas, drawings and unknown notebooks of his travels in all the world.

Ippolito Caffi e le luci del Mediterraneo: così recita il titolo della mostra che, dopo l'esposizione bellunese a palazzo Crepadona è giunta finalmente a Roma, dopo un'assenza di quasi dieci lustri dall'ultima rassegna romana dedicata al pittore.

Mai titolo di una mostra così indovinato, perché, in effetti, la protagonista dei quadri di Caffi è proprio la luce, un verbo declinato dall'artista in tutte le sue molteplici varianti: sia quella zenitale e cristallina delle albe primaverili, sia quella tempestosa e magicamente visionaria degli straordinari notturni oppure quella così malinconicamente struggente degli infuocati crepuscoli. E in questa poesia della luce risiede la capacità dell'artista, che riesce a tradurre sulla tela con i tocchi di un abile pennello tutta la mutevolezza delle condizioni atmosferiche, talvolta con distacco quasi fotografico, altre volte con una magia lirica e sentimentale che squarcia di gran lunga i confini della sua epoca.

Dalle opere in mostra emerge infatti il ritratto di una personalità poliedrica, che da una parte aderisce pienamente ai dettami classici della veduta italiana di matrice canalettiana, ma dall'altro anticipa anche il linguaggio impressionista, soprattutto in quell'attenzione perseguita sempre con assidua tenacia nell'osservare lo stesso luogo in momenti diversi della giornata e in diverse condizioni metereologiche.

Un percorso, questo di Caffi, che la mostra di Palazzo Braschi, ripercorre attraverso i luoghi che il pittore visitò durante la sua esistenza: un vero e proprio Gran Tour che non solo non  risparmiò quello che era il centro della visione di ogni artista o viaggiatore, vale a dire Roma, ma che tocca anche, e qui risiede uno degli aspetti più sbalorditivi della produzione caffiana, l'Oriente. Atene, Costantinopoli, Alessandria, il Cairo, Gerusalemme, Damasco sono solo alcuni di quei luoghi che l'artista annota  con il suo curioso pennello in quel meraviglioso album della sua vita, un festival di luce e colori.

Un itinerario quindi che inizia dalla città natale Belluno e si snoda attraverso le visioni della laguna veneta, di cui riesce a cogliere, per primo, le emozioni dei notturni con una partecipazione emotiva, che travalica di gran lunga la visione tradizionale ancorata al distacco olimpico di un Canaletto o alle tremule visioni nostalgiche del Guardi. Chi prima di lui riuscì a tradurre la magia luministica del cielo notturno squarciato dai brividi della luce lunare, come in Notturno veneziano o nella inedita Venezia, veduta del molo con i fuochi, dove riesce a descrivere perfino il tremolio dei riflessi lunari sulla superficie increspata dell'acqua, le cui onde sembrano fermarsi per sempre, sospese nell'incanto di una placida atmosfera senza tempo.

Altre volte i cieli notturni sono lacerati dalle fiamme dei fuochi artificiali, in una miscela esplosiva di rossi aranciati (Venezia, fuochi e nebbia in piazza San Marco), che in un sapiente gioco di controluce creano inquietanti ombre spettrali, come in Festa notturna a San Giovanni e Paolo o in Venezia, scena di carnevale.

Venezia e poi Roma ovviamente, con le sue rovine infuocate dai nostalgici tramonti e i suoi orizzonti a perdita d’occhio, imbevuti di luce. Ed è proprio questa luce che definisce le forme, che lambisce i monumenti, che plasma gli edifici nel nitore abbacinante del suo bagliore zenitale (Piazza di Monte Cavallo o del Quirinale; Veduta di Piazza San Pietro) . A sorpresa, Caffi ritrae anche una città negli squarci notturni, ripresa nell'eccitazione delle sue feste come in Festa dei moccoletti in via del Corso , negli interni "ossianici" del Colosseo o trasfigurata dalle pallide luci dell'alba (Ascensione in mongolfiera sulla campagna romana).

 

 

E poi ancora Genova, Napoli e le terre d'Oriente, di cui sembra di percepire la grevità polverosa e infuocata dell'aria (Il Cairo, il vento Simun nel deserto).

Quadri intrisi di ricordi e suggestioni perché, come sempre, l'autore descrive non solo con i tocchi del pennello, ma anche con quelli, così sensibili ed emotivi, dell' anima.

Informazioni utili:

fino al 2 maggio 2006, Roma, Palazzo Braschi;

martedì-domenica: 9.00-19.00, lunedì chiuso

www.mostracaffi.it - www.museodiroma.comune.roma.it

 

Ufficio Stampa Zetema Progetto Cultura - www.zetema.it

Patrizia Bracci : p.bracci@zetema.it - Sarah Cancellarlo d'Alena: s.cancellariodalena@zetema.it

 

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