Intervista al professor
Vittorio Franchetti Pardo, coordinatore convegno
internazionale su Arnolfo di Cambio e membro del Comitato
Nazionale per le celebrazioni del VII centenario della morte
di Arnolfo di Cambio
Di
Rebecca Romoli

Lei crede che dopo due anni di celebrazioni, la gente
conosca meglio la figura di Arnolfo?
Certamente, la somma delle iniziative che sono state
organizzate hanno fatto conoscere la figura di Arnolfo in
modo completo e ampio.
Ma
queste celebrazioni sono stata anche l’occasione per portare
alla luce tutti gli aspetti che riguardano i restauri e le
ricostruzioni di importanti monumenti scultorei
architettonici. Stiamo parlando di monumenti importanti come
quello del cardinale di Giullaume de Bray a Orvieto e la
Fontana degli Assetati di Perugia conosciuta anche come la
Fonte del “Grifo e del Leone” o Fontana di Arnolfo, grazie
alla ricomposizione di 5 marmi superstiti. Un’opera
monumentale che Arnolfo di Cambio eseguì all’inizio 1281 per
il Comune di Perugia e che originariamente era collocata nel
lato della Piazza Grande opposto alla fontana Maggiore.
L’opera rappresentava il buon governo della città, poiché
con la fontana veniva distribuita l’acqua ad ogni ceto
sociale.
Durante
queste celebrazioni sono nate anche ulteriori proposte di
interpretazione della facciata di Santa Maria del Fiore e
particolare interesse ha destato il presepe di Arnolfo di
Santa Maria Maggiore e la statua di Carlo D’Angiò a Roma.
Un
altro elemento riportato alla luce grazie alle
manifestazioni organizzate nel corso di questi due anni, è
il ruolo di Arnolfo dal punto di vista urbanistico,
soprattutto nelle “terre nuove del Valdarno”.
Come è nata l’idea di un convegno come evento conclusivo
delle celebrazioni arnolfiane?
Per
rispondere a questo domanda userò una metafora fotografica.
Il convegno, difatti, si muove sia con il grandangolo che
con un obiettivo macro e cioè da una panoramica generale e
completa sugli aspetti noti e non noti d Arnolfo si entra
anche in alcune tema specialistiche.
Per la
parte generale verrà trattato in modo approfondito da me,
dal professor Paolucci, dal professor Cardini e dal
professor Cadei, in che modo la figura di Arnolfo di Cambio
era coinvolta nella società, nella cultura fiorentina e
nell’architettura della fine del duecento inizi del
trecento.
Per i
temi più specialistici, invece, verranno affrontati i
problemi del restauro delle strutture e architetture del
tempo, le tecniche costruttive (per chiese, edifici pubblici
e fortificazioni) dell’età di Arnolfo, nonché gli aspetti
normativi presenti nella Firenze dell’epoca.
Quale giudizio dà a queste celebrazioni?
E’
stata un’ottima occasione per mettere a fuoco i problemi
critici e storiografici che riguardano l’età di Arnolfo. In
questo senso, penso che le mostre aperte ed i convegni
organizzati hanno diffuso su vasta scala e non solo per gli
addetti ai lavori, il genio del maestro di Colle Val d’Elsa.
Il mio
giudizio è molto soddisfacente, perché questo celebrazioni
costituiscono un buon punto di partenza per ulteriori
approfondimenti sulla vita e le opere di Arnolfo. Buono
anche il grado di sintonia e le sinergie che si sono create
sia a livello italiano che europeo e internazionale con il
mondo della cultura e dell’arte. Grazie, infatti, agli
eventi organizzati in questi due anni, molti sono i
contatti nati con le Università europee ed americane e con
istituzioni culturali di primo piano sulla scena mondiale.
Sul Convegno leggi:
Da
domani un convegno internazionale su Arnolfo di Cambio
Su
Arnofo leggi: “Arnolfo, alle origini del rinascimento
fiorentino”, di Barbara Rosati