Kaurismaki e Gatlif: il finnico intimista e il vulcanico gitano.
“Transylvania” e “Luci nel Crepuscolo”, le ultime opere di due fra i migliori registi europei acclamati a Cannes

 

di Mauro Diluca

www.eosarte.it

data : 04.07.2006

Poco noti al grande pubblico, Tony Gatlif e Aki Kaurismaki hanno più di qualcosa in comune. Possiedono uno stile in regia molto personale e riconoscibile, che, se da un lato li rende difficilmente imitabili, dall’altro rischia di essere ripetitivo e autoreferenziale. Fanno del viaggio, pur se in modo radicalmente diverso, un punto centrale del rispettivo lavoro. Raccontano di relazioni umane molto particolari, disegnate con poesia, humour e una buona dose di surrealismo.

I loro ultimi film che qui recensiamo, presentati nella recente edizione del Festival di Cannes, dovrebbero avere buone possibilità di entrare nella programmazione della prossima stagione. Presenza quasi scontata per Kaurismaki, più noto al pubblico nostrano e meritevole dell’ottimo giudizio di critica e pubblico sin dall’anteprima festivaliera. Più di un’incognita su Gatlif, anche se possiamo confidare nel precedente positivo, “Exils”, che riuscì un poco a dissipare la nebbia che avvolge la produzione del regista rom franco-algerino in Italia.

TRANSYLVANIA – di Tony Gatlif

Due ragazze partono nel tentativo di ricucire una storia d’amore nata in Francia, cercando il futuro padre del bambino che Zingarina (Asia Argento), vulcanica e cosmopolita cittadina di origine italiana, porta in grembo. Si dice che il papà, musicista un po’ zingaro, un po’ rumeno, un po’ ungherese, sia tornato in Transilvania dopo un’espulsione amministrativa. Quando però le giovani lo incontrano in uno degli innumerevoli festival-rituali che incrociano in questa regione meticcia per antonomasia, la verità sarà tutt’altra. Di qui il vorticoso viaggio a spirale della protagonista, tra solitudine, passione e soprattutto tanta musica suonata da variegata umanità.

      

L’ultima opera di Gatlif mantiene il grande stile del (che si sappia) unico regista romani dell’intero pianeta. Viaggi e vagabondaggi, con la costante di una splendida musica (molto più sanguigna di Bregovic, tra i rituali di possessione algerini di “Exils”, le chitarre manouche di “Swing”, le cantanti rumene di “Gadjo Dilo” e lo stesso “Transylvania”). Ricerca di sé e delle proprie radici multiculturali, fanno dei film di Gatlif splendidi esempi di opere giocose, divertenti, autentiche e voracemente vitali. Pellicole transculturali, che attingono dove sovente le storie hanno principi di emarginazione e epiloghi tutt’altro che a lieto fine, capaci di comunicare la bellezza dell’incontro fra umani, territori, tradizioni e generazioni,

Peccato che “Transylvania” non riesca a convincere fino in fondo, soprattutto a livello di soggetto e sceneggiatura. Lo spettatore che conosce l’opera di Gatlif potrebbe avere l’impressione, passata la metà della proiezione, che ci sia più esercizio di stile che effettivamente una vision originale, pimpante e ammaliante, come era invece apprezzabilmente accaduto fino a “Exils”. Qui invece si torna pedissequamente su orizzonti e percorsi prevedibili, che rischiano a tratti di scadere nel melodramma ad effetto.

Tutto da studiare è infine il caso Argento. I critici italiani sono forse un po’ troppo pregiudizievoli, l’immaginario legato alla attrice è piuttosto ingombrante, ma lasciamo allo spettatore accorto e interessato al gossip questo giudizio.

TRANSYLVANIA: Regia:Tony Gatlif; soggetto e sceneggiatura: Tony Gatlif; interpreti: Asia Argento (Zingarina), Amira Casar, Birol Unel; origine: Francia; durata: 103’

 

Segue a Pagina 2: Luci nel Crepuscolo

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