Sarà Paolo Nicchi, DS, il nuovo Presidente della Fiera Antiquaria di Arezzo

L’annuncio sarà dato domani mattina.

Attesa nel mondo antiquario per il suo programma di lavoro

PLP

www.eosarte.it

data : 19.01.2007

Ad Arezzo la Fiera è appannaggio della politica, e dunque del maggior partito della coalizione di centro sinistra, i DS, come prima era di Forza Italia.

Questo quanto si ricava dopo la girandola di nomi, a partire da quello poi bocciato dal Mibac per incompatibilità, di Paola Refice, funzionaria della Soprintendenza, anch’essa nelle liste dei DS, come quello che verrà ufficializzato domani quando, salvo davvero improbabili sorprese, sarà Paolo Nicchi, ex Vice Sindaco, ex Assessore alla Cultura, ex Assessore all’Urbanistica ad essere nominato nuovo presidente della manifestazione.

Intanto si parla di rilanciare la promozione e la comunicazione della manifestazione, anche se ad onor del vero, la precedente presidenza di Marco Ungarelli sotto questo aspetto se ne occupava piuttosto bene, ed anzi gli si rimproverava di puntarci troppo, trascurando invece altri aspetti importanti, come le strutture logistiche, la qualità delle collaterali la mancanza di un rapporto convincente con il mondo degli operatori del settore.

Evidentemente la nuova presidenza dovrà avere non solo un forte appoggio dell’Amministrazione e delle forze economiche ed istituzionali della città, ma si auspica sia in grado di porre in essere una forte collaborazione con il settore interessato, per  affrontare anche problemi annosi, accoglienza e strutture a disposizione della manifestazione, cioè per gli operatori e visitatori, ossia quelli mai affrontati in maniera strategica e di prospettiva

Ma i problemi non sono certo solo quelli, anzi sarebbe pericoloso pensare che risolti quelli la Fiera automaticamente riparta, come chi conosce questo tipo di manifestazioni sa bene.

Ridotte a richiamo turistico di appeal decrescente, le circa 500 fiere antiquarie italiane (mentre le Mostre Antiquarie sono oltre 100) soffrono nell’insieme di un problema di invecchiamento: formule obsolete, offerta confusa, normativa frenante e contraddittoria, scarso ricambio generazionale fra gli operatori, interesse decrescente del mondo collezionistico (che ha ormai decine di operazioni specialistiche a disposizione in ogni parte d’Italia), scarsa propensione agli acquisti, accresciuta coscienza dei diritti dei consumatori (che vogliono sentirsi più protetti), ma sopratutto un profondo cambiamento dei gusti dell’italiano medio che sente molto meno il fascino delle cose antiche, che del resto in queste manifestazioni, invase da anni da merci di ogni tipo, rappresentano ormai la minoranza dell’offerta, con le dovute eccezioni ovviamente.

Una cosa è avere rispetto per l’arte, altra cosa è amarla al punto di comprare e portare a casa un piccolo pezzo di cultura e di storia, come un recente studio dell’Università di Siena spiegava. E difatti gli stessi italiani che fanno la coda per Parmigianino o Antonello da Messina, poi vanno da anni in numero crescente all’Ikea per arredare le loro case, si formano opinioni davanti al Grande Fratello, evitano i libri d’arte fino a quando non sono da Reminders, come gli editori sanno bene, e via dicendo.

Come ben lasciano capire i 2 Report di Nomisma sull’argomento (vedi in Documenti Utili del sito) l’acquisto di pezzi d’arte di fascia bassa, media e medio alta è quella che attraversa le maggiori difficoltà di mercato, trovando solo la fascia alta, sempre più rara, buone possibilità di collocazione, anche se a prezzi notevolmente inferiori al mercato internazionale, mentre non ha visto ancora la luce la promessa fiscalità di favore per l’arte ( vedi on. Enzo Carra e dichiarazioni di Salvatore Settis), necessari da anni per dare probabilità di soluzione alla lunga crisi dell’intero settore.

Nessun Albo Professionale e nemmeno uno straccio di Elenco (come almeno i restauratori hanno avuto) a qualificare la categoria, nessuna operatività alla Direttiva Europea del 92 sulle soglie di valore per le esportazioni di beni culturali, nessun lavoro istituzionale per il rispetto e diffusione della normativa sulla certificazione di Garanzia, e via via, per un elenco lunghissimo, ben noto a chi opera nel settore.

Sia chiaro che quindi non siamo di fronte ad un problema solo aretino, ma è indubbio che il nuovo gruppo a capo della manifestazione, quest’anno è il suo 40esimo, ossia una di quelle storiche in Italia, ha il diritto/dovere di giocare bene le sue carte per il rilancio in ogni sede, così come altre manifestazioni stanno tentando, soprattutto nel nord ma non solo, per mantenere almeno la loro fetta di mercato e contenere la lunga e complicata crisi del settore.

Sotto questo profilo la competitività è altissima fra le città d’arte e sempre più serrata, anzi senza esclusione di colpi, come tutti gli osservatori vedono. La coperta è corta e ciascuno si salva come può.

E qui, seppur fondata da un antiquario, Ivan Bruschi,  che la fece decollare fino agli inizi anni novanta,  la Fiera Antiquaria di Arezzo è ormai da circa 15 anni appannaggio della politica che, sia con giunte di centro sinistra che di centro destra, non è riuscita ad invertire la tendenza al ridimensionamento.

In comune i due schieramenti hanno avuto anche un altro punto: NON prestare attenzione alle necessità ed alle critiche degli operatori, trattati spesso come dei facinorosi disturbatori, contentandosi di una stampa locale tutto sommato favorevole.

Certamente il mondo politico-istituzionale ha a disposizione leve che i mercanti non hanno assolutamente per rilanciare una manifestazione del genere, ma soffre spesso di mancanza di velocità di percezione rispetto al mondo reale, ove cambiano i termini dei problemi di giorno in giorno e si rendono rapidamente antiquati parametri di giudizio che prima sembravano intangibili e consolidati.

Del resto non sono cambiate le stagioni?

Rispetto alla gestione della Fiera di Arezzo le proteste e le segnalazioni di profondo malessere, addirittura di degrado della manifestazione, sono ormai ultradecennali, e c’è chi nel mondo antiquario della città, ma anche nel mondo antiquario italiano,  ben le ricorda quando ad esempio nella seconda metà degli anni novanta diversi antiquari ( fra gli altri Pasquale Velona, allora Presidente degli antiquari toscani e di molte importanti manifestazioni del settore) proposero di togliere la dizione di “Antiquaria” alle manifestazioni, anche a quella di Arezzo,  in cui l’antiquariato sembrava diventato ormai un optional, perché lesiva della percezione di cosa il grande pubblico finiva ad  intendere con questo termine.

Ma c’era anche allora chi nel mondo politico locale, diceva invece che tutto andava bene, che la Fiera era bella come manifestazione folkloristico-turistica, che non andava toccato proprio niente, che in fondo la filosofia doveva essere quella che “ tutto a diecimila è bello”, che gli antiquari si lamentavano anche perché erano degli inguaribili bastian contrari individualisti. E almeno su questo ultimo punto è difficile non concordare, mentre sugli altri assolutamente no.

Questo accadeva circa 10 anni fa , e da allora tutto è cambiato e comunque serve a poco dire che erano i mercanti più attenti ad avere ragione, come il tempo ha chiaramente dimostrato. Magari chi allora diceva che tutto andava bene si sarà accorto con gli anni che certe sue valutazioni erano quanto meno ottimistiche e certamente non percepivano i cambiamenti in atto allora.

E gli antiquari della città? Una  reazione corale non c’è ancora stata, anche se diversi capannelli si formano nei due punti nevralgici della Arezzo antiquaria, Via Cavour e Piazza Grande.

Per dovere riportiamo che in diversi ieri leggendo la cronaca de la Nazione che diceva “.. e quindi sarà Paolo Nicchi incoronato nuovo re della Fiera…” commentavano canticchiando”…e sempre allegri bisogna stare che il nostro piangere fa male al Re...”

Scherzano a denti stretti e fanno il loro castigat ridendo mores, ma tutti riconoscono che quella toccata a Paolo Nicchi è una carica davvero scomoda, persino per un politico navigato come lui.

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nel sito www.antiquarifimaarezzo.it una preghiera ai politici in 15 punti dal titolo significativo: Non ci resta che piangere?(leggi).

 

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