Bergamo

Arte invisibile: la Nan°arte

di Francesca Guerisoli

www.eosarte.it

data : 17.10.2007

“I visitatori troveranno ad accoglierli non prodotti artistici aperti ai loro sguardi, ma prodotti tecnologici – microscopi e altre apparecchiature ottiche – chiusi alla loro immediata fruizione”. Così Mauro Carbone prepara il pubblico allo spaesamento che avrà nel momento in cui entrerà nella sala allestita per la mostra Nan°arte. Vedere l’invisibile, fino al 21 ottobre a Palazzo Frizzoni a Bergamo.

E’ infatti solo con l’ausilio del microscopio che le 8 opere di questa prima mostra al mondo di Nanoarte si renderanno visibili. Oltre le colonne d’Ercole, una serie di impronte di dimensioni micrometriche litografate su una superficie di silicio, rappresentante il viaggio dell’uomo verso un mondo sconosciuto, è  l’opera che apre la visita ad un mondo nuovo per l’arte. Ed è anche la prima opera di Nanoarte, creata nel 2005 a Torino in collaborazione col Politecnico, un’arte inscindibile dalla tecnologia e dalla scienza nata dall’incontro degli artisti Alessandro Scali, Robin Goode e Grit Ruhland con la nanotecnologia.

Questa volta la tecnica non è semplice “protesi” che incrementa le potenzialità dell’artista –afferma Stefano Raimondi, curatore della mostra e promotore di questa nuova arte- ma è parte integrante dell’opera, “è inscindibile da essa nella fase del processo creativo”. Scienziato ed artista lavorano insieme per la creazione di un prodotto artistico invisibile a occhio nudo, la cui unità di misura è quella utilizzata per atomi e molecole!

Ed è questa la contraddizione insita nella Nanoarte: di un’arte visiva viene proposta la non-visione: anche con l’ausilio del microscopio, infatti, l’opera viene solo suggerita, imponendo implicitamente all’osservatore di ri-creare l’opera, di divenire co-autore nel suo processo di definizione.

E’ per veicolare nuovi punti di vista, nuove interpretazioni del mondo che gli artisti Robin Goode e Alessandro Scali utilizzano la nanotecnologia. Essa è il mezzo più adatto per comunicare, ad esempio, l’invisibilità di un intero continente nel caso dell’opera Actual Size, in cui vengono tracciati i contorni dell’Africa su di un vetrino, invisibile ad occhio nudo ma ben evidente al microscopio, come allusione all’Africa “reale” di cui non vogliamo vedere gli enormi problemi. O una sfida alle leggi di Dio in Cammello, in cui un cammello passa dalla cruna di un ago, come opposizione al detto del vangelo (tra l’altro erroneamente tradotto dall’arabo).

Grazie a questa tecnologia è inoltre possibile realizzare opere che siano visibili solo in certi punti della superficie e solo a seguito di un’interazione con il pubblico. Così Fiato sprecato appare dopo che lo spettatore abbia soffiato su una piccola lastra di vetro nella quale sono inscritti miliardi di nanoparticelle che vanno a comporre una scritta indicante i numeri di respiri che mancano alla fine della sua vita, come a dire che dobbiamo sbrigarci ad affrontare i problemi che ci circondano e non sprecare né tempo né fiato.

Fare esperienza della Nanoarte è quindi oltrepassare il limite della non-visibilità attraverso un mezzo tecnico creato dall’uomo, è come spingersi oltre le colonne d’Ercole del visibile per accedere a un mondo che apparentemente non esiste ma che proprio per questo quando viene percepito induce a riflettere in modo ancora più consistente su questioni particolarmente attuali e importanti.

Nan°arte: vedere l’invisibile |fino al 21 ottobre 2007 | Bergamo, Palazzo Frizzoni (Comune di Bergamo, Piazza Matteotti 27) | Ingresso libero | E’ consigliata la prenotazione al tel. 035.215992 | www.bergamoscienza.it www.nanoarte.it www.nanoart.it | Catalogo Skira.

 

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