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In occasione della
52. Esposizione Internazionale d’Arte, la Fondazione Mudima presenta
fino al 21 novembre 2007 presso il Palazzo Palombo Fossati, “RESONANCE”
dell’artista Lee Ufan. Lee Ufan, artista coreano fondatore del gruppo
Mono–Ha, vive in Giappone ma è un nomade che ha saputo coniugare insieme
il linguaggio delle avanguardie occidentali e la cultura di quelle
orientali. Aggirando il ready..made del cartesiano Duchamp ed il taglio
del barocco Fontana, Lee Ufan sostituisce al principio di
rappresentazione quello di presentificazione, in un percorso che corre
dagli anni Sessanta, sculture e installazioni, alle "Corrispondenze"
degli anni Novanta, fino alle pitture di oggi. Senza contrapposizioni ha
fondato un incrocio spazio..temporale sostituendo al concetto di forma
quello di "struttura", a quello di spazio quello di "campo", quale
sistema di relazioni aperte a sviluppi che tendono a coniugare il pieno
e il vuoto insieme. L'intera ricerca di Lee Ufan è una messa in crisi
dell' "objet trouvé" e della sua metafisica: una forma morta scontornata
nello spazio estetico e sottratta alla vita. Invece Lee Ufan non
rappresenta ma "presentifica" un'idea di temporalità attiva che sostiene
l'incontro dell'artista col mondo e dell'opera con lo spettatore. Ora
una "tache" si irradia sulla superficie attiva di una pittura che
sviluppa l'epifania di un incontro con il pubblico. Ora realizza pitture
in cui egli è totalmente artefice del tutto. I segni orchestrati sulla
tela hanno una tensione, un percorso e una durata spaziale giocati nel
segno di una misura standardizzata a mano. Una misura memorizzata da un
gesto che non dimentica precisione ed energia, scorrevolezza artigianale
e geometria dell'estensione. Spesso questi spazi costituiscono degli
architrave della visione, nell'ordine di due o tre organizzano il campo
spaziale in termini di essenzialità visiva tesa ad evidenziare
precisione ed indeterminazione, costrizione e potenziale modificazione.
L'artista sembra voler dare al forte segno tracciato sulla superficie
pittorica l'incisivo volume dell'oggetto o materia adoperata
precedentemente nelle sue installazioni.
La forza del tracciato serve proprio ad intensificare il momento dell'incontro tra l' opera e lo spettatore mediante un intreccio tra tempo e spazio, dimensioni entrambe necessarie per realizzare il valore dell'arte, quello della "presentificazione". Ecco che Lee Ufan risolve il problema della immortalità dell'opera senza voler ipotecare il futuro, piuttosto fondando la persistenza del presente. Estendere il presente diventa per l'artista orientale un modo di eliminare da una parte il patetico sistema di previsioni del futuro e di ipotecare invece.. attraverso una diversa dimensione dello spazio.. un campo così vasto da accogliere il tempo del suo battito costante. Orario: 10:00 – 18:00 (chiuso il lunedi’) |
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