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GIORGIO GRIFFA è
nato nel 1936 a Torino, dove vive e lavora. È uno dei principali
esponenti di quella tendenza, nata sul finire degli anni Sessanta,
chiamata genericamente anti-forma, che in Italia con riferimento
specifico alla pittura fu denominata Pittura Analitica o Pittura
Pittura. La sua è una pittura fatta di segni spogliati di significato ed
interrotti, che lasciano essenziali tracce sulla tela, la memoria della
pittura si sovrappone alla memoria personale dell'artista. Le opere di
Giorgio Griffa sono tele senza telaio, sulle quali il colore diventa il
tramite di un’azione, e la traccia l’effetto di un pensiero. Le opere
vengono appese direttamente alle pareti, questo allontanamento dagli
elementi classici della pittura suggerisce un’idea di transito, di
scorrimento, di movimento, che attraversando la pittura e proseguendo
nello spazio che la circonda dà ad essa la qualità del finito, del non
finito e dell’infinito.
Oltre alla partecipazione a numerose rassegne nazionali e internazionali dedicate alla pittura aniconica, tra le sue più importanti esposizioni ricordiamo Prospekt (Düsseldorf, 1969 e 1973), Processi di pensiero visualizzati - Junge Italienische Avantgarde (Lucerna,1970), la sala personale alla Biennale di Venezia (1980) e la partecipazione Contemporanea (Roma, 1973), Geplante Malerei al Westfälischer Kunstverein di Münster (1974), L'Informale in Italia alla GAM di Bologna (1983), Astratta a Palazzo Forti a Verona (1988), Aspetti della Pittura Italiana al Museo di San Paolo (1989), Pittura Italiana da Collezioni Italiane al Museo di Rivoli (1997). Nel 2001 e nel 2002 la GAM di Torino gli dedica due importanti mostre. Nel 2004 espone a Pittura 70. Pittura pittura e astrazione analitica, alla Fondazione Zappettini di Chiavari, Galleria d’Arte Moderna di Gallarate, Istituto Italiano di Cultura a Praga, Istituto Italiano di Cultura a Londra. Il suo rapporto con la Galleria Fumagalli inizia con la personale del 1975 e un catalogo con testo di Giovanni Maria Accame. Nel 1995 la stessa galleria cura l’edizione Di segno in segno, con testi di Griffa e di Martina Corgnati, per la mostra al Palazzo Racani-Arroni a Spoleto. La collaborazione con l’artista prosegue con il volume dedicato al suo lavoro dal 1968 al 1980. Il libro, con testi di Marco Meneguzzo e Luca Massimo Barbero, ha accompagnato le esposizioni del 2005 all’Institute Mathildenhöhe a Darmstadt, alla Kunsthalle di Aschaffenburg e al Museo della Permanente a Milano.
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