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Milano Daniele Puppi. Una Fatica per l’Hangar Bicocca Rumori assordanti ed uno spazio che avvolge prepotentemente il visitatore caratterizzano Fatica N. 16, un’opera tesa a sovvertire i nostri sensi. Senza voler narrare nulla, perché non c’è nulla da interpretare… di Francesca Guerisoli - francesca.guerisoli@yahoo.it
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data : 15.02.2008 |
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L’area dell’Hangar, in questo modo, non è più un enorme vuoto di un solido edificio industriale, ma un ambiente fluido, mosso dalla video-installazione, dal rumore assordante, che costringe il visitatore a percorrerlo, a tastarlo, ad annusarlo. E camminandovi attraverso si entra a far parte dell’opera, nata proprio per avere un senso estetico e non narrativo, sovvertendo alla natura propria del mezzo video. “Non c’è narrazione” – afferma infatti Daniele Puppi - “nel mio lavoro, non c’è inizio, non c’è fine, e non c’è niente da interpretare”. E’ l’emozione, e solo quella, la chiave di lettura dell’opera e delle sue precedenti Fatiche.
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