Milano

Daniele Puppi. Una Fatica per l’Hangar Bicocca

Rumori assordanti ed uno spazio che avvolge prepotentemente il visitatore caratterizzano Fatica N. 16, un’opera tesa a sovvertire i nostri sensi. Senza voler narrare nulla, perché non c’è nulla da interpretare…

di Francesca Guerisoli - francesca.guerisoli@yahoo.it

 

www.eosarte.it

data : 15.02.2008

Casella di testo: Spazio e opera legati inscindibilmente. Questo il punto cruciale dell’installazione video-sonora che Daniele Puppi (Pordenone, 1970) ha realizzato per Hangar Bicocca. Un’opera site-specific, che non può vivere all’infuori dello spazio per cui è stata pensata. Suoni, anzi, frastuoni e immagini bidimensionali che, proiettate da e verso punti differenti dello spazio ex-industriale, avvolgono il visitatore e lo conducono ad uno spaesamento. 
E’ la proiezione ripetuta di un’azione di cui è l’artista stesso il protagonista, un’azione apparentemente senza un senso logico se non quello di stimolare i nostri organi percettivi. Si tratta di proiezioni frammentate di una registrazione a inquadratura fissa  che ha come sfondo lo spazio stesso in cui vengono ora proiettate. Un ambiente che si ritrova così moltiplicato e, di conseguenza, avvolge prepotentemente il visitatore per divenire uno spazio “altro”, sia in senso fisico sia mentale.
Ed è già altro da sé il capannone dell’Hangar Bicocca che contiene e insieme diventa parte integrante dell’opera di Puppi: l’edificio ex-industriale, eretto dalla Società Ernesto Breda ai primi del ‘900, passato poi all’Ansaldo e oggi di proprietà del gruppo Pirelli. Uno spazio riconvertito in luogo per l’arte, estremamente interessante proprio per il suo non essere neutro, in cui è ancora particolarmente pregnante la connotazione di luogo del lavoro. Ed è proprio questa caratteristica che ha entusiasmato l’artista nella realizzazione della sua video-installazione: le lamiere vibrano alla proiezione dell’opera di Puppi come non troppi decenni fa potevano vibrare all’utilizzo dei macchinari industriali qui collocati. Il cemento, i pilastri in ferro, i mattoni che costituiscono l’architettura dell’edificio che precede il capannone con “I Sette Palazzi Celesti” di Anselm Kiefer sono immersi in un buio rotto dai guizzi luminosi del video, proiettato in modo zig-zagante di fronte, ai lati e sopra la testa del visitatore, rendendo così una forte sensazione psichedelica.


l’architettura dell’edificio che precede il capannone con “I Sette Palazzi Celesti” di Anselm Kiefer sono immersi in un buio rotto dai guizzi luminosi del video, proiettato in modo zig-zagante di fronte, ai lati e sopra la testa del visitatore, rendendo così una forte sensazione psichedelica.
 l’architettura dell’edificio che precede il capannone con “I Sette Palazzi Celesti” di Anselm Kiefer sono immersi in un buio rotto dai guizzi luminosi del video, proiettato in modo zig-zagante di fronte, ai lati e sopra la testa del visitatore, rendendo così una forte sensazione psichedelica. 
 

 

L’area dell’Hangar, in questo modo, non è più un enorme vuoto di un solido edificio industriale, ma un ambiente fluido, mosso dalla video-installazione, dal rumore assordante, che costringe il visitatore a percorrerlo, a tastarlo, ad annusarlo. E camminandovi attraverso si entra a far parte dell’opera, nata proprio per avere un senso estetico e non narrativo, sovvertendo alla natura propria del mezzo video. “Non c’è narrazione” – afferma infatti Daniele Puppi - “nel mio lavoro, non c’è inizio, non c’è fine, e non c’è niente da interpretare”. E’ l’emozione, e solo quella, la chiave di lettura dell’opera e delle sue precedenti Fatiche.

 

  


Daniele Puppi. Fatica N. 16| dal 31 gennaio 2008 al 9 marzo 2008|a cura di Federica Schiavo| Hangar Bicocca - Via Chiese, 20126 Milano| Orario: da martedì a domenica ore 11-19; giovedì ore 14.30-22|Ingresso: gratuito| Info: tel. +39 0285353176; fax +39 0285354364; info@hangarbicocca.it; www.hangarbicocca.it

 

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