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“E’ insomma un accampamento abusivo, come la mia opera […] sento fortemente che c’è una analogia tra il senso della mia azione installativa (quindi della mia opera) e quello dell’azione permanente a cui si partecipa svolgendo le proprie attività in questo luogo o assistendovi”. Ancor più mirato è il piano metaforico dell’installazione video scelta per questa prima tappa dal titolo Auto-Poiesis Activity, la quale ponendo in forma audiovisiva il principio biologico dell’autopoiesi come ciò che accomuna atomi, cellule, organi del corpo ed ecosistemi (vedi Maturana e Varela), riassumibile (semplificando) nell’autoproduzione e autorganizzazione dei sistemi viventi tramite un continuo processo di scambio che ne muta la struttura ma non l’identità, si ricollega metaforicamente alla natura degli spazi (come il cantiere tiburtino) aperti all’interazione ed allo scambio con la popolazione: “proprio come nel corso delle attività nell’esistenza degli enti questi lasciando tracce di sé, vanno mutando l’ambiente da cui sono al contempo mutati, così accade nella struttura del cantiere sociale, organismo continuamente mutato dalle iniziative che accoglie”. Strangis riprende una performer nel pieno di una quotidiana esercitazione di giocoleria che interpreta come “danza indotta” (rifacendosi ancora una volta all’autopoiesi che esclude ogni finalismo nelle attività degli organismi) in quanto i movimenti del corpo nello spazio/ambiente non sono fini ad essi stessi, pensati direttamente per la danza, ma conseguiti dall’intento di muovere nello spazio un corpo altro che diviene protesi, prolungamento del corpo nella spazialità… Lavorando con i software pone nel medesimo riquadro frammenti temporali della particolare attività coreografica ottenendo un effetto di moltiplicazione di tracce corporali nello spazio-tempo, le quali mutano al contempo continuamente il corpo della performer e l’ambiente stesso rendendo nel linguaggio dell’audiovisione il processo autopoietico. Il tutto proseguendo il lavoro di ricerca (caposaldo della sua poetica) riguardo alla creazione di “metafore concrete dei processi di esistenza”. La mostra è realizzata con il patrocinio del MLAC (Museo Laboratorio di Arte Contemporanea dell’Università “La Sapienza” di Roma). Orario:17:30 – 21:30 |
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