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Dopo le
recenti esposizioni di Roma (2006), di Verona (2006) e di Firenze
(2007), che hanno consentito di prendere visione del grado sempre
crescente della lezione pittorica di Vasco Bendini, sabato 16
febbraio 2007 alle ore 18,00 presso gli ambienti della galleria in via
Bruno Longhi, 6 si aprirà la mostra, curata da Giuseppe Niccoli, del più
recente ciclo di opere di Bendini, che resterà aperta al pubblico fino
al 10 aprile 2008.
L’organica, attualissima creazione del pittore, definita da cinque
grandi tele, concepite nel comune denominatore di un’idea tanto
enigmatica quanto attraente, si pone come intenso paradigma sui momenti
qualificanti l’esistenza antropologica individuale entro la più vasta
dimensione di carattere universale.
Le
immagini delle opere, ancorché svincolate da ogni possibile riferimento
o richiamo iconografico nell’apertura percettiva dello spazio e del
colore, non rinunciano alla facoltà evocativa che resta presente in
ognuna delle opere.
Articolate e scandite tra le temporalità della ‘nascita’ e della ‘vecchiaia’,
le opere dischiudono la malia dell’enigma stesso della vita. Ma se
questa è la lettura a cui è possibile ricondurre l’intero episodio
odierno della pittura di Bendini, esso in realtà si sottrae a ogni
possibile ‘narrazione’ per affermare l’irriducibile pronunciamento del
linguaggio visivo delle immagini, le quali non si lasciano surrogare da
qualsivoglia altro medium che si interponga tra loro e i sensi di chi le
osserva. Un linguaggio, nel caso della pittura di Bendini, di estrema
rarefazione e sintesi, tanto libero e decantato da sollecitare
un’attenzione durevole e meditativa. La pittura di Vasco Bendini, com’è
noto, dopo aver contribuito con esiti originali e di forte impronta
individuale alla vitalità di tutta la vicenda ‘informale’, dagli anni
Cinquanta ai Sessanta, e dopo le esperienze di integrazione di una
gestualità artistica comportamentale nella concezione della pittura a
partire dal ’66, ha avuto modo di essere ampiamente conosciuta in
occasione della XXXII e della XXXVI edizione della Biennale di Venezia
(1964 e 1972). E se in quelle decadi si distinguono, tra le altre, le
riflessioni critiche sul suo lavoro di Francesco Arcangeli, Maurizio
Calvesi e Giulio Carlo Argan, negli anni Ottanta è Emilio Villa che, nel
presentarlo alla galleria L’Attico, coglie precocemente, con la sua
temeraria ‘voce aforismatica’, la coraggiosa volontà di Bendini di
rimettere in questione l’intero arco delle sue intuizioni e delle sue
essenziali formulazioni, mosso da nuovi impulsi di ampiezza cosmogonica.
Nonostante l’attitudine solitaria e riservata nel partecipare agli
sviluppi delle più importanti interrogazioni estetiche della seconda
metà del Novecento, Bendini non ha mancato mai, sino ad oggi, di fornire
significativi moti della sua presenza, rendendo concreto e stimolante il
suo contributo. Ne è prova questo ulteriore ciclo di disarmante
freschezza, pregno di senso e di drammatica urgenza. Accompagna la
mostra una pubblicazione con le immagini delle opere e un testo critico
di Bruno Corà.
ORARIO: 10.00-12.30 / 16.00-18.30 escluso lunedì e festivi |