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Mostre, Milano: Effimera di Felipe Aguila alla galleria One Piece Art |
data : 26.03.2008 |
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Questa frase emblematica, tratta da una animazione giapponese, enfatizza la percezione dell’artista che l’assenza di ricordi sia equivalente ad una sorta di azzeramento della vita. Il video, in effetti, è caratterizzato da una narrazione fatta di frammenti di discorsi, legati l’uno all’altro dall’immagine della pianta in primo piano e da una sonorizzazione, elaborazione digitale di vecchie registrazioni provenienti dalla memoria passata dell’ artista, che fa da contrappunto acustico alle parole pronunciate dalle voci fuori campo. Filum, proiettato su due monitor posti l’uno di fronte all’altro, costringe chi guarda ad una visione intermittente per seguire appunto il “filo” che lega le immagini. La visione parallela, ma al tempo stesso diacronica dei due video, alla cui forte essenzialità narrativa contribuisce la scelta del bianco e nero, ha qualcosa di molto cinematografico. Questa dimensione, in Filum, è sottolineata da un sonoro tutto in presa diretta. Il video è un racconto per immagini che scorrono in parallelo. Da una parte un uomo maturo che avanza nonostante il forte vento caldo di un deserto, dall’altra un uomo più giovane che cammina in una situazione metereologicamente opposta, tra i ghiacci di un paesaggio di montagna. Il deserto di Atacama, nel Cile settentrionale, da un lato, il Parco del Gran Paradiso, in Italia, dall’altro. A partire da queste due
immagini, il discorso sulle radici e quindi sulla memoria e
sull`identita`, si sviluppa attraverso un montaggio che in parallelo
segue le due figure maschili in diversi momenti della giornata, passando
da una dimensione domestica ad una pubblica, da una lavorativa ad una di
svago, da una di solitudine ad una di folla. La chiave di lettura di
Filum, video il cui titolo è significativamente in latino, è in effetti,
in quei brevi frames in cui, oltre all’aggettivo italiano effimero, che
dà il titolo alla mostra, viene scritta in forma di appunti l’etimologia
di parole spagnole significative come recordar (recordare), nombre (nomen
– nomn) e raiz (radix), su un foglio a righe su cui si legge
l’intestazione del Banco del Estado del Chile e, parallelamente, quella
delle corrispondenti parole italiane, su un foglio a quadretti. In
sottofondo, a basso volume, della musica classica diffusa da una radio.
Nei poco più di sei anni che vivo lontano dal posto dove sono cresciuto
– spiega l’artista – mi rendo conto che il mio modo di pensare è
cambiato non solo dal punto di vista linguistico, ma che anche il senso
di appartenenza verso una certa cultura si indebolisce, come se mi
trovassi fuori da qualsiasi contesto. Questo stadio mi permette di
guardare le cose con una certa distanza, la distanza di chi si trova
fuori e non in mezzo alle cose. Orario: dal martedì al
sabato dalle 15:30 alle 19:30 |
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