Antichi Maestri Pittori di Giancarlo Gallino, Ezio
Benappi e C.
Alessandro Algardi (Bologna 1598 – Roma 1654),
Estasi di San Filippo Neri, terracotta, 1635 – 1636,
h. cm 41, b. cm 25x14,5
W. Apolloni Arte Antica e Maestri Contemporanei di
Fabrizio Apolloni
Hubert Robert (1733 – 1808), Monaco eremita in
preghiera nelle rovine del teatro di Marcello, olio
su tela, cm 45x37
Argenti Antichi Europei di Bruno Collovati
Hannah Northon, Zuppiera in argento, “Londra 1810”,
h. cm 25
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Galerie D’Art Ancien et Moderne
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Abraham Nicolas Coulerue (Nato a Bart 1716 –
Ebanista a Montbeillard 1750), Scrittoio a ribalta
detto “dos d’ane”, h. cm 101, l. cm 100, p. cm 56,
sec. XVIII
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Art Gallery e Design
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Corneille De Wael (Anversa 1592 – Roma 1662), Veduta
aerea della città di Livorno, olio su tela, cm
127x187
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Concha Barrios
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Jau-Baptiste Bosshaert, Natura morta, olio su tela,
cm 81,55x66
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Galleria Luigi Bellini e Figli
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Francesco Guardi (Venezia 1712-1793), Veduta di
Piazza San. Marco, olio su tela, cm 51x94, sec.
XVIII
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Laurina Arte Bigetti
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Giovanni Francesco Guerrieri (Fossombrone 1589-dopo
il 1655), Maddalena penitente, olio su tela, cm
205x135, datata 1611
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Brisigotti Antiques di Paolo Brisigotti
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Ciro Ferri (Roma 1634 – 1689), La nascita della
Vergine, olio su rame, cm 57x54
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Carlo Carnevali Antiquario
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Oggetti da Kunstkammer, Germania sec. XVII
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Lucia Caselli Antichità
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Blanc Louis Ammy (Berlino 1810-Dussendorf 1885),
Allegoria alla musica e poesia, olio su tela, cm
95x80
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La Chimera di Paola Cipriani
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Credenza-secretaire, uno di una coppia, l. cm 135x
h. cm 105x p. cm 65, Toscana, Lucca 1805
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Antichità Colombari di Giorgio Colombari & C.
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Cina, Bronzi Arcaici Chinesi, reperti della dinastia
Zhou (CHOU) II sec. A. C., Vase (centrale) h. cm 40,
Ding (destra) h. cm 17, “vessel” (sinistra) h. cm 25
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Studio D’Arte Conti
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Giovanni Battista Crema, La Maschera, olio su tela,
cm 95x95
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F.lli Damiano Antichità
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Luca Giordano (Napoli 1634 – 1708), Il compianto sul
Cristo morto, cm 172x215
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Decomania
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Edmond De Maertelaere (Gand 1876 – 1938), Idilio,
olio su tela, cm 155x145, 1910 ca.
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R. De Filippo Galleria Antiquaria
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Bartolomeo Manfredi (Ostiano 1580 – Roma 1620),
Fauno con cesto di frutta, olio su tela, cm 100x75,
inizi sec. XVII
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Galleria Antiquaria Dell’Arco
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Scultura lignea policroma, h. cm 183, Arte Italiana,
sec. XV
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Galerie Michel Descours
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Paio d’Aiguières in bronzo dorato e patinato, h. cm
60, Epoca Impero
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Antonacci Efrati
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Nicola Aymunier, Pendola da tavolo, h. cm 56,1, l.
44, p. 24, Roma, primo quarto del XVIII sec.
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Luis Elvira
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Croce professionale (anima in legno, rivestito in
bronzo dorato), cm 41x34, Lombardia
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Fauro
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Maestro Neoclassico, La toeletta di Venere, olio su
tela, cm 81x66
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Galleria Finck di Michele e Catherine Finck
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Canal grande, con la Chiesa della Salute, cm 69x108,
Scuola Veneta, seconda metà sec. XVIII
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Enrico Frascione
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Il Maestro di Signa, Cristo di Pietà con la Madonna e
San Giovanni, tempera su tavola, cm 56,5x56
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Fremontier Antiquites
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Tavolo da centro, h. cm 90, l. cm 119, p. cm 60
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Antiquari dal
mondo
I
Mostra Internazionale dell'Antiquariato
Palazzo
delle Esposizioni
Roma 10-26 maggio 1991
Elenco Espositori
Introduzione al catalogo di Piero Torriti del 1991:
Inutile
negarlo: i rapporti fra privati collezionisti ed
antiquari da un lato e funzionari di Soprintendenze per
i Beni Artistici dall’altro, sono in generale sempre
stati perlomeno sospettosi, talvolta piuttosto tesi.
Lasciatelo dire a chi è stato un funzionario di quella
amministrazione statale per ben quarant'anni e
Soprintendente per oltre quindici. Giuoca in molti casi
lo spauracchio della notifica dell’opera d' arte di
proprietà privata, notifica talvolta assurda, scaturita
dalle idee di qualche più giovane ispettorino. Dopo
avere indicato tale documento ministeriale come “il
trastullo della notifica”, Giovanni Urbani - che fu per
anni valoroso funzionario e quindi Direttore
dell’Istituto Centrale del Restauro - scrive in questi
giorni che “lo strumento della notifica deve essere
rivalutato finalizzandolo cioè seriamente a scopi di
tutela chiari e definiti e non, come ora, ad una pura e
semplice tesaurizzazione il cui primo effetto è,
paradossalmente, quello di svalutare la cosa notificata.
A giustificare l'atto della notifica non dovrebbe mai
bastare l'interesse particolarmente importante della
cosa da notificare. Dovrebbe contare molto di più che
questa cosa
possa
essere posta in funzione di un preciso fine conservativo
o valutario, da conseguirsi in tempi e con la modalità
definiti caso per caso... si tratta insomma di integrare
l'atto della notifica con una serie di disposizioni e di
accorgimenti che invece di mummificare la cosa
notificata la rendano partecipe, assieme ai beni di
proprietà pubblica, di un'unica e coerente strategia di
tutela" (Intervista a Giovanni Urbani. In "Dossier
Europa", Dicembre 1990, n. 7, pag. 52). Fabrizio
Apolloni, antiquario, rincara naturalmente la dose
dichiarando che "L’Italia protegge il patrimonio
artistico con atti d'imperio" (anziché attuare un più
vasto programma di acquisti come fanno, ad esempio la
Francia o l’Inghilterraa) "non favorendo uno sviluppo
interno in campo artistico. L'antiquariato italiano,
quello che è maggiormente interessato e più partecipe a
questi problemi, è più avanti dei poteri pubblici, ha
respirato questa nuova aria ed ha importato più di
quello che abbia esportato"
(Id. id.
pag. 66). A mio avviso, la notifica è valida
innanzitutto quando l'opera d'arte da sottoporre a tale
vincolo sia veramente un capolavoro che possa in qualche
modo depauperare non solo e non tanto il patrimonio
italiano quanto la sua stessa cultura. D'altronde cosa
vale la notifica se poi questa, per mancanza di
funzionari o di voglia, viene riposta in archivio e qui
dimenticata? Ero
giovano
funzionario - fra il1950 e il '60 - quando il mio
Soprintendente a Genova, mi incaricò finalmente di
revisionare gli atti di notifica che quell’Ufficio aveva
emesso a cominciare dal 1913 e mai più revisionati. Mi
ritrovai fra le mani un centinaio e più di documenti in
gran parte inutili in quanto i destinatari erano ormai
deceduti, gli eredi irraggiungibili od irreperibili, le
opere d'arte scomparse, passate ad altri proprietari in
ltalia e addirittura all’Estero. Ricordo, tanto per fare
un esempio eclatante, lo stupendo ritratto di Polissena
Spinola dipinto a Genova da Antonio Van Dyck, notificato
al Marchese Doria (defunto) e tranquillamente finito
alla National Gallery di Washington! A Torino, dove
erano passati, rintracciai l'Adamo e l'Eva del Rubens,
ugualmente già sottoposti a vincolo di notifica. Ma
quante opere non lasciarono traccia! Talvolta invece fu
la Dea Fortuna, inaspettata, che mi fece scoprire
capolavori ancora sconosciuti: una bella mattina, nel
mio uffìcio
della
Soprintendenza Genovese, si presentò un modesto
vecchietto il quale, presentandomi una fotografia di una
statua, mi chiese se ritenevo tale pezzo di marmo una
statua o un ...paracarro! Testuali parole che mai
dimenticherò poichè mi accorsi di avere sotto gli occhi
un incredibile, stupendo frammento del grandioso
monumento funebre per l'Imperatrice Margherita di
Brabante, scolpito dal grande Giovanni Pisano nel 13ll
per l'ormai distrutta Chiesa genovese di San Francesco
in Castelletto. In tal caso veramente si imponeva – come
subito avvenne - la notifica in quanto l'opera
rappresentava un eccezionale documento sia nel campo
storico che in quello artistico ed oltretutto si
rischiava già un improvviso acquisto, risultato non
troppo chiaro. Fatte le debite eccezioni, l'oggetto
d'arte di proprietà privata dovrebbe quindi avere più
libertà di movimento, anche in vista delle prossime
normative comunitarie del '93; dovremmo insomma trovare
una soluzione fra liberalizzazione incondizionata e
rigido protezionismo, anche perchè è noto a tutti gli
interessati del campo, che fra i T.I.R. e gli Yachts da
crociera, tutto, dico tutto può essere esportato e, si
vocifera, addirittura garantito da assicurazione contro
ogni rischio! E chi mai dunque potrà fermare tale
attività, del tutto clandestina se non una maggiore
liberalizzazione dell'opera d'arte. E' giusto affermare
che le importazioni in questi ultimi decenni sono forse
state più numerose delle esportazioni. Ma quanti
capolavori hanno clandestinamente preso le vie del
Mondo? D'altronde, anche per un funzionario di
Soprintendenza, se vuole innanzitutto essere all’altezza
del compito affidatogli, è sacrosanto aggiornare gli
studi storico artistici non solo attraverso gli arcinoti
capolavori conservati in chiese e musei ma anche
attraverso quei tanti capolavori presso antiquari, e
collezionisti privati, ma, purtroppo, così poco
accessibili ai funzionari stessi sempre sospettati in
fondo in fondo di farsi belli con il superiore
attraverso la notifica di qualche opera più importante
ivi osservata. E quante occasioni perdute, anche per lo
scrivente, di affinare la propria conoscenza proprio per
l'impossibilità di vedere importanti opere d'arte in
mano ai privati. Funzionario prima e studioso poi, o
viceversa? Oppure solo funzionario o solo studioso? Un
dilemma che ha sempre pesato sulla nostra, almeno sulla
mia personalità di storico dell’Arte. Un dilemma che
invece non esiste per i professori universitari,
accettati, anzi accolti con onore dai collezionisti a
tutto vantaggio della loro cultura, dei loro studi
futuri e, perchè no, a vantaggio anche di quegli allievi
più attivi e vicini a quel professore. Forse tanti nodi
si scioglieranno presto, gli Stati della Comunità
Europea dovranno prendere decisioni ormai
improcrastinabili. Se lo Stato Italiano non vorrà essere
l'ultima ruota, considerando quello dei Beni Culturali
come la Cenerentola dei ministeri, dovrà in ogni
modo
prevedere a che questo nostro, immenso ed insostituibile
patrimonio culturale, sia protetto non, come oggi, da un
manipolo di eroici funzionari, stressati da mille e
mille e mille doveri che nulla hanno a che fare con la
tutela e con la Storia dell’Arte. Altrimenti tornerà
impressionante all’orecchio la terribile battuta che
talvolta ho sentito sulla bocca di uno dei nostri
maggiori studio-
si e
critici d'arte italiani: Opera rubata mezza salvata.
PIERO
TORRITI
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Antichità Giaconi
Consolle toscana con fregi dorati e piano in
scagliola a finto marmo, cm 74x84, h. cm 84 ca.,
Arte Toscana, periodo Luigi XIV
Manuel Gonzalez
Coppia di frontali in marmo lavorato, cm 83x300,
Italia, sec. XVII
Hubert Herpin Antiquaire
Paggi di Alessandro, una delle due statue in marmo
di Carrara rappresentanti due paggi che tengono le
armi di Alessandro, sec. XVI
Iermano Antiquites
Fioriera in marmo scolpita, h. cm 118 ca., d. cm 45
ca., Italia centrale, sec. XVIII
Gallery Kekko
Pietro Paolo Rubens, Studio di testa da un busto
antico, sanguigna su carta bianca, cm 39x25,7,
1601-1602
Cesare Lampronti Antichità
Tommaso Salini (Roma 1575 – 1625), Natura morta di
frutta con bassorilievo, olio su tela, cm 95x129
Art Gallery di Nicoletta Lebole
Emil Englerth, Nudo femminile, olio su tela, 1920,
cm 76,6x100,7, Scuola Ungherese (Vienna 1882)
Luigi Anton Laura Antiquario
Tavolino a vassoio in lacca, arte povera su fondo
camomilla e decori in lacca rossa e oro, Venezia,
1740 ca
Galleria Mares
Carl Heiss, Venere di Milo, olio su tela, realismo
tedesco, cm 120x170, Monaco 1922
Martinoja Antichità
Ricci Sebastiano (Belluno 1659-Venezia 1734), Venere
dormiente sorpresa da un satiro, olio su tela, cm
140x160
Antichità Michielon,
Piemonte, quattro rari ed alti vasi con coperchio in
vetro dipinto in policromia su fondo blu a figurine di
ispirazione cinese, volatili, motivi floreali e
vegetali, h. cm 45,5, d. cm 17, metà sec. XVIII
Robert Mikaeloff Paris
Geroges Manzana-Pisarro (1871-1961), Le combat de
coqs, tappeto, cm 300x200, Francia 1920
Silbernagl Montenapoleone
Gabriello o Gabriele Salci (Roma, primo quarto XVIII
sec.), Composizione di fiori, frutta, strumenti
musicali e d’altri oggetti, olio su tela, cm 97x130,
1710-1720 ca.
Old Masters
Lazzaro Di Jacopo Bastiani (Venezia 1425-1512 ca.),
Madonna dell’Umiltà, tavola a fondo oro, cm
56,5x35,5
Galleria Parronchi Dipinti del XIX Secolo
Stefano Bruzzi (1835x1911), La posta dell’Appennino,
olio su tela, cm 56x101, 1875 ca
Alvaro Paternina, Antiquario Decoratore
Henry Holland, Scrittoio Charlton House per dama, l.
cm 121, h. cm 104, p. cm 74, sec. XVIII
Pegaso
F. Carena (1879-1966), Nudo, olio su tela, cm
153x99, 1922 ca.
Petrella Antichità
Benedetto Sartori (Lombardia sec. XVIII), Natura
morta – Trompe l’oeil, olio su tela, cm 96x71
G. Ruiz & C.
Giovambattista Lampi (1775-1837), Ritratto di nobil
donna polacca, uno di una coppia, cm 76x53
Il Gabinetto Salamon
Francesco Trevisani (Capodistria 1656 – Roma 1746),
Suonatrice di liuto, cm 100x77
Galleria Venturi Spada
Mobile-scrittoio a rullo, con pannelli intarsiati in
legni vari e avorio rappresentanti scene di caccia.
All’interno lo stemma dello Zar, Russia (inizio del
XIX sec.)
Boncompagni Sturni
Cartier (Parigi), Spilla in platino e brillanti,
1910
Trinity Fine Art
Giuseppe Maria mazza (1653-1741), Allegoria di
amore sacro e profano, marmo, h. cm 79
Veneziani
Uno di una coppia di comò Romani, cm 136x65, h.
cm 92, sec. XVIII
Voena
Michele Desubleo (Maubege 1602 – Parma 1676),
Sofonisba riceve la lettera da Massinissa, olio
su tela, cm 96x148,5
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