Fallani
Best
“Antiquario”, dipinto firmato José Fernandez, cm 41x71,5,
scuola spagnola XIX sec
Paolo
Canelli
Roma, Anonimo scultore
della bottega di Gian Lorenzo Bernini, metà XVII sec., opere
inedite.
Uno di
una coppia di sculture in legno raffiguranti ognuna un
prigioniero con le mani incrociate dietro la schiena. Legno
in noce con tracce di doratura. Base cm 70x70, altezza cm
120
Franco
Codognato
Alessandro Allori, Ritratto di Alessandro dei Medici,
pittura su tavola, cm 50x44
Franco
Codognato
“Il
Giorno e la Notte”, coppia di sculture in avorio, Francia
XIX sec.
Cose del
Passato
“Vele
Adriatiche” (1922), bozzetto di Vittorio Grassi (Roma
1878-1958) per vetrata realizzato da C. Picchiarini-Roma, cm
108x121
Dazza
Antichità
Raro
specchio con cornice di ottone sbalzato e dorato,
applicazioni di vetri, cristalli rocca e pietre dure epoca
fine XVII sec.
Carlo de
Carlo
Taddeo
di Bartolo, “Madonna dell’umiltà”, dipinto tempera su tavola
fondo oro, cm 22x18, Siena, II metà XIV sec.
Decomania
Gio
Ponti (1801-1979), mobile a cassetti in legno scuro e
pergamena. Firmato e datato 1930
Antichità
Dionisi
Gaspare Diziani (Belluno 1689-Venezia 1767), “Gioco di
putti”, olio su tela, cm 84x178
Enrico
Frascione
Dipinto a tempera su tavola raffigurante Madonna con Bambino
e Angeli, cm 56x24,5, fondo oro XIV sec.
Marco
Scalabrini
Panca con schienale laccata a tempera magra con motivi
ornamentali, festone al centro, cm 137x212x40
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LA MOSTRA BELLA
II Mostra Nazionale
dell’Antiquariato
Palazzo Re Enzo -
Bologna
15-30 Settembre 1984
Elenco espositori
MERCANTI
D’ARTE E ANTIQUARIATO A BOLOGNA NEL SETTECENTO
di Giancarlo
Roversi
Durante il
'700 e anche l'800 Bologna, grazie alla ricchezza e
all'importanza delle opere raccolte nelle sue chiese e nelle
numerose e ragguardevoli gallerie private, divenne una vera
e propria Mecca per gli antiquari e i mercanti di oggetti
d'arte. A favorire e a incrementare il commercio
contribuirono diversi fattori, primo fra tutti il grande
afflusso di quadri sul mercato: si diceva ad esempio che
presso ogni rigattiere o “zavaglio”era possibile trovare
lavori di Innocenzo da Imola a 8 o 10 scudi l'uno. Una
simile situazione si era venuta a creare in seguito ai nuovi
gusti del tempo e alla ristrutturazione di diversi edifici
sacri che avevano portato alla rimozione di molti dipinti,
reietti dall'improvvisa neofilia dei loro possessori, vale a
dire ordini religiosi, sodalizi laicali e giuspatroni di
altari. Talora invece le opere appartenevano alle ricche
collezioni delle famglie aristocratiche e borghesi della
città e il motivo della loro concessione era duplice: da un
lato la prospettiva di un ottimo guadagno e, dall'altro la
necessità da parte di molte famiglie di procurarsi ingenti
somme di
denaro per
far fronte alle sempre crescenti spese che il mantenimento
del loro lussuoso tenore di vita imponeva. Sulla sponda
opposta, un ruolo fondamentale veniva svolto dall'ambizione
dei collezionisti di tutta Europa di arricchire le proprie
raccolte con pezzi preziosi di scuola italiana. Da Bologna
cominciarono cosi a emigrare pregevoli opere provenienti da
chiese rinnovate e da alcune delle molte e importanti
collezioni private che la città vantava e di cui oggi resta
un tangibile ricordo in numerosi cataloghi manoscritti e a
stampa dei secoli XVIII e XIX. Tutte queste opere andarono a
impreziosire le gallerie di ogni parte d'Europa e
specialmente quelle dei signorotti tedeschi che videro nell'ltalia
la terra promessa della loro oniomania artistica e che nel
'700 e nell'800 profusero somme considerevoli nell'acquisto
di quadri, sculture e disegni di egregi maestri. E se da un
lato è vero che questi intensi traffici privavano Bologna di
cospicue testimonianze d'arte, è altrettanto vero - come ha
di recente acutamente osservato Andrea Emiliani a proposito
di disegni di scuola Bolognese (1) - che questa gigantesca
diaspora ha consentito una presenza incisiva di Bologna e
della sua cultura in molte importanti gallerie del mondo e
le ha dato il ruolo di protagonista in alcune della maggiori
raccolte grafiche, come quelle francesi, inglesi, austriache
e tedesche. Per avere una seppur vaga idea dell'identità
delle opere d'arte espatriate nel sec. XVIII basta rileggere
quanto scrive il gentiluomo bolognese Gian Lodovico
Bianconi, brillante figura di erudito e poligrafo, vissuto a
lungo presso la corte elettorale di Dresda in qualità di
protomedico
consigliere
aulico di Augusto III di Sassonia. In una lettera diretta
nel 1762 a Bologna al marchese Filippo Hercolani, dopo avere
accennato alle raccolte esistenti in Germania il Bianconi
riferisce testualmente: «Considerate per un istante quante
belle cose escano quotidianamente dalla nostra Italia e
sappiate che a Shleisheim non v'è che una parte
infinitamente piccola del molto che trovereste sparso in
Germania e nel resto dell'Europa. Gran Dio! Senza parlarvi
della collezione di Dresda, se vedeste poi cos'ha solamente
il Re di Francia, cos'ha il Duca di Orleans, cosa v'è in
Inghilterra, cos'ha l'Elettor Palatino! Considerate ora -
conclude con molto pragmatismo l'erudito bolognese – quale
obbligazione abbiamo noi a' nostri buoni antenati che a
forza di tela e di colori ,
ci hanno
fornito con che far circolare in Italia tante e sì immense
ricchezze d'oro straniero!» (2).
In un'altra
lettera lo stesso Bianconi soggiunge: «Inarchereste di
stupore le ciglia se vedeste tutto insieme quant'oro
straniero hanno attirato solamente nella nostra Bologna le
opere immortali de' Carracci, di Guido, dell'Albani, del
Guercino che ora abbelliscono le gallerie d'Europa».
Va
ricordato, per inciso, che fu proprio il Bianconi, grazie
alla sua dimestichezza con la corte di Sassonia e con
Augusto III uno dei punti fondamentali di riferimento per i
mercanti d'arte bolognesi nei loro traffici con Dresda. Alla
testa di essi era uno scaltro religioso provvisto di
influenti aderenze e in contatto con antiquari bibliofili
eruditi e artisti di varie parti d'ltalia e d'Europa: D.
Alessandro Branchetta, abate commendatario di M. Armato e
bibliotecario dell'Istituto delle Scienze e della curia
arcivescovile. Nella sua vulcanica attività il Branchetta
trovò un valido supporto in Carlo Cesare Giovannini, modesto
pittore ma buon restauratore, che per
circa dieci
anni, dal 1745 al 1758, rappresentò la longa manus
dell'abate. Assieme essi compirono viaggi in diverse città
italiane tra cui Firenze e Roma, alla ricerca di pitture
disponibili e assieme frugarono chiese, conventi, palazzi e
ville bolognesi, segnalando alla corte Sassone e ad altri
collezionisti decine di quadri. Il «colpo» più grosso
portato a buon fine dai due fu la vendita della celebre
Madonna sistina di Raffaello, conservata nella chiesa di S.
Sisto di Piacenza, che, dopo un avventuroso viaggio, fu
condotta nell'inverno del 1754 dal Giovannini a Dresda dove giunse il 1°
di marzo, accolta con tripudio da Augusto III che la fece
collocare sul trono (3).
Attraverso
le strade più disparate il Branchetta aveva racimolato un
discreto numero di quadri destinati alla vendita di cui fece
stampare un elenco (4). Numerosi cataloghi simili a quelli
del Branchetta non di rado accompagnati dal prezzo delle
opere, in genere aggiunto a penna, e spesso mancanti
dell'indicazione del mercante che le deteneva, ci sono stati
tramandati dai secoli passati. Ci auguriamo in tal modo di
portare un piccolo contributo a una migliore conoscenza di
un capitolo certamente pregnante della nostra cultura come
quello della storia dell'antiquariato, una storia in gran
parte ancora tutta di scrivere.
Note:
(1) Cfr. la
presentazione al catalngo della mostra Disegni di artisti
bolognesi dal Seicento all'Otto-
cento,
Bologna, 1983, Associazione per le Arti Francesco Francia
(2) G.
ROVERSI, Il commercio dei quadri a Bologna nel Settecento,
in “L'Archiginnasio”, vol LX
(1965), p.
498. A questo studio si rinvia per ogni approfondimento
(3) Per
maggiori dettagli cfr G. ROVERSI, I trafficanti d'arte
bolognesi del sec. XVIII e la vendita
della
Madonna sistina di Raffaello, in “Culta Bononia», vol I
(1969), pp 65-98
(4)
Biblioteca dell'Archiginnasio, Ms. B 970, n. 23 e n 30.
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Galleria
Giulia Baldini
Giuliano da Sangallo. Portale ligneo intagliato e decorato a
lacca e oro, Firenze, 1° quarto XVI sec.
Arte
Antica Anna Isola
Scultura lignea senese XV sec., cm 102
Gianfranco
Luzzetti
Madonna con Bambino, in pietra con tracce di policromia
originale, cm 105. Borgogna (Francia), inizi XIV sec.
Mazzoli
Dipinto su tavola, raffigurante Madonna con Bambino Giovanni
Busi detto Cariani (1485-1547)
Gianni
Mazzoni
Domenico Pedrini (Bologna 1728-1800), Sacra Famiglia con S.
Giovanni e S. Anna
A.
Parronchi – Dipinti XIX Secolo
Eugenio Zampighi, “Il grappolo d’uva”, olio su tela, cm
56x77,5
Maria
Reale
Umberto Brunelleschi, due tempere policrome della serie
“Arlecchino in Cina”, Parigi 1928
Antichità
San Vitale
Uno di
due reliquiari in legno intagliato e dorato, cm 85x38,
centro Italia, epoca Luigi XIV
Paolo
Sapori
Jacopo
del Sellaio (Firenze 1441-1493 c.a.), “Madonna con Bambino e
Angelo in un paesaggio fantastico”, tempera su tavola
centinata, cm 115x65
Alberto
Simoni
Coppia
comodini Luigi XVI, fronte bombato, lastronati in noce con
intarsi, Veneto, fine XVIII sec.
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