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Cittone di Alberto Cittone & C. Torino
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Tappeto ucraino, disegni di colore testa di negro su fondo verde
marcio e verde oliva, cm. 167x147, Sec. XVII
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Al Cenacolo Antichità Arredamenti di Guglielmo
della Morte – Milano
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Leggio scolpito, di noce. Arte toscana fine sec. XVI
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Antiquaria
di Alessandro Morandotti – Roma
- Giuseppe
Bonito (Castellamare di Stabia 1705-Napoli 1789): La festa della
cuccagna a
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Napoli, olio su tela cm. 180x128, 1750 ca.
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Ars Antiqua – Milano
- Antonio
Corradini (Este fine sec. XVII-Napoli 1752): Consolle del periodo
veneziano
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scolpita e dorata, cm. 142x86x60
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Galleria di Marco Brunelli Milano
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Divano intagliato e laccato cremisi, bianco e azzurro, 1750 ca.,
Arte Lombarda sec. XVIII
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Antichità Il Campiello – Milano
- Il trionfo di
Nettuno: gruppo in maiolica, fine sec. XVII
-
Due piatti traforati di maiolica di Savona, sec. XVII
-
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Gina Gandus Subert Antichità
Milano
- Cassettone
laccato giallo e decorato con fiori, intagli e rilievi dorati, Epoca
Reggenza (1715-1723)
-
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Felice G. Donà
Dalle Trezze Milano
- Sebastiano
Luciani detto Bastian del Piombo (Venezia 1485-Roma 1547): Ritratto
di Papa Leone X Medici, copia da Raffaello, olio su tavola, cm.
86x110.
Cassone toscano dipinto, sec. XVI
-
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Alberto Di Castro – Roma
- Antonio Canal
detto Canaletto(Venezia 1697-1768): Paesaggio fantastico con figure,
olio
su tela cm. 323x180 firmato e datato “Io Antonio
Canal 1723”
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Galleria antiquaria di Marina Di Stefano s.r.l.
– Genova
-
Scuola inglese del sec. XVIII: un leone e una leonessa che reggono
scudi araldici, scolpiti ciascuno in un unico ceppo di rovere, h.
cm. 75
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Arte Antica di Pasquale Falanga Milano
-
Andrea Briosco detto Il Riccio (Padova 1470/71-1532): Marsias,
scultura cm. 33x42
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Giulio Ferrario
– Milano
- Giambattista
Cima detto Cima da Conegliano (Conegliano 1460-1518): Sacra
-
Conversazione, olio su tavola, cm. 175x118
-
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Marco Galli Antichità – Carate Brianza
-
Maestro di scuola lombarda (inizio sec. XVI): Trittico, al centro la
Vergine in trono con il Bambino, a sinistra e a destra due Santi.
Nella predella tre scene di soggetto sacro. Tavola, cm. 200x170,
fondo oro. Cassapanca gotica intagliata e decorata, cm. 200x85x61
-
-

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Gualtiero e Renato
Subert Antichità – Milano
- Cassettone intagliato, laccato con
decorazioni di fiori policromi su fondo giallo, metà sec. XVIII
-
-

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Paolo Gualco Antichità, Genova
- Cassettone
genovese laccato con decorazioni di foglie, di fiori e di volatili,
sec. XVIII
-
Due candelieri d’argento, Genova, punzone Torretta, prima metà sec.
XVIII
-
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Leonardo Lapiccirella – Firenze
- Niccolò di
Piero Gerini (noto dal 1368-Firenze 1415) oppure Niccolò di Lorenzo
(sec.
-
XIV): Trittico, al centro Gesù incorona la Vergine, ai lati figure
di Sante e Santi, nelle cuspidi, al centro Gesù ai lati due angeli,
tavola cm. 180x170, fondo oro.
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Mostra Nazionale
dell'Antiquariato
Milano Palazzo Reale 19 nov.-11
dic. 1960
L’antico è nuovo
Non c'è anima senza corpo. Non c'è
spirito e non c'è energia senza materia.
Perchè dovrebbero esserci mostre
senza interesse materiale? Quali sono state, quali
furono mai le esposizioni caste e pure? Le esposizioni
artistiche che non avessero insieme -con lo scopo
dell'arte e della cultura anche lo scopo materiale?
Ditelo voi. Qui stesso, a Palazzo Reale, nessuna mostra
potè dirsi unicamente ordinata al fine della conoscenza
artistica. Io anzi dirò di più: che le mostre
disinteressate sono un assurdo, e che per essere davvero
viva e utile all'arte e alla cultura ogni mostra ha
sempre da tenere in se e da eccitare gli interessi
materiali, gli interessi di mercato. (Lasciamo correre,
finalmente, la temuta parola.) Se no, senza interessi
materiali, la mostra è morta, inutile, fallita. Mercato,
sì, anche quando -come adesso nel Palazzo Reale -non si
vende nulla, non si fa bottega corta; e si fanno però
muovere i prezzi. “ Sarà una mostra d'interesse, una
mostra di
mercato...”. Ecco la prima delle
ingiuste e stolte critiche alle mostre d'antiquariato in
genere,
e a questa di oggi con particolare
veemenza, da qualche angolo. Ed ecco la seconda: “ Non
vi parteciperanno tutti gli antiquari di classe...
mancherà Tizio... mancherà Caio... Sarà una mostra
mancante anche nell'ordine storico e stilistico... “ A
tal punto mi pare di sentire certi direttori di museo
che scombinano l'ordinamento vecchio, e bello, per
obbedire a un rigoroso ordine cronologico, storico, per
mostrare tutte tutte le scuole e tutti i passaggi come
in un libro di testo; cosa impossibile, perche solo un
libro di testo con fotografie sarà completo, mentre non
lo sarà mai nemmeno il più ricco dei musei. Risultato:
un saltellare o -precipitare senza l'aiuto
dell'arredamento di buon gusto, della proporzione, del
ritmo, della misura, e dell'accostamento spirituale fra
opere diverse. Al medesimo modo, non si pretenda che in
una mostra d'antiquariato compaiano disposti in plotone,
fra sergenti, tenenti e capitani,- tutti tutti gli
antiquari, ciascuno con la propria specialità, col
proprio secolo, con la propria scuola. No, nemmeno al
Victoria and Albert troverete tutto e tutto
in fila e ordine perfetto. Terza
critica malevola: « Alla mostra ci saranno anche opere
di collezionisti, di privati... » Risposta: -Ebbene. Che
vuol dire? Vuol dire che gli ordinatori hanno provveduto
a riempire qualche difetto storico, qualche lacuna della
tanto invocata cultura. Eppoi: -Come si stabilisce
davvero una differenza fra privato, fra collezionista e
antiquario? Quale antiquario non è pure geloso
collezionista? Quanti ne conosco che non venderebbero
mai taluni pezzi da loro raccolti e orgogliosamente
serbati! O quale collezionista può escludere di
diventare
antiquario, a un dato momento? E non
mi sgridate se vi ripeto che, in parecchi casi, l'onestà
dell'antiquario professionista supera il senso morale di
quel, non raro, collezionista che compra e che vende e
che non paga le tasse da antiquario e che, inoltre,
sfugge l'aperta responsabilità e non offre le garanzie
dell'antiquario pubblico. E infine: -Da chi,
solitamente, compra il collezionista?
Dall'antiquario, certo. Dunque, che
oggetti rari, preziosi, artistici, appaiano oggi nel
negozio
dell'antiquario o nella sala del
collezionista importa ben poco. Fin quando l'oggetto non
si
ferma in museo, sua sorte segnata è
l'uscire di casa per entrare in bottega e l'uscire di
bottega per entrare in casa. (Ma càpita persino che esca
dal museo, e persino legalmente.) E allora, bisogna
esser lieti che la mostra sia soprattutto ricca e bella,
e che insomma sia al massimo una mostra dell'antico.
Excusatio non petita?
La scusa invece è richiesta.
E di altre scuse c'è ancora molta
richiesta, lasciando ora le mostre degli antiquari e
volgendoci a guardare gli antiquari persone. Le accuse
sono notissime, e volgarissime: « Imbroglioni, falsari,
speculatori esosi, esportatori di capolavori » .Santo
cielo! Come se non potessero esistere professionisti
d'ogni specie, medici, avvocati, artisti universitari di
storia dell'arte, funzionari delle belle arti, capaci
d'imbrogliare, di falsare, di lucrare, vogliosi di
guadagnare... E sono ben più gravi i pericoli a cui va
incontro il cliente del medico o dell'avvocato
imbroglione... Esportatori? o non piuttosto importatori?
...E le esportazioni clandestine di certi ricchi
collezionisti famosi? ...E chi non conosce le autentiche
di certi luminari! ...Guadagnare? Sicuro. Forse che
guadagnare è lecito solo all'erbivendolo? Guadagnare è
il diritto ed è il dovere di ogni intellettuale. Nessuno
lavora per la gloria o per l'arte pura. (Lavorerebbe
male.) (Non artisticamente.) E l'antiquario è un
intellettuale, è un critico, molto vicino non appena
all'arte, ma all'essere artista lui stesso. Uno dei più
bei mestieri del mondo. Mestiere, oltre che di arte, di
cultura teorica e di cultura pratica ed utile. Mestiere
di viva civiltà. Guai ai Paesi dove non ci sono
antiquari. Vi accorgerete subito che hanno letteratura
superficiale, pittura e scultura vuote, architettura
razionale e basta, anzi utilitaria. L' antiquario è
spesso addirittura più bravo del professore, e rischia
di più. L'antiquario con la sua cultura e critica
pratica ha spesso insegnato all'insegnante. L
'antiquario serve a meraviglia la tradizione: la durata,
indispensabile per la cultura e per la civiltà, per la
nostra vita stessa. L'antiquario è l'attivo nemico
dell'utilitarismo, del razionalismo, del funzionalismo,
del meccanicismo, di quel tecnicismo, infine,
che se lasciato a spadroneggiare
totalmente ucciderebbe la vera tecnica, l'arte, la vera
vita e civiltà moderna. Magnifico mestiere, nel quale un
tempo agirono e si confusero più che oggi artisti,
archeologhi, esteti e storici. Un mestiere che io avrei
voluto fare. Che rimpiango. Che qualche
volta ho fatto. Che idealmente
seguito a fare. Dà un senso delizioso, forte, di
scoperta e rivelazione, di amicizia, confidenza e
proteziope, di possesso, di amore, di continuità, di
creazione e vita. Senso della vittoria sulla morte. Il
miglior modo per giovare all'arte contemporanea e alla
futura è l'essere ciascuno di noi antiquario. Perche
l'unica vera realtà è l'antico. Il futuro non esiste. Il
presente non esiste, o non ha il tempo e l'autorità di
insegnare. Soltanto l'antico insegna il nuovo. Gli
stessi futuristi vennero dall'antico; furono anzi
fondamentalmente de,gli accademici e degli scolastici;
non capirono la virtù intima dell'antico. Furono
formalisti e materialisti. Qual è quella virtù? La
virtù, il segreto stupendo e facile, è che ogni opera,
ogni oggetto, ogni pezzo, ogni pittura, scultura,
architettura, ogni decorazione, mira alla perpetuità e
all'eternità. L 'artista e l'artigiano costruivano con
l'idea che l'oggetto durasse in perpetuo e che vivesse
nell'eterno, vale a dire spiritualmente. Credevano al
tempo su questo mondo, e alla vita eterna dopo.
Consciamente o inconsciamente ogni pezzo d'arte antica,
in tutte le arti del mondo, è fatto cosf. E per questo
motivo dura bello e più bello. Oggi, viceversa, gli
oggetti sono appena tecnici e debbono servire appena
all'uso momen taneo. Debbono durare il meno possibile.
Per l'edificio si prevede una durata di trent'anni.
Mentre la capanna d'un contadino durava secoli, senza
che nessuno stupisse. La sedia dell'industrial design
quando è sciupata, presto, si deve buttar via, non si
trova chi l'aggiusti; mentre il panchetto della nonna
sarà accomodato venti volte e servirà sempre:
tecnicamente. Oggi si deve buttar via tutto, alla
svelta, e tutto deve essere sostituito da nuovi modelli
imposti dall'industria, dal progresso e da
intellettualoidi. Può mai esistere l'arte? Barlumi
forse. Infatti anche i pittori odierni non espongono più
quadri dipinti, ma enormi cartelloni a macchie, sempre
nuovi, sempre rinnovati automaticamente ad ogni
esposizione. E sempre però uguali e subito invecchiati.
Proprio perche artisti e artigiani pensavano al valore
perpetuo, cioè spirituale. ogni oggetto--si può dire
-riusciva bene. nei secoli passati. E ciascuno faceva
bene ogni cosa, dalla minima alla massima, dal chiodo
alla cupola di San Pietro. Tutto, dunque, s'intonava e
s'intona, la chiesa barocca accanto al chiostro
romanico, il tappeto persiano allo stipo Impero, la
tavola fratina al piatto ispano-moresco; mentre oJ!,gi
stona qualsiasi stupenda casa moderna, e un mobile
moderno non può accompagnarsi che con mobili moderni
della sua stessa età e qualità. E tutti -mossi
dall'istintivo amore per l'eterno -e tutti potevano
essere bravi e magari geni a vent'anni, e tutti
sembravano nati f!,ià sapendo fare. Mentre
oggi nessuno sa far nulla, o pochi
sanno, e sempre meno, nel vero lavoro tecnico che è
quello artistico. Si chiama tecnico, con superbia, chi
gira un bullone ma non sa più aggiustare un buco o
riprendere una tinta. Oggi fanno benissimo il nulla. Le
macchine, per esempio, sono nulla tutte. Eppure la gente
se ne gloria come le avesse inventate lei. Strano
secolo. Ogni secolo ebbe le proprie macchine -pensate
alla ruota, alla leva, al martello -senza gonfiarsi
tanto. La macchina non è che utilità pratica immediata,
non ha altro valore, è uno strumento. E anche le
macchine antiche erano più belle, eccome, e perfino le
vecchie automobili e le macchine per cucire. « Già
ribatte qualcuno », perchè qualsiasi oggetto
invecchiando acquista un fascino, una poesia... » .Eh
no: oggi siamo al punto che l' oggetto non ha il tempo
d' invecchiare. Sparisce. Deve. Carattere principale
dell'antico è il modo di parlar subito, e di parlar
bello appunto perche non pratico ne utilitario. Anche il
pratico e l'utilitario antichi, del resto, non lo erano
interamente ed unicamente come i nostri d'oggi. (A parte
il fatto che utilità, pratica, tecnica antiche oggi non
valgono più.) Ed è giusto quel carattere di non essere
puramente tecnico ed utilitario, di non essere
momentaneo, che dà tuttavia la vera tecnica superiore e
la vera utilità, perpetua, artistica. D'altronde, le
immediate razionalità, funzionalità, e anche organicità
dell'antico si dimostrano pure facilmente. Dietro lo
stupido, sterile, scomodo, razionalismo tedesco, sono
scomparsi parecchi mobili che erano pratici e comodi,
oltre che belli: il pouf, i pliants, i cassettoni coi
cassetti caPitonnes, le librerie girevoli, le librerie
chiuse, col corpo inferiore adatto ai volumi grossi, gli
sgabelli imbottiti, le causeuses, i tavolini da lavoro,
i cantonali, le peltriere e piattere... Per fortuna, le
cose stanno cambiando, la gente migliora nelle idee e
negli affetti; ed ecco ricomparire, perfino nei bagni,
moquettes e boiseries, dorature, stucchi, caminetti,
quadri, tende e mantovane, tutti elementi necessari,
anzi indispensabili, e tutti molto pratici e comodi:
poiche danno invece scomodo spiritualmente e
materialmente il nudo muro bianco, il crudo neon, il
cromato, l'acciaio e l'alluminio, il materiale
plastico... Impoveriscono le teste, fanno male, spengono
la fantasia, non offrono comfort, abbassano il tenore di
vita, e quindi non sono moderni seriamente, e sono il
contrario del razionale e del funzionale.
« Con le ossa dello scheletro di
Geremia Bentham, fondatore dell'utilitarismo, bisognava
mettere insieme un lampadario. » Chi pronunciò questo
sacrosanto sermone funebre? Tutto l'antico appare già
pratico, inoltre, anche per il solo fatto di essere
stato provato e collaudato. E tutto l'antico costa
sempre poco, anche se molto caro, se carissimo. L 'antico
regge qualsiasi prezzo. Compratelo presto, subito.
Farete sempre un buon affare. Per l'aumentante rarità
dovuta al logorio del tempo, per la concorrenza dei
musei, per l'aumentante richiesta dovuta al cattivo
esito dell'arredo moderno, più costoso tutto sommato che
quello antico e meno durevole. (Un buon sintomo di come
la gente stia cambiando è dato dal moltiplicarsi dei
negozi con lumi uso antico. Il piccolo impiegato, la
portinaia, l'operaio stesso, sono stufi di sentirsi
trattati come polli da allevamento, e preferiscono
un'imitazione anzi che il nulla. Altro sintomo è il
fervido successo delle ceramiche antiche alla Triennale,
esposizione per il resto rigidamente, freddamente
moderna e non amata dal pubblico.) l'antico è sempre a
buon mercato -qui concluderò -e vale e varrà più che
l'oro i diamanti, le azioni, perchè tiene in se il
valore spirituale, la durata di cui parlavo prima.
Appunto per questa massima ragione, aggiungerò che
valgono la copia, la replica e, talvolta il falso.
Intendiamoci però bene: io non sto
facendo la reclame al falso, che va regolarmente
denunciato e isolato. (Lo sbaglio è umano, è ammesso.
Chi non sbaglia? Il male non sta nello sbagliare, sta
nel volere sbagliare.) E nessuna reclame nemmeno al
dubbio, all'incerto, al controverso, all'oscuro, ha
fatto la commissione di scelta: severa senza riguardi e
paure, consapevole che anche nell'antico la salute del
corpo e la salute dell'anima sono inseparabili.
Leonardo Borgese, 1960.
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Nella Longari
– Milano
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Pietro Guidi (Liguria, sec. XV): Polittico, al centro la Vergine con
il bambino, a sinistra S. Giovanni Battista, a destra D. Giacomo. In
alto: la Crocifissione al centro, e due evangelisti per lato. Tavola
cm. 145x175, fondo oro.
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Costantino Nigro
– Genova
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Simon Vouet (Parigi 1590-1649): Santa Caterina, olio su tela, cm.
70x100
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Antichità
Palazzo Morando di Paolo Palestrino & C. – Milano
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Maestro francese (Tour) del sec. XIV: La leggenda di S. Martino.
Scultura lignea policroma
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Giorgio Pallesi Antichità, Firenze
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Due vasi di maiolica di Faenza, decorati con fiori policromi su
fondo nero, h. cm. 28 seconda metà sec. XVIII
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Cav. Orlando Petreni Antichità Firenze
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Giovanni della Robbia (1469 – 1527): Una santa. Statua di terracotta
smaltata policroma, h. cm. 125
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Margherita Pozzi
Antichità Milano
- Cofanetto di
Murano: l’interno riproduce un teatro veneziano,decorato con specchi,
con
Fiori e figurine di vetro, cm 38x25x21, sec. XVII.
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Frova Rasini
Antichità – Milano
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Poltrona veneziana, prima metà sec. XVIII
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Giorgio Rovelli – Firenze
- Jacopo Amigoni
(Napoli 1675-Spagna 1752): Allegoria della Vanità, olio su tela,
cm. 66x51
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L’Antiquaria di Salocchi & Freschi
Firenze
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Armadio toscano scolpito e intagliato, con due putti a mo’ di
cariatidi, cm. 220x250x70, fine sec. XVI
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San Babila di Andrea Soprani Milano
- Mobile russo
decorato con porcellane di Meissen, appartenuto alla famiglia dello
Zar
Alessandro II (1818-1881)
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Costantino
Sterlocchi – Milano
- Giovanni Luteri
detto Dosso Dossi (Ferrara 1479-1542): S. Giovanni in Patmos, olio
su
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Tavola, cm. 127x186
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Galleria d’Arte Antica di Stresa
Stresa
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Mobile di abete, intagliato e decorato, con basamento. Stile barocco,
inizio sec. XVIII. Apparteneva al Monte di Pietà di Cividale del
Friuli
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Marco Vittorio Carlo Subert, Antichità
– Milano
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Scrivania intarsiata da Giuseppe Maggiolini (Parabiago 1738-1814) su
disegno di Giuseppe Lovati, per ordinazione del banchiere VonWiller,
1784 ca. cm. 90x85x50.
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Galleria Antiquaria F. Tuena Roma
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Consolle scolpita, intagliata e dorata con piano in onice, Genova
inizio sec. XVIII
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Luciana Valcarenghi Antichità Milano
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Gruppo di porcellana bianca di Venezia, sec. XVIII
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