- Palazzo
Strozzi I° edizione
- 12
settembre-11 ottobre 1959
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Questa è senza dubbio la più importante, la
capostipite di tutte le Mostre Antiquarie italiane. Alla
giustamente mitica prima edizione parteciparono 111 espositori,
56 italiani e 55 stranieri così suddivisi:
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Belgio 3 - Francia 29 - Germania 4 - Inghilterra
3 - Principato di Monaco 1 - Olanda 8 - U.S.A. 3 - Svezia 1 -
Svizzera 3.
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Il catalogo di questa Mostra è quasi introvabile,
è entrato ormai nel novero dei libri rari e lo si può trovare
solo in qualche libreria antiquaria.
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Di piccolo formato, è composto di 255 pagine
quasi tutte in bianco e nero. Editava questo catalogo l'editrice
"Arte Figurativa" di Milano. Dal catalogo abbiamo scelto alcuni
testi ed immagini per dare a chi non l'ha conosciuta la
dimensione straordinaria di questo evento e la percezione di
quanto allora offriva il mercato.
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Elenco espositori
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Comitato Esecutivo e
Tecnico
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Testo introduttivo:
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APOLLO E MERCURIO
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di Piero Bargellini
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Anche quella dell'antiquariato, come tutte le storie, non si sa
bene dove e come si possa cominciare.
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Ebbe gusto d'antiquario, per esempio, già quell'Asinio Pollone,
che - dice Plinio - coi suoi "monumenta"attrasse veementemente
l'attenzione del pubblico romano. Passione per le "anticaglie"
mostrò d'avere nerone e, dopo di lui, con maggiore raffinatezza,
il "varius, multiplex, multiformis" imperatore Adriano.
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Il desiderio di possedere cose belle, rare ed antiche è talmente
naturale che persino i barbari, calando in Italia, ne furono
contagiati.
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Non parliamo dei monaci, i quali predilessero libri antichi
tanto che il nome di "antiquario" fu attribuito, in un primo
momento, ai copiatori di codici.
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Il gusto per l'antico fu poi la caratteristica più spiccata
degli umanisti, come Niccolò Niccoli, che, a detta
dell'antiquario di libri Vespasiano da Basticci, non poteva
mangiare se non in piatti di terra antica e bere in vasi di
forma classica.
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e dagli umanisti, la passione per le anticaglie passò ai
principi rinascimentali.
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Come pegno di pace e di amicizia, Cosimo De' Medici inviò ad
Alfonso d'aragona un codice di Tito Livio, e i cortigiani del Re
di Napoli, a quell'inconsueto regalo, sospettarono che le pagine
del libro fossero cosparse di finissimo e potente veleno. In
realtà anche quel re fu contagiato dalla potente febbre
dell'antiquariato. Dava premi ai soldati che, dopo il saccheggio
della città, gli riportavano monete antiche e opere d'arte.
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Palla Strozzi, dal canto suo, se fu sconfitto da Cosimo De'
Medici sul terreno della passione politica, non si fece però
vincere su quello della pasione antiquaria. Né ai Medici
rimasero indietro per molto tempo i Montefeltro e i Gonzaga, i
Visconti e gli Sforza.
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I fiorentini, si sa, furono più costanti e magnifici. Dopo
Cosimo venne Piero; dopo Piero, Lorenzo; poi Lorenzino, che a
Roma decapitava le statue degli imperatori non tanto, com'egli
poi volle far credere, in odio ai tiranni, quanto per far
collezione di teste classiche.
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Il Cellini racconta com'egli insegnasse al duca Francesco l'arte
di ripulire e restaurare i bronzetti etruschi, mentre il
cardinale Leopoldo, nella villa medicea di Roma, creava un vero
museo di oggetti d'arte.
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Ma questi, a rigore, più che antiquari, non furono che "collezionisti",
per quanto sia poi difficile distinguere fra antiquari e
collezionisti, ogni antiquario essendo collezionista, e
viceversa.
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Con tutto ciò, il vero e proprio antiquariato, a carattere
commerciale, non sorse che alla fine del Settecento e non fiorì
che all'inizio dell'Ottocento, nel clima propizio della prima e
fervida società borghese.
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Fu allora che, tra l'ignaro possessore di oggetti antichi e il
colto amatore d'opere d'arte, in tutti i paesi del mondo,
s'interpose la figura dell'antiquario, mercante intraprendente e
intelligente conoscitore; abilissimo ricercatore e anche
splendido mecenate.
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Uomini dotati di particolare intuito e nello stesso tempo dediti
a geniali studi; appassionati bracconieri e insieme esperti
giudici, i grandi antiquari ottocenteschi, con abile cernita,
seppero distinguere e valorizzare opere d'arte che, senza il
loro tempestivo intervento, sarebbero andate quasi sicuramente
distrutte. Le riscattarono dall'oblio, le misero in luce,
imponendole al gusto e all'interesse d'una vastissima clientela,
non più di principi e di prelati, ma di ricchi borghesi
desiderosi di nobilitare le loro case con oggetti di rara
bellezza, ambiziosi di possedere opere d'arte d'altre epoche e
di diverse società.
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Se l'attenzione degli antiquari fu acuita dal tornaconto e se il
loro privato interesse li condusse a scoperte fortunate, ciò non
toglie valore ai risultati ai quali giunsero, facendosi
interpreti attivissimi d'una cultura non accademica e insieme
educatori di un gusto non deteriore.
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E' vero che il carattere mercantile della loro impresa portò
alla diaspora di molte opere d'arte, lontano dai luoghi di
produzione. Ma se si pensa che, con ogni probabilità, i luoghi
di nascita sarebbero stati anche luoghi di morte, la dispersione
appare come un provvidenziale salvamento dalla distruzione e
dall'irreparabile rovina.
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La rapida circolazione delle opere d'arte poi, spinta dalla
curiosità interessata degli antiquari e dalla loro appassionata
iniziativa, determinò, anche nel campo della critica estetica e
dell'indagine storica, orientamenti nuovi e movimenti, non
soltanto di gusto, ma di vera cultura.
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L'antiquario ebbe così, ed ha tuttora, due numi ispiratori,
Mercurio ed Apollo. Al primo si devono importanti e qualche
volta anche imponenti scambi mercantili, con oscillazioni della
bilancia finanziaria. Un settore dell'artigianato fu, ed è
tuttora, impegnato nelle operazioni di restauro. Si può dire
così che uno dei più nobili mercati tiene in vita uno dei più
geniali artigianati.
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Al secondo nume, invece, si devono felici scoperte,
provvidenziali salvamenti, intelligenti valutazioni, acute
attribuzioni, fondazioni di gallerie, lasciti cospicui da parte
di fortunati antiquari, che vollero dare tangibile testimonianza
dei loro affetti più profondi per l'arte, da essi non tanto
sfruttata, quanto amata e servita.
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Questa Mostra Mercato che, dopo l'esperimento fatto alcuni anni
or sono per l'interessamento dell'indimenticabile antiquario
fiorentino Luigi Bellini, s'apre ull'orizzonte internazionale,
riflette i due volti dell'antiquariato. E' mostra d' oggetti
rari scoperti, raccolti e messi in luce dai maggiori esperti di
cose d'arte. E' mercato offerto ai migliori clienti del mondo,
nella città dove l'amore per le "anticaglie" fu illuminato dallo
studio di geniali umanisti e fecondato dalla ricchezza di
veramente magnifici signori.
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La manifestazione, oltretutto, nella cornice d'un Palazzo che
già ospitò una delle più alte raccolte private d'opere d'arte,
collocherà l'attività antiquaria nel posto che si merita, cioè
al centro di studi non oziosi e di negozi non volgari. La Mostra
fiorentina, col suo carattere internazionale, vuole riallacciare
gli scambi con tutti i paesi, dove si sono formati mercati
circoscritti, e riattivare così una feconda circolazione
d'interessi e di ricerche.
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Apollo e Mercurio, ancora una volta, si troveranno d'accordo,
pur nelle loro diverse attività mercantili e culturali, per
coronare le fatiche e i successi degli antiquari di tutto il
mondo, accolti a Firenze in un'atmosfera di cordiale
apprezzamento e di doverosa gratitudine.
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Piero Bargellini