Old Memory di Paolo Dettoni e Paolo Valente
"La Resurrezione di S. Lazzaro", olio su tela di Andrea Celesti (Venezia 1637 - Toscolano 1712)
 
Arte Antica Anna Isola
Cristo ligneo, scultura, h.cm 115, Italia settentrionale sec. XIV
 
Antichità Giacinto Bernardi
Credenza in due corpi in massello di noce, pannelli delle porte e pilastri radicati e riquadrati da cornici scolpite, cm 320x85x210, Veneto prima metà del sec XVIII.
 
Galleria M. Boskovitch Antiquario
Pietro Domenico Oliviero (Torino 1679 - 1755),  "Fiera paesana, con venditrice di focacce", olio su tela cm 114x92
 
Bruniera Antichità di Bruniera Giulietta
Stipo a dieci cassetti e sportello centrale filettato e radicato, Italia settentrionale, seconda metà sec XVII.
 
Gino Cacciamani
Inginocchiatoio in noce, con segreti, Toscana fine sec. XV
 
Boutique dell'Antiquariato Stelio Davia
Bureau Acylindre in palissandro e bois de rose a doppia firma, intarsi e bronzi dorati. Fine sec XVIII.
 
Antichità Dionisi
G. Lana (1685 - 1740), olio su tela, cm 34x42, pubblicato su "La pittura del '700 Veneto" di E. martini
 
Antichità Luciano Funghini
Scrivania ribalta in radica di noce mossa davanti e sui fianchi con sportello centinato. Veneto sec. XVIII
 
Luigi Galli
Trumeau Chinoiserie - Laccato in rosso, cm 260x145x68, la decorazione è attribuita a Francesco Fontebasso, prima metà sec. XVIII
 
Silvio Garola
Commode Vantaux, bronzi cesellati e dorati, cm 180x63x96
 Francia sec. XIX

 

 
Verona Mostra Biennale Europea
de l'Antiquariato
Verona, Palazzo della Gran Guardia,
15 aprile - 1 maggio 1984
 

 

Le Collezioni Antiquarie Veronesi
 
Verona può vantare a buon diritto un 'alta collocazione nella rivoluzione culturale del Rinascimento che esige tra gli uomini nuovi l'amore per le cose antiche e d'arte. Lanfranco Franzoni direttore dei musei archeologici veronesi, indica addirittura un documento datato ed esplicito di questa precoce vocazione: è la stele funebre romana, murata nella facciata della chiesa di Santa Maria in Organo e sovrastata dalla seguente iscrizione, "QUOD INCVRIA PERDIDERAT DILIGENTIA ANTIQUITATI RESTITVIT
MCCCCLXXXXVI", ciò che l'incuria aveva mandato in rovina, l'attenzione per l'antichità restituì -1496. Esattamente un anno prima che Andrea Mantegna eseguisse per l'altare maggiore della chiesa stessa la pala con la Vergine e il Bambino fra cherubini e santi, ora al Castello Sforzesco di Milano. Verona non più capitale della dinastia Scaligera da un secolo, aggregata alla Repubblica di Venezia, dopo la breve parentesi Viscontea, manteneva l'estro umanistico di una cultura assorbita nei tempi fecondi del libero Comune e della Signoria e lo manifestava nell'interesse per l'antichità classica e le nuove espressioni artisti-
che. Già dal secolo XIV si erano notati segni precoci di un neoumanesimo presente nelle collezioni numismatiche introdotte,
pare, da Francesco Petrarca nelle sue numerose visite agli amici veronesi. Giovanni de Matociis illustra, nel primo quarto del Trecento, la sua "Historia imperialis" con riproduzioni di monete romane antiche e l' Altichiero affresca la "Sala Grande" del palazzo di Cansignorio con profili alla classica da studioso di numismatica. I Dal Verme-Malspina collocano i profili di Domiziano e Nerva a ornare il portale del loro palazzo, e l'arco delle Fogge in piazza dei signori si fregia del doppio volto di Tito coronato di lauro e d'oro. Il Quattrocento sfolgora di studi umanistici e di ricerche condotte da Felice Feliciano e Frà Giocondo e il Cinquecento vede case, cortili e giardini veronesi popolati di epigrafi latine e di frammenti sta-
tuari. Nel Cinquecento, in una storia intorno alla nobiltà e antichità di Verona, si legge: "Non è casa di gentiluomo che non abbia alcune di queste antichità". Fra le collezioni di questo secolo vanno ricordate quelle di Girolamo Canossa, Mario Bevilacqua e Agostino Giusti. Collezioni tanto insigni da indurre i Gonzaga nel 1604 a donare al Canossa un feu-
do nel Monferrato in cambio della "Madonna della Perla" di Raffaello. Un feudo di 50 mila scudi per una Madonna copiata da tutti i grandi pittori dell'epoca e ora conservata al Prado. Mentre l’ofante famoso in bronzo dorato, del museo di Berlino sembra sia stato aggiunto nella stessa occasione dopo essere stato accolto nel-
la galleria Bevilacqua. D'altronde i Canossa e i Bevilacqua vivevano nei rispettivi edifici, opera del Sanmicheli, destinati appunto a far da degna sede a simili raccolte. C'era in questi umanisti veronesi un amore così sincero e profondo per l'arte e l'antichità classica da manifestarlo in varie maniere come quella di indire una lotteria per raccogliere fondi da destinare al restauro dell' Arena romana. Girolamo Canossa era riconosciuto talmente esperto in gemme e cammei antichi da essere consultato dal duca di Mantova. Mario Bevilacqua iniziò invece una collezione di marmi, bronzi, grandi e piccoli, e quattrocentoventi medaglie che furono riprodotti nel 1724 da G. B. Tiepolo per la Verona illustrata del Maffei. Fu soltanto ai primi dell'800 che la grande collezione Bevilacqua fu dispersa e le sculture trovarono sede nella Gliptoteca di Monaco, mentre le pitture emigrarono nei maggiori musei del mondo, come la "Donna con bambino e cane" del Veronese, ora al Lou-
vre. Agostino Giusti, musicofilo e letterato, collezionò invece circa duecento ritratti dei Grandi di tutto il mondo e di tutte le epoche e pare che una delle tele fosse opera del Giorgione. Nel Seicento moriva ultraottantenne lo speziale Francesco Calceolari collezionista naturalistico noto nel mondo scientifico dell'epoca per le sue raccolte che spaziavano dai fossili di Bolca ai favolosi basilischi. Ottavio Butturini si dilettava di "cose rare, pellegrine et antiche e ne formò un museo. Ma passò se medesimo nel comporre una stupenda libraria". Sempre nel XVI secolo era nota in Verona la pinacoteca Curtoni ricca di oltre 200 quadri in gran parte attribuiti a Tiziano, Paolo Veronese, Jacopo Bassano, Correggio, Parmigianino, Raffaello,
Giorgione, Tintoretto, Carracci, Leonardo, Caravaggio, Michelangelo e Rubens e a tutti i pittori della scuola veronese.
I Muselli possedevano libri, quadri e statue disposti in sette ,'camere" e, quando vendettero 122 quadri a un celebre mercante
d'arte ne ricavarono ventiduemila ducati. Un Tiziano dei Muselli è oggi a Londra alla National Gallery insieme a un Giambellino, e un Giorgione è riconoscibile all'Ermitage di Leningrado. Altre gallerie di quel tempo sono quella dei Ghirardini durata fino all'800, quella del Barbieri e, notissima, la collezione di Lodovico Moscardo giunta oggi in ciò che rimane nelle sale del Museo fondazione Miniscalchi-Erizzo. "Di tua magion dentro le soglie illustri / Anzi la vastità del Mondo tutto / In novo Microcosmo ha già ridotto" concludeva il sonetto di un poeta contemporaneo immagato nella descrizione del museo Moscardo. Il Settecento antiquario veronese è illustrato da Scipione Maffei in un capitolo intitolato "Gallerie" che ne elenca nove mentre il Dal Pozzo ne nomina ben trenta. E proprio il Maffei darà a Verona la prima raccolta di antiche lapidi aperta al pubblico, nota in tutta Europa e recentemente tornata a nobile attualità per merito della
eccellente sistemazione. E l'Ottocento? Una molteplicità di collezioni archeologiche, d'arte e naturalistiche da lasciare perplessi e da consigliare di darne soltanto il numero: ottantasei. Parte di tali collezioni (Alessandri, Balladoro, Bernasconi, Da Campo, Fontana, Gazola, Miniscalchi, Monga, Pinali, Smania, Venturi, Verità, ecc.) sono ora passate per via di benemeriti lasciti ai musei veronesi. Merito non trascurabile del collezionismo privato e del libero mercato antiquario. È da questa origine e in questo spirito che l' Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo, in collaborazione con l' Associazione Antiquari veronesi, e nell'ambito di Verona tutto l'anno, ha organizzato la Biennale Europea dell'Antiquariato. Una rassegna destinata a consolidare l'immagine di Verona e delle sue tradizioni nel mondo dell'arte e del collezionismo "giocando" insieme la carta dell'Europa.
NINO CENNI

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Antichità Gallo Cecilio Gianni
Dipinto "Ultima cena" Sebastiano Ricci tratta dall'Ultima Cena del Tintoretto che si trova nella Chiesa di S. Travaso a Venezia, cm. 65,5x96,5
 
La Pauline sas. di Bruno Franco Esposito
Paolo Fiammingo (Anversa 1540 - Venezia 1596):  "Il trionfo della pesca", olio su tela, cm 140x86
 
Franco Lonardelli
Bureau in radica di noce e pioppo, bombato sul fronte e sui fianchi, tarsia con figure, cm 143x115x58, arte lombardo veneta inizio sec XVIII.
 
Antichità Amalio Negrini
J. M. William Turner (Londra 1775 - 1851), "Dogana e Canal Grande", cm 242x152, opera firmata.
 
Le Quinte di Via dell'Orso di Ugo Pozzi e Giorgio Fontana
Gaspare Diziani (1689 - 1767), "La famiglia di Dario al cospetto di A. Magno", cornice antica, olio su tela, cm 50x70
 
Antiquariato Prezioso Gioielli-Argenti-Orologi-Icone
Orecchini rubini K 4,50. Brillanti K 4,00. Platino oro Liberty. Anello platino brillanti. Rubino K 6,11 - Liberty.
 
Antichità Pietro Ragazzi
 "Testa di cavaliere", olio su tela, cm 41x31, Venezia inizio sec. XVIII
 
Orologi Antichi – Gioielli Antichi di Vicario Grazia – Rossignoli Marino
Orologio da tavolo firmato Beniamin Zoll-Dantzing, suoneria delle ore al passaggio e a richiesta, ultimo quarto sec. XVII
 
Pietro Scarpa
Jan Bormand: ca. 1490: "L'Addolorata e S. Giovanni" (da un gruppo raffigurante la "Deposizione"): particolare di S. Giovanni. Sculture policrome in legno, cm 145 ca.
 
Antiquariato Venturi Spada
Nicolas Regnier (Maubeuge 1590 - Venezia 1667), Vanitas, olio su tela, cm 106x145