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Quando Milano faceva le Mostre di Antiquariato a Palazzo Reale ed il testo introduttivo era di Leonardo Borgese. Un catalogo di una Mostra Antiquaria del 1962 è ormai divenuto raro ed introvabile, un vero pezzo da bilbiofili che ci da importanti ed insospettabili notizie su come era il mercato antiquario degli inizi degli anni '60, quando per esempio grandi antiquari, che hanno fatto la storia del mercato, e grandi librai antiquari esponevano insieme, come poi fecero ancora per qualche anno. Erano gli anni in cui si iniziava a costruire un mercato dell'arte in Italia, e si tentava di rimuovere annosi preconcetti sui mercanti d'arte, che purtroppo, frutto di vecchia ideologia, ancora qualche volta resistono ancora. I cataloghi allora erano quasi sempre in bianco e nero, il colore costava, e molto, le riproduzioni fanno quasi tenerezza, ma si vede subito una grande qualità intellettuale di impostazione e intenti chiari e seri. Poter rivedere oggi una mostra antiquaria di allora sarebbe davvero un grande evento culturale, certamente più importante di quelli un po' finti ed artificiali che oggi si inventano a getto continuo da ogni parte per fare un po' di turismo. Ma come di sa, la "mostrite" è un prodotto di questo nostro tempo. A quella mostra i parteciparono 60 antiquari, di cui 36 milanesi, e 11 librai. Venivano da tutte le grandi città d'Italia e la manifestazione era targata F.I.M.A, la Federazione Italiana Mercanti d'Arte che, si apprende proprio dal catalogo, era stata fondata nel 1949, che già aderiva al CINOA e che aveva come presidente il Professor Costantino Nigro e Vice Presidenti Ettore Gianferrari e Leonardo Lapiccirella. PLP
Con quel pungente piacere che dà 1'antico e quella dolce confusione dell' anima quando si scopre qualcosa che è ricordo e speranza insieme, tengo sott' occhi e sfoglio il bel catalogo illustrato della Terza Esposizione Internazionale di Tesori d'Arte (Third lnternational Art Treasures Exhibition) presentata a Londra, nel Victoria and Albert Museum, dalla C.I.N.O.A. ossia la Confédération lntemationale des Négociants en Oeuvres d'Art. «Negozianti », badiamo bene, parola assai meno nobile della nostra antica « antiquari» che s'addiceva, che può tuttora addirsi agli archeologhi, a studiosi in genere e perfino a principi e re, a cardinali e papi. Andiamo avanti. Questa mostra inglese e internazionale fu frequentata, nel marzo e nell' aprile 1962, oltre che dalla gente comune, oltre che dagli amatori, dai raccoglitori e dai collezionisti, oltre che da tali antiquari puri e disinteressati - per così dire anche dunque dai negozianti di opere d'arte, e nelle offerte purissime sale del famoso Museo di Vittoria e Alberto probabilmente si parlò un pochino di affari. Quale orribile materialismo, eh? Certe bassezze, il vendere, il comprare, non succedono mai nelle mostre d'arte antica ospitate da musei statali e comunali e da pubblici palazzi di rappresentanza, e nemmeno mai nelle mostre d'arte moderna e odierna ospitate dai medesimi musei e palazzi. Mai! Basta, viceversa, che le mostre siano presentate da antiquari perchè subito appaiano cariche di brutale venalità. E, ancora, se le mostre riguardano l'arte moderna e la contemporanea, giurate senz' altro che, pur quando accolte in pubbliche gallerie e in simili pubblici posti, non vi sarà mai, mai commercio o guadagno o contratto alcuno e che gli ordinatori e i critici, tanto se liberi quanto se impiegati, resteranno sempre puliti, leggieri e poveri come gli angeli. Anzi, c'è da giurare tranquillamente che nelle mostre d'arte moderna e contemporanea allestite in luoghi ufficiali non ci guadagnano mai nemmeno i mercanti d'arte moderna e contemporanea: ci perdono i «modernari» (contrapposto di antiquari) e ci rimettono, fan tutto anch' essi per Puro Amore dell'Arte e non oserebbero, mai, mai, mai, profanare un Tempio dell'Arte. Strano. Che ogni mostra, culturale e spirituale quanto si voglia, obbedisca pur sempre a motivi pratici, materiali, e infine commerciali, molte persone stentano a concederlo. Mentre è chiaro che come non si manifesta anima senza corpo, così non sussiste arte senza denaro. Rimane tuttavia una differenza, perchè il fisco non castiga gli affari delle mostre «pure» e piomba invece sul non occulto, onesto antiquariato. Comunque si pensi, il direttore del Vittoria e Alberto dichiarò il suo museo onorato di aver accolto la C.I.N.O.A., la bottega insomma, la quale, oltre alle preziose rarità della mostra temporanea, ebbe a portare migliaia e migliaia di persone a conoscere appunto il Museo, ossia dunque la cultura. Non solo: Sir Trenchard Cox, il direttore, aggiunse che la prossima volta metterà a disposizione degli antiquari aderenti alla C.I.N.O.A. un maggior numero di sale. E non è una novità esclusiva dei soliti materialisti, positivisti, affaristi Inglesi, giacchè nel 1936 fu ammirata la prima presentazione della C.I.N.O.A. al Rijksmuseum di Amsterdam e la seconda nel 1954 al Musée des Arts Décoratifs di Parigi. Professori e funzionari traboccano di buone, di squisite qualità; non parlo per ironia, li seguo da tanti anni e in genere li stimo molto. Capita però che alcuni diffidino dagli antiquari. Perchè? Perchè sdegnare le mostre degli antiquari perfino quando gli oggetti non sono in vendita? O si crede che l'oggetto antico abbia in qualsiasi caso un suo scopo spirituale, e culturale, e scientifico, e allora bisogna aiutare e onorare le mostre perfino se a scopo di guadagno immediato. O, altrimenti, cambiamo mestiere. Temiamo che nelle mostre degli antiquari entrino pezzi dubbi o falsi addirittura? Quasi che nei musei ufficiali non ne capitassero e non apparissero pasticciature; in quei musei dove poi effettivamente la responsabilità tocca al pubblico funzionario, mentre nelle mostre antiquari e a ogni diverso privato venditore e a privati comitati. Ma volevo dire che le mostre d'antiquariato, oltre a dar sorprese e lezioni utilissime proprio alla cultura e alla scienza dell' arte, dovrebbero giovare anche all' educazione del gusto specie nell' arredamento, e così non pochi funzionari delle belle arti sia statali sia comunali avrebbero da imparare amandole, frequentandole. Ho letto di recente questa dedica, certo sincera né richiesta: «Alle generazioni di antiquari dai quali abbiamo imparata molto di ciò che sappiamo sulle arti decorative. » Precede il poderoso catalogo della famosa collezione di Irwin Untermyer, edito a Londra da Thames and Hudson. Giustissima. Altra faccenda strana è che talvolta specialisti ufficiali della critica e della storia, all'arte antica in vendita preferiscano piuttosto l'arte moderna e soprattutto la contemporanea la quale, necessariamente e logicamente, risulta più che mai da vendere perchè prodotta da persone viventi e che debbono viverci: un campo che, d'altra parte, quanto a imitazioni o falsificazioni belle e buone appare forse peggio di quello antiquario. Eppure, essi dovrebbero occuparsi preferibilmente dell' arte antica in vendita, dell' antiquariato, seguendo aste e mostre, italiane e straniere, persuadendo anche i mecenati a comperare e a donare per arricchire i musei, il patrimonio nazionale e facendosi amici gli antiquari, cui spesso piace mutarsi in mecenati. Oltretutto, l'arte antica è: e quella dei contemporanei può essere. E domani può non essere. Il modernismo di moda e il conformismo sono pericolosi anche perchè quando si accetta e si loda ogni rovina della pittura e della scultura - altro che criticare, altro che scegliere si è portati inevitabilmente ad accettare pure ogni rovina alla natura e all' architettura, con la perpetua tiritera sulle città che non possono essere imbalsamate e sulla vita moderna che ha diritto di alzarsi accanto al vecchio e all' antico. E l'« ambiente»? Sì, oggi c'è anche da « conservare l'ambiente»; l'hanno imparato anche tante brave persone, pronte però lo stesso a lasciar buttar giù tutto in nome del moderno, o di un moderno grande magazzino, e a provare con dialettica estetica che è stato rispettato l'ambiente. Venezia, l'antica Venezia, sarà l’ esempio massimo e magnifico: diventerà tutta moderna - falsa moderna, si capisce - da Santa Lucia con un arco fin davanti a San Marco, continuerà nel centro ad essere sventrata, vuotata, cristallizzata, cementata e dovremo nei congressi dire che l'ambiente è salvo. L'urbanistica moderna sul serio e cioè che conserva, che salva, proprio perchè da un ricco, fertile, naturale terreno antico fiorisca la nuova, la giusta, la vera arte moderna, trarrà esempio in vari modi dalle mostre d'antiquariato, dove qualsiasi oggetto ha pure valore di nutrimento e d'ispirazione, di storia e di fantasia. L'oggetto antico serve a paragonare e a correggere, è un esempio indispensabile per il nuovo, anche se il nuovo non lo imiti affatto. Di più: in questi tempi dolorosi, mortali per l'arte nella campagna e nella città, l'opera antica ci riserba un valore di consolazione e di affetto: all'interno delle nostre dure e secche stanze ci ricorda e sostituisce la natura e l’architettura, belle un tempo, artistiche, ed oggi imbruttite o abolite. Un’ arte interna surroghi l'esterna. Pitture, sculture, stampe, -disegni, mobili, ceramiche, stoffe, tappeti, gioielli, argenti, vetri, smalti... ciascun pezzo, di per sé e poi nel complesso, fa ambiente e non solo ambiente di casa: nuovo prezioso valore da aggiungere agli altri spirituali e materiali assieme, e indissolubili. Rimaniamoci in questo «ambiente ». Tema di gran vivezza e vitalità che la Federazione Italiana dei Mercanti d'Arte affronta e svolge presentando «una selezione di antichità provenienti dalle gallerie di noti antiquari italiani attraverso eleganti e sontuosi arredamenti, che permetteranno, tra l'altro, di constatare la funzionalità dell'oggetto d'arte di tutti i tempi, anche in un ambiente d'oggi» Eleganza, ossia scelta; ma la scelta, l'eleganza dell' antico dev' essere come familiare e naturale, deve avvenire col medesimo affetto, senza moine e senza bruscherie, e col semplice rispetto che circondano e mantengono veramente vivo un uomo vecchio. Guai alla scelta dei puri esteti e stilisti e dei puri tecnici e storici, e guai ai teatrini bizzarri e alle vanitose raffinatezze alle ineleganze e grossolanità, dopotutto - che falsano qualsiasi autentica bellezza, e fino ad ucciderla. Gli antichi tenevano meglio di noi l'antico nel loro moderno, senza tanti problemismi ed estetismi, con spontanea naturalezza. Funzionalità ossia non razionalità, ma nemmeno voluta irrazionalità; buona funzionalità è quella d'un'intonazione artistica che sia al tempo stesso anche naturale. Il pezzo antico entro la stanza moderna, e vicino a pezzi moderni, non deve stonare né fare stonare: colori e forme di ieri devono unirsi e fondersi con colori e forme di oggi quasi come rappresentati nel quadro di un pittore dal naturale tono. lo spero che la Mostra di Milano sarà elegante e funzionale. Non voglio dire « molto elegante» e «molto funzionale» perchè un molto sciupa l'eleganza e rompe la funzione.
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