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III BIENNALE MOSTRA MERCATO INTERNAZIONALE DELL'ANRIQUARIATOCittà di FirenzePalazzo Strozzi 14 Settembre - 14 Ottobre 1963
« CI RIVEDREMO A FIRENZE... » di Giuseppe Bellini Siamo di nuovo riuniti qui - amici antiquari, amici collezionisti, amici appassionati di antichità - dietro lo storico bugnato di Palazzo Strozzi, in mezzo a migliaia di oggetti preziosi, di rare testimonianze del civile cammino dell'uomo, che abbiamo scoperto, o fermato nel loro eterno vagabondare, restaurato, salvato, valorizzato, e che ora proponiamo non soltanto al mercato ma anche alla pura ammirazione, al piacere estetico, del mondo intero. Siamo di nuovo qui - in un palazzo ormai familiare agli espositori italiani e stranieri come la galleria che hanno lasciato a Milano o a Roma, a Genova o a Venezia, a Parigi o a Londra, a Bruxelles o ad Amsterdam - e questa è la migliore, e più confortante, conferma della buona salute, della forza di attrazione, della vitalità di questa mostra internazionale dell'antiquariato che i fiorentini vollero come un omaggio sia alla tradizione artistica e artigianale della loro città, sia alle idee universali che Firenze, nei secoli, tenne sempre a battesimo. Forse gli amici ed ospiti di oltre confine sono i migliori testimoni di quanto affermo con legittimo orgoglio di antiquario e di cittadino: la mostra di Palazzo Strozzi ha aggiunto ancora una freccia onorifica alle innumerevoli che furono scoccate in ogni tempo dal suggestivo arco delle nostre colline. Il nome di Firenze è andato di nuovo nel mondo, sempre significando equilibrato punto d'incontro di storie e civiltà diverse, corrente inarrestabile di pensiero, naturale approdo del buon gusto e della sensibilità, appassionato legame con il passato, strada comune tracciata per il futuro. « Ci vedremo a Firenze... ». Una frase ormai familiare - anche se pronunziata in lingue diverse - per me e mio fratello Mario nei molti viaggi che abbiamo fatto, in questi ultimi anni, un po' in ogni parte, vicina e lontana, del globo. Ci vedremo a Firenze, alla mostra. Una frase breve, ma significativa, che ci ha inseguito dall'India, alla Cina, al Giappone..all'America, in tutte le città dell'Europa, facendoci provare la nostalgia della patria, riportandoci col pensiero sulle rive dell'Amo, ad ogni latitudine. Il mondo è grande, Firenze è piccola. Ma il pensiero non si misura in metri quadrati, supera la ristrettezza delle mura, si espande talvolta - come la cupola di un cielo - su tutte le genti. Questo mi sembra - al di sopra e al di fuori di ogni, pur legittimo, interesse a veder vivificato il mercato dell'arte - il vero significato di questa grande mostra fiorentina e internazionale, così come lo intese mio padre quando molti anni fa si adoperò perché nascesse all'ombra del campanile di Giotto, così come lo intendiamo noi che abbiamo cercato di realizzarla con tutta la passione -se non la perizia - di cui siamo capaci, con il contributo dei più illustri collaboratori, e sotto gli occhi di una città che è attenta e gelosa ogni qualvolta si spenda il prestigio del suo antico nome. Mercato sì, ma anche e soprattutto omaggio alla materia che fu illuminata, nobilitata, dalla scintilla del genio, dalla intuizione dell'arte, dalla mano di un grande maestro, dalla passione di un oscuro artigiano. Una mostra che già di per se stessa è una manifestazione artistica e culturale, un rifugio di valori spirituali nel turbinoso mondo della tecnica, e alla quale fanno corona non poche iniziative, del tutto estranee a un intento di sapore mercantilistico, e intese piuttosto a propagandare l'amore per il bello, il rispetto della tradizione, un più frequente, amoroso, contatto con le opere dello spirito. La mostra vede riuniti gli antiquari italiani (è stata anzi una felice occasione per fissare Più chiaramente il cammino da percorrere insieme negli anni che verranno) ed ospita nelle sue sale molte tra le Più illustri firme dell'antiquariato d'oltre confine, colleghi nella professione, fratelli nelle emozioni, nelle suggestioni, nelle colte e appassionate ricerche, nella febbre che ci accompagna, nel desiderio della perfezione. Mostra aperta a tutti, così come è aperta a tutti l'arte. E il«là» dato da Firenze – porto tradizionale per navi di ogni bandiera - ha suscitato vasta eco di consensi, ha suggerito un fiorire di analoghe iniziative di cui vedremo con piacere, e tra non molto tempo, i primi frutti. Mentre il mondo intero cerca la pacifica coesistenza, non è male ricordare che l'arte ha già firmato da tempo i suoi trattati di amicizia, e che è sempre stata una solida base dei più felici e fecondi rapporti tra i popoli. Quello che fu un sogno del passato è la realtà del presente. Siamo alla terza biennale. Si aprono i battenti di Palazzo Strozzi, la folla varca l'ingresso, va a far visita ai capolavori di tutto il mondo, darà un giudizio - amici antiquari - sul nostro gusto e sulle nostre fatiche. Nella emozione e nella commozione di questo momento, vissuto infinite volte nelle preoccupazioni, nei dubbi negli inevitabili scoramenti dell'organizzazione e dell'attesa, mi auguro - quale unica e valida conferma di un nuovo successo -di poter ancora ascoltare, lontano dalle rive dell'Arno, negli anni futuri, quella brevissima frase - « Ci rivedremo a Firenze... » - che costituisce indubbiamente il miglior premio per noie il migliore augurio per tutti. |
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