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Alla base del costante allargamento del mercato dell'arte vi è senz'altro l'accresciuto benessere, ma è certamente la diffusione della cultura storico-artistica a spingere la domanda per quei beni in cui sono incorporati i frammenti di storia. Una storia scandita dalle tappe della creatività artistica e delle capacità artigianali le quali hanno, per lungo tempo, contribuito a determinare le possibilità espressive dell'arte ed a gettare le basi della produzione moderna. L'arte, d'altro canto, ha potuto conoscere particolare fortuna là dove il sistema economico ha consentito lo sviluppo dei fenomeni di mecenatismo e lo svincolarsi del mercato dalle logiche troppo meccaniche della domanda e della offerta. Ravvivata dal sorgere delle tendenze, dal mutare delle mode, e dalla crescita di nuove curiosità culturali, l'attenzione per l'arte si è potuta spostare su stili, periodi ed epoche anche lontani, in un processo di rivalutazione in cui ogni stile e forma d'espressione artistica hanno potuto assumere quelle dignità e considerazione che spetta loro se non altro in quanto sintesi della sensibilità e degl'interessi di un'epoca. L'arte infatti non nasce nel deserto, essa è l'espressione dei fermenti spirituali ed intellettuali - ma anche materiali e tecnici - di una civiltà. E la civiltà europea ed occidentale ha per l'appunto individuato nel mercato, come luogo d'incontro delle libere iniziative e volontà individuali, la forma più efficace per la produzione e distribuzione delle risorse. Il mondo dell'arte e quello dell'impresa sono in realtà molto più vicini di quanto comunemente si creda, nascono e si sviluppano grazie all'impulso creativo individuale. L'impresa crea e migliora i prodotti, a volte sollecitando il mercato alla crescita di domande affatto nuove, ma sempre cercando di interpretare i bisogni del momento. L'artista, per parte sua, ha il compito d'interpretare, attraverso la sua opera, i sentimenti e le sensazioni diffuse dell'epoca in cui vive. Questo legame funzionale tra arte, impresa e mercato ebbe proprio in Firenze uno dei suoi momenti più alti. Le risorse accumulate da uno dei primi centri dell'economia moderna seppero con generosità riversarsi nella produzione artistica. In essa mercanti e potenti cercarono di soddisfare le loro aspirazioni intellettuali od il loro desiderio di bellezza. Le loro aspirazioni, le possibilità del sistema di cui erano espressione e le capacità artistico-artigianali di cui l'Italia e la Toscana erano ricche, fecero di Firenze un faro di civiltà. Oggi, il legame tra arte, impresa e società si perpetua, rinnovato nei soggetti e nei modi, ma continua ad avere nell'iniziativa e nella volontà individuali i suoi veri propulsori. Ed è certo compito di indubbia rilevanza sociale conoscere e valorizzare la quantità enorme di tesori artistici che, se non accortamente protetti, rischiano di scomparire. In quest'opera di fondamentale importanza - soprattutto in un Paese come il nostro - il mercato può, se ben indirizzato, dare un contributo rilevante, mentre l'impresa con le aspettative di legittimi ritorni d'immagine - può sempre più sostenere il ruolo, «mutatis mutandis », di moderno mecenate. Firenze conserva vestigia e suggestioni di un glorioso passato che, unite ad adeguate capacità espositive ne fanno una «vetrina» d'importanza e richiamo mondiali: una funzione per cui si rivela indispensabile anche la presenza di un artigianato ancora fiorente e vitale. Un artigianato che ha nel restauro uno dei suoi punti fermi. E nel restauro Firenze ormai fa «scuola» con le più moderne tecniche messe a disposizione dalla ricerca scientifica, richiamando ogni anno studenti e studiosi da tutto il mondo. Anche per questo la «Biennale» deve continuare a crescere; per fornire un riferimento costante per la critica e per il mercato e mettere a punto, contemporaneamente, queste grandi capacità artigianali. Certo, bisogna riconoscere che la città deve confrontarsi con non pochi problemi; ma quale città d'arte con ambizioni di crescita non ha problemi da risolvere? D'altro canto la realtà europea ed internazionale in cui l'Italia si deve gioco forza inserire richiederà necessariamente sforzi di sviluppo e di adeguamento. La Cassa di Risparmio di Firenze opera quotidianamente in questa composita realtà: come impresa bancaria ne conosce le esigenze finanziarie e ne sostiene le istanze di sviluppo. Ma come banca di Firenze e della Toscana vuole anche essere presenza significativa nel rapporto tra economia ed arte. A questo fine ha sviluppato nel corso degli anni una serie di interventi tesi a valorizzare ed accrescere il patrimonio artistico della città. Le linee di questi interventi si sono andate sviluppando secondo tre direttrici fondamentali: l'acquisizione, il restauro e l'editoria. Impegnarsi sul fronte della salvaguardia e del restauro delle opere d'arte non ט, in Toscana, compito semplice. Troppe sarebbero le occasioni e le necessità (cui la mano pubblica non puע porre riparo), la Cassa ha saputo affrontare molte imprese complesse, tra l'altro, ricordiamo gli impegni per le vetrate del Duomo, per la Sagrestia delle Messe nel Duomo di Firenze, per il Chiostro di Ognissanti, per il Museo di Storia della Scienza, imprese che richiedono, oltre che risorse finanziarie, anche organizzazione, coordinamento e, soprattutto, pazienti attese per risultati che non si possono attendere nei normali «tempi» dei cicli d'impresa. Per quanto riguarda l'acquisizione in proprio delle opere, questa si rende spesso necessaria quando le opere corrono il rischio di essere irrimediabilmente allontanate dalla loro sede naturale o deteriorate da una cattiva conservazione. L'acquisto non si configura quindi come una semplice operazione commerciale, ma rientra piuttosto in una vera e propria politica di salvaguardia delle opere nell'interesse collettivo. Un esempio ט fornito dal recente acquisto, a Londra, di un' opera che molti ritenevano perduta; l'affresco de«La Pietà degli Albizi» del Perugino. Anche qui si ט dovuto procedere ad una lunga e complessa operazione di restauro che ha perע restituito, nel primitivo splendore, un'opera di cui Firenze lamentava la scomparsa ormai dal secolo scorso. L'editoria, infine, risponde ad una consolidata tradizione della Cassa di Risparmio di Firenze, ed anche alla necessità di una divulgazione di indiscussa qualità. L'editoria adempie infatti alla funzione di comunicare - e anche in molti casi di inventariare - non solo ciע che deve essere conosciuto al grande pubblico, ma anche, a volte, ciע che deve essere correttamente proposto agli «addetti ai lavori». Perciò la Cassa ha approntato interventi organici e di largo respiro, ne sono esempio, tra l'altro, le due collane sulle Chiese fiorentine e sui Musei cosiddetti «minori» della Toscana. La «Biennale dell' Antiquariato» rientra a pieno titolo in questo vasto impegno. Quella di Palazzo Strozzi ט infatti una mostra che piש di ogni altra collega idealmente e fattivamente il mondo dell'arte, del mercato e dell'artigianato, in una realtà che da sempre ט stata strettamente unita. |
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