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Il Grande Antiquariato si giudica da quello che ha e che può mostrare del Prof. Luigi Bellini – Presidente Ars Antiquaria Il grande antiquario si giudica da quello che he ha e che può mostrare, non da quello che non ha più, e che ha venduto. Ne avete mai osservato uno mentre vi fa visitare la sua galleria? Vi siete mai accorti con quale gioia mostra gli oggetti più importanti? Par quasi che li abbia creati, e ne sia l'autore. Non vi siete accorti che non pensa a voi? Vi vuol mostrare, vuol farsi valere, poi... poi si ricorderà che siete un cliente e vi farà la corte, e cercherà sempre di vendervi quello che vuole lui, non quello che volete voi; e se vi accostate agli oggetti più preziosi e domandate il prezzo, vi farà una sparata, e se gli farete un'offerta, sia pure di grosse cifre, la rifiuterà con indifferenza, come il più grande dei ricchi, anche se ha dei debiti da pagare e qualche volta la cambiale dal notaio. Se accettate la richiesta strabiliante, vi cederà a malincuore l'oggetto, sia pure il guadagno di proporzioni favolose, e ci piangerà sopra, e dico pianto vero, il più vero che si possa immaginare. Il pentimento di aver ceduto sarà tale che diverrà sgarbato, ve ne farà una colpa, cercherà cavalli e storie per stornare l'affare, si attaccherà al pezzo dell'imballaggio, alla tassa di trapasso, a qualunque sciocchezza e taccagneria, sempre con la speranza di riafferrare l'amato bene, E se veramente è un'opera d'arte, ne sospirerà, ne piangerà, ne avrà rammarico, il ricordo tutta la vita. Guardatelo negli occhi quando vi mostra la fotografia di un bell'oggetto venduto, studiate l'intonazione della sua voce e ve ne renderete conto. Direte: - Per forza, quello che sembrava una cifra favolosa allora, oggi può essere una cifra irrisoria. No. E' perchè sono cose che ha amato, ed ora che le ha perdute le ama ancora di più, e farebbe pazzie per riaverle, sono creature sue; le ha restaurate, pulite e lasciate per tanti anni con le proprie mani; accarezzate, baciate se volete come creature viventi. E se hanno fortuna, e vanno a finire in un museo o in una grande collezione, quando le vedrà riprodotte, quando all'improvviso gli balzeranno davanti agli occhi attraverso l'illustrazione di una rivista, di un catalogo o di un libro, il cuore gli batterà più rapido come alla vista di una donna molto amata. Gli antiquari non sono capiti. Il pubblico non li capisce; parlano un altro linguaggio, esolo chi li conosce, e sono pochi, li apprezza. Purtroppo nell'antiquariato viene fatto di vedere lo spogliatore delle nostre chiese e dei nostri palazzi, il trafugatore clandestino o palese degli oggetti nostri per il piacere degli stranieri e tutto per far denaro. A nessuno viene mai in mente che l'antiquario frequenta le grandi aste di Londra, di Parigi, di New York, e compra, anzi drei che il solo compratore degli oggetti italiani, il solo temibile concorrente, e queste cose tornano in Italia, a Firenze, a Roma, a Milano, a Genova od altrove, e il più delle volte per non ripartirne mai più. E' certo che, con molti dei nostri antiquari, in Italia, si potrebbe formare uno dei musei più interessanti del mondo. Ecco perchè molti collezionisti dicono che gli antiquari non pensano che a far quattrini. Proprio per queste dicerie un po' vere, nate con gli ultimi arrivi e negli ultimi anni, dobbiamo fare molta attenzione che la crisi del nostro e degli altri Paesi non ci riduca come i mercanti arabi, i quali, pur di vendere, abbassano un valore reale fino a far diventare l'oggetto un falso. L'antiquariato è una realtà molto seria: tutti i popoli civili del mondo ci credono, collezionano e si fidano dei propri mercanti. Cerchiamo di non distruggere tutto questo, solo per essere troppo vanali. La fiducia è la più grande vendita dell'antiquario: chi non l'accetta smetta di essere antiquario e si accontenti di fare il commerciante.
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