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Da Balla a Sironi:

una quadreria del Novecento alla Galleria Carlo Virgilio

di Isabella de Stefano Giannuzzi Savelli

 

Una piccola mostra, dove trionfano sorprendenti capolavori, è in corso alla Galleria Carlo Virgilio di Roma: Quadreria 2006 (catalogo a cura di Fabio Benzi) è il titolo di questa interessante rassegna dedicata all’arte del XX secolo, che vede protagonisti Balla, Depero, de Chirico, Oppi, Severini, Capogrossi, Carrà e tanti altri nomi d’eccezione, in un percorso che riesce a restituire, pur nella ristrettezza di una trentina di opere, la ricchezza e la varietà del contesto italiano della prima metà del secolo.

Dipinti in molti casi inediti o poco conosciuti riempiono lo spazio limitato di una Galleria, dove l’occhio, anche quello più inesperto, si accorge fin da subito della straordinaria qualità delle opere esposte.

Quasi per caso ci accorgiamo, dato il formato minuto che li contraddistingue, di due pastelli di Giacomo Balla, presente in mostra anche con Oggi è domani. Compenetrazione iridescente. I due pastelli, ispirati al paesaggio di Villa Borghese, rivelano la capacità del maestro di manipolare la materia con un segno veloce e nervoso, impregnato di una luce che scopre tutta la sua forza negli infuocati bagliori, che improvvisamente accendono le melanconiche radure del fogliame autunnale (Il silenzio del parco; Villa Borghese, Parco dei Daini).

 

Non rimaniamo indifferenti neanche davanti alla Forza dinamica, Cavallo di Fortunato Depero, capace di descrivere movimenti arrovellati e rotazioni esasperate attraverso la nitida tecnica di un collage, dal sapiente effetto cromatico.

Donghi: il canarino

 

  

E poi il pianto tormentato della Medea addolorata fa vibrare le corde della nostra emotività,  quasi stordendoci in una miscela di sensazioni contrastanti: un de Chirico “autunnale”, dai colori lividi e crepuscolari, riesce a restituire con incredibile realismo il pianto tormentato di una famosa eroina dell’antichità, che qui invece rivela tutta la sua fragile e disperata condizione umana. Un’opera che, dopo un restauro accurato, ha svelato sul retro anche un autoritratto del maestro rimasto incompiuto.

 

 

 

 

 

In questo suggestivo itinerario nella pittura italiana del XX secolo, la mostra non poteva tralasciare gli esponenti di quella che Waldemar George definì nel 1933 École de Rome e che vedeva protagonisti Capogrossi, Cagli e Cavalli. Di Capogrossi la mostra espone un ritratto, una testa di profilo che nella fissità quasi astratta dell’espressione e nella compattezza solida e geometrica della forma richiama la pittura di Piero della Francesca. Una sospensione  permeata di un sapore quasi onirico, che ritroviamo anche in Cavalli e nel suo Rosso: una natura morta, popolata di pochi e indistinti oggetti, arcane apparizioni accese dalle vibranti tonalità di un rosso infuocato.

 

La felice stagione romana degli anni Trenta è ben rappresentata anche da un dipinto di Mario Mafai, che segna il passaggio dallo stile visionario, memore del ricordo scipionesco, a quello più lirico e intimistico. Il soggetto del quadro, Bambine, richiama la tenerezza di un affetto familiare, più evocato però che rappresentato. Le protagoniste però, pallide e indistinte apparizioni provenienti dall’oltretomba, hanno ormai perso tutta l’ingenua delicatezza di una giovane età. Già adulte e disilluse, con un gesto aggressivo toccano i loro corpi ignudi e smisurati, deformati ed evanescenti, pronti a dileguarsi da un momento all’altro nel nulla eterno: una materia pittorica, sfumata e delicata solo all’apparenza, rivela invece tutti i fremiti della sua brutale e poetica intensità.

Tante altre opere dovremmo citare: dal Calcolatore di Gabriele Mucchi, dove un’atmosfera arcaizzante e metafisica pervade il dipinto, al Ritratto di Trilussa di Paulo Griglia, dove in un magma frenetico di pennellate convulse si profila la violenza fremente di un segno, che parla già Informale, fino a giungere alla fissità fuori dal tempo del Ritratto di Jeanne di Gino Severini.

A dimostrazione che anche nelle mostre più piccole, che a torto tralasciamo, si può ancora provare il piacere della sorpresa o della inaspettata scoperta di meravigliosi capolavori.

Informazioni utili:

fino al 20 gennaio 2006

Roma, via della Lupa, 10

 

 

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