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15.11.2005 Giulio Romano? Raffaello e aiuti? Michelangelo?
Un disegno realizzato su nove fogli ritagliati e sagomati in modo da combaciare tra loro e che appaiono di mani diverse pone un enigma. Questo enigma è un collage di grandi dimensioni, mm. 780x1820, che propone un pezzo dei più intriganti apparsi in asta in questo scorcio di stagione, e che appassiona e fa discutere collezionisti e studiosi di fama internazionale. Per esempio domani sarà Mina Gregori, Accademica dei Lincei e Presidente della Fondazione Roberto Longhi di Firenze che sul disegno terrà nelle sale di Palazzo Busca, sede milanese di Finarte-Semenzato, un incontro che presenterà ufficialmente alla stampa questo specialissimo lotto. Il fatto è di per se un avvenimento che vede come protagonisti questo pezzo sconosciuto e una famosa storica dell’arte di fama internazionale. Prevedibilmente in asta, sarà battuto il 22 novembre alle 18, ci sarà un pubblico d’eccezione, direttori di musei, studiosi, collezionisti, antiquari, e probabilmente il risultato sarà un top lot nella sua categoria. L’interesse è certamente alto e la base d’asta proporzionata, ovviamente, ma la passione degli studiosi si accentra in questo momento intorno alla ricostruzione storica, al riconoscimento della mano che ha operato in ciascuna parte di questo eccezionale collage, speciale anche nella misura. La discussione accademica in tutto questo ha il suo peso: gli studi di storia dell’arte hanno fatto progressi eccezionali, sono una scienza in fieri, ed i progressi delle indagini tecniche, che gia oggi ci danno moltissime risposte, imprescindibili e sempre più circostanziate e dettagliate, faranno nel prossimo decennio tantissimi passi in avanti, per cui quello che oggi può non essere ancora chiarissimo, probabilmente lo sarà domani. Oppure non si arriverà mai a certezze assolute, immutabili, in caso di indagini storiche artistiche. Ma questo è il lato meraviglioso dell’arte antica: non potremo mai smettere di studiarla. Nell’affrontare quello che sarebbe stato l’ultimo incarico della sua vita Raffaello impiegò un ‘‘...tipo completamente nuovo di disegno: un collage di sei disegni che avrebbe costituito un modello, lungo circa 2,5 metri, per due intere pareti. Questo collage è stato tagliato e ne restano solo tre parti: La battaglia di Constantino, La Visione di Constantino, e il disegno per un pilastro. La tecnica esecutiva è composta da inchiostro bruno (metallo gallico, bistro, miscela di nerofumo) e acquarello. Nel disegno appare una numerazione che va da 1 a 5, inevitabile la somiglianza con la numerazione in un’altro disegno eseguito da Raffaello ‘lo Studio per uno dei cavalli di marmo del Quirinale’. La storia del disegno è documentata fin dal 1600, catalogata nei repertori delle collezioni Farnese e d’Este, guidandoci in un lungo viaggio fino a Sassuolo, al Palazzo Ducale, dove poi l’opera viene dispersa in seguito alle spoliazioni napoleoniche. In questo enigma sta anche il fatto che molti devono essere stati gli studi ed i modelli, -purtroppo in gran parte perduti- composti da Raffaello e dagli allievi, prima di arrivare alla definizione del progetto per la Battaglia. Il prof. Grunevald (1943) assegna l’opera alla mano di Giulio Romano, mentre Federico Zeri confidò che lui ci intravedeva la mano di Raffaello. Per Mina Gregori risente dei modi di Michelangelo nella plasticità delle figure. Secondo Paul Joannides, noto studioso di Raffaello, l’opera appare superiore dal punto di vista grafico rispetto al disegno della battaglia custodito al Louvre di Parigi, considerato inizialmente una copia, quindi prodotto dei componenti la scuola di Raffaello (Giulio Romano, Perin del Vaga, Giovan Francesco Penni e Polidoro da Caravaggio), infine assegnato allo stesso Raffaello. La documentazione completa, pubblicata in catalogo con ottime e numerose immagini di confronto, testo bilingue ed esauriente bibliografia, è consultabile anche nel sito di Finarte-Semenzato (www.finarte-semenzato.com). Imperdibile occasione per assistere da vicino alla sorte di un capolavoro del nostro Rinascimento che raramente appare sul mercato internazionale, e più facilmente scompare. In asta il 22 novembre alle 18.00 da Finarte-Semenzato in Palazzo Busca, Corso Magenta 71, Milano ‘‘La Battaglia di Ponte Milvio’’ (o ‘‘di Costantino’’ IL DISEGNO Le Dimensioni Dimensioni originali: mm. 602 (lato sinistro) e 628 (lato destro) x 1605. Dimensioni attuali: mm. 780x1820, in seguito ad applicazione su carta lignina, sulla quale ai lati è stato riprodotto lo srotolamento del foglio. Intelaiato su garza fina con colla animale e incorniciato da un passe–partout di circa mm. 4 in inchiostro nero (fine XIX secolo). La Carta Di colore bruno beige, forse per specifico trattamento e ossidazione. La Tecnica esecutiva Realizzato su nove fogli (dei quali quattro di dimensioni maggiori, quattro minori e uno sovrapposto nella parte superiore centrale) ritagliati e sagomati in modo da combaciare tra loro, a più penne tagliate a sguscio con biselli di varia angolazione, impiegando inchiostro bruno (metallogallico, bistro, miscela di nerofumo) e acquerello. Lo stato di conservazione Il disegno presenta un discreto stato conservativo dal punto di vista strutturale, denotando la tipica ossidazione dell’inchiostro e della carta, dovuta anche alla presenza delle colle utilizzate per la contro foderatura. La condizione non ottimale di lettura è dovuta principalmente alla presenza di gore d’acqua causate da infiltrazioni che hanno interessato in particolare il lato destro della composizione, abbassando la nitidezza dei tratti: fattori che in ogni modo si sono attenuati dopo il congruo intervento di restauro. Sono presenti inoltre due strappi nella parte inferiore sinistra, ricomposti, e dovuti ad urti avvenuti dopo l’intelaiatura. Chi vuol saperne di più: www.finarte-semenzato.com |
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