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22.11.2005 Sarà una festa per il popolo dell’arte. E ci sarà coda, c’è da aspettarselo. Perché a partire dal 30 novembre la Galleria Borghese esporrà al pubblico dai depositi oltre 300 opere, 263 dipinti, 19 bronzetti, 7 piccole statue di marmo antiche, un orologio risalente ai tempi del Cardinale Scipione Borghese, collezionista appassionato, spietato e onnivoro. I pezzi saranno in mostra nella nuova galleria allestiti come in una quadreria seicentesca, con una fitta serie di dipinti alle pareti.
La Galleria riunisce, ancora oggi, la maggior parte delle opere provenienti dalla collezione di Scipione, molte delle quali, tuttavia, sono sempre rimaste chiuse nei depositi al secondo piano e, quindi, invisibili al pubblico.
Dopo il Ritorno dei Gladiatori di due anni fa, ecco che la Direttrice Anna Coliva ( vedi in proposito Eos 3 ) riporta al pubblico dai depositi una serie di tesori visibili finalmente ai visitatori, lungo il percorso espositivo della Galleria Secondaria, aperta tutti i giorni (tranne il lunedi') dalle ore 10 alle 19, contribuendo a presentare la Galleria Borghese non solo come uno dei luoghi d'arte piu' importanti al mondo, ma come il primo museo italiano senza piu' segreti.
Il
percorso espositivo seguira' il criterio della distinzione tra
pitture del Rinascimento e del Barocco con particolare riguardo
ai formati, divisi tra piccoli e grandi.
Una sezione della Galleria sara' interamente dedicata alle opere minute: qui si potranno ammirare le preziose ''pietre paesine'', tra cui la ''Presa di Gerusalemme'' dipinta da Antonio Tempesta e i piccoli paesaggi del fiammingo Paolo Bril, opere non grandiose, ma di assoluta qualità, opere da studiolo, piccole ed intime. Al Cardinale Scipione Caffarelli Borghese, uomo dall'infallibile intuito in materia artistica e celebre per le sue azioni spregiudicate di collezionista e committente, spetta non solo il merito di aver promosso il nuovo gusto del barocco romano, destinato ad affascinare l'Europa intera, ossia il mondo di allora, ma anche di aver raccolto una prestigiosa collezione di opere d'arte e di aver creato la straordinaria Villa Borghese a Roma. Il nucleo piu' importante della raccolta Borghese risale al collezionismo del cardinale Scipione, anche se gli eventi dei tre secoli successivi, tra perdite e acquisti, hanno lasciato tracce importanti. Il Cardinal Nepote basava la collezione su un lascito dello zio Papa, il pontefice Paolo V, del 1607, che consisteva nei 107 dipinti confiscati al pittore Giuseppe Cesari, detto il Cavalier d'Arpino. La collezione di Scipione però era gia notevole nel 1613. L'anno successivo, la collezione si arricchisce della ''Deposizione'' di Raffaello. L’opera fu asportata clandestinamente dalla Chiesa di San Francesco a Perugia, e forse non fu un bel gesto, ma che generazioni di appassionati se non hanno apertamente condiviso, hanno almeno compreso. Si poteva resistere?
Ma oltre
al Raffaello la collezione si arricchì delle opere di Dosso
Dossi, mentre altre venivano commissionate direttamente dal
cardinale ad artisti suoi contemporanei della levatura di
Caravaggio, Rubens, Guercino e Guido Reni, insieme agli
straordinari mosaici minuti eseguiti da Marcello Provenzale
(1577 – 1639 ) fra cui il ritratto di Paolo V, del 1621, zio
appunto del Cardinale.
Nel 1682,
la collezione ampliò ulteriormente grazie a parte dell'eredita'
di Olimpia Aldobrandini, che confluì a Villa Borghese. Non solo
pittura, però, anzi, perché il cardinale ricerco' con passione
anche la scultura antica, facendo restaurare le opere originali,
quando necessario, dagli scultori. Ma non sceglieva illustri
sconosciuti, ma artisti che si chiamavano Pietro e Gian Lorenzo
Bernini e Nicolas Cordier. Il top. Ma siamo in un’epoca in cui i
grandi artisti erano anche grandi artigiani, e che si misuravano
volentieri con gli antichi, ed in certi casi li restauravano
loro stessi. Nel Seicento entrarono a far parte della prestigiosa raccolta il ''Sonno'' di Alessandro Algardi e il ''Baccanale di putti'' di Francois Duquesnoy, mentre le opere acquisite nel corso del Settecento sono significativamente rappresentate dall' ''Erma di Bacco'' di Luigi Valadier. Il ritratto di Paolina Borghese di Canova e' presente nella villa dal 1838 e, nel corso del Novecento, la collezione entra in possesso di altre opere importantissime tra cui ''La verita''' e il modello in terracotta della ''Statua equestre di Luigi XIV'' di Bernini, il ''Busto del Cardinal Domenico Ginnasi'' di Giuliano Finelli, il ''Busto di Cristo'' di Pietro Bracci, di controversa attribuzione a Michelangelo. Se il grande pubblico magari non conosce questi nomi, Algardi, Duquesnoy, Finelli è l’occasione per vedere che sono stati artisti eccelsi, come ogni collezionista sa bene.
L'edificio, venduto con tutte le sue opere d'arte allo Stato
italiano nel 1901, fu riaperto al pubblico, dopo una lunga
chiusura, nel 1997, a seguito di una serie di lavori e di
restauri. Ma poi la Galleria è davvero un pezzo di cuore dei romani, dei tanti che hanno tirato i primi calci al Parco dei Daini, proprio a fianco della galleria, o che hanno giocato nella grande fontana del giardino sul retro, o da piccolissimi sono stati messi a cavalcioni dei leoni di marmo del giardino, per la foto ricordo d’obbligo. Chi è cresciuto in quel clima ed ha respirato l’aria della Galleria fin da bambino, non può che ringraziare la signora Coliva, la Direttrice, che ci farà mettere in coda. P.S. Al bookscop, se per caso fosse ancora reperibile, è il caso di acquistare uno dei più bei cataloghi di galleria mai editati (Galleria Borghese, Progetti Museali Editore, 1994) a cura di Anna Coliva. Le foto sono straordinarie, dovute a Edoardo Montaina, Paolo Fadighenti e Mario Santoro. Ma perché nel recensire i libri d’arte ci si dimentica di citare i nomi dei fotografi, specialmente quando sono bravissimi? |
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