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A Palazzo Venezia
Il Settecento a Roma: il grande ritorno |
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E’ di nuovo tra noi. Così recitava il curioso invito della mostra Il Settecento a Roma, in corso a Palazzo Venezia fino al 26 febbraio 2006. Ritorno che da tempo era auspicato, anche perchè l’ultima mostra dedicata all’arte romana del Settecento risaliva al lontano 1959, quando nella grandiosa cornice romana del Palazzo delle Esposizioni un’imponente rassegna ripercorreva un secolo, che solo a pochi appariva denso di fermenti e novità.
Riscoperto e rivalutato solo in tempi recenti dalla storiografia, anche quella più consolidata, il Settecento romano è stato considerato per anni un’appendice stanca e depauperata del Barocco romano, un secolo avaro -a parte rare eccezioni- di grandi capolavori o di nomi famosi a cui ci ha invece abituato il secolo precedente. Considerazioni che oggi ci fanno sorridere, soprattutto dopo che i pioneristici studi d’oltreoceano, confluiti nella recente mostra Art in Rome in the Eighteenth Century (Philadelphia –Houston 2000), hanno contribuito a smantellare questa errata visione, risvegliando le coscienze e i torpori di un interesse sopito da troppo tempo.
Anche il criticato manifesto della mostra ideato dalla Saatchi e Saatchi, che rappresenta un noto barbiere mentre taglia la parrucca al ritratto di Giovanni Paolo Pannini di Louis Gabriel Blanchet, vuole evidentemente risvegliare l’interesse dello spettatore, sollecitandone la curiosità: uno scherzo, forse troppo commerciale, che comunque ha raggiunto il suo scopo: del Settecento romano se ne parla fin troppo e improvvisamente sono raddoppiati i massimi conoscitori di questo secolo, ormai straordinariamente “a la page”.
La mostra di Palazzo Venezia, costituita da più di 230 opere tra dipinti, sculture, pezzi archeologici, arredi, costumi, libri e disegni provenienti dai musei di tutto il mondo, ci presenta il vero volto del XVIII secolo nelle sue mille contraddizioni e problematiche, annullando, finalmente, facili definizioni che forzano in contenitori limitativi e unilaterali la ricchezza di un secolo straordinario. Un secolo dove non compaiono solo le grazie salottiere e stucchevoli o la frivolezza delle favole incipriate: la Città Eterna si presenta infatti nel Settecento come un palcoscenico unico e privilegiato, che riesce a fondere in un indissolubile impasto, antico e moderno, come nei due spettacolari pendant di Giovanni Paolo Pannini Veduta di Roma moderna e Veduta di Roma antica, ma anche miseria e ricchezza, scienza e superstizione, religione ed eresia, passato e futuro. Protagonisti di questo teatro sono i papi, gli aristocratici, i “grand-tourists”, ma anche tanti anonimi personaggi del popolino che colorano i capricci di un Pannini o le ironiche caricature di Pier Leone Ghezzi.
Un secolo del resto così variegato nella sua produzione culturale da sfuggire non solo a qualsiasi definizione, ma soprattutto, a qualsiasi rigida scansione temporale su cui ancora oggi gli studi non sono in pieno accordo; ecco perché ai nostri occhi appare forzata la rigida spartizione che la mostra ci impone tra la prima e la seconda metà del secolo, segnata dall’avvento di papa Clemente XIII Rezzonico nel 1758. Proprio in un periodo come il nostro, caratterizzato dall’incessante susseguirsi di flussi e riflussi, di ritorni e anticipazioni che perdurano indistinti in tutto il secolo, lo spartiacque segnato dalla morte di papa Benedetto XIV e dall’avvento del suo successore Clemente XIII appare forse troppo spinta. Ma al di là di mere questioni cronologiche, il Settecento romano esce a testa alta da questa vasta retrospettiva, soprattutto dopo anni in cui il nostro paese ha mostrato una continua e fedele attenzione all’arte romana del Seicento con una serie fin troppo ossessiva di esposizioni e retrospettive, trascurando invece il secolo successivo. La mostra sancisce ormai definitivamente l’autonomia di un secolo che, partendo dagli ultimi fermenti della cultura tardo barocca, approda vittorioso alle radici della modernità, come è bene evidenziato dalle dodici sezioni tematiche e cronologiche che scandiscono il ricco percorso espositivo.
In una rassegna che ha l’ambizione di coprire un lasso di tempo così vasto, non potevano mancare assenze e tagli, come hanno sottolineato le stesse curatrici e in effetti alcune sezioni appaiono fin troppo riduttive: al di là dell’esigenza di un agile percorso basato su facili esemplificazioni, la parte dedicata all’Arcadia “Arcadia uomo e natura” manca ad esempio dei ritratti dei suoi protagonisti, presenti del resto in collezioni romane facilmente accessibili e anche la sezione La città: vedute e disegni di architettura avrebbe accolto volentieri qualche veduta in più di Gaspard van Wittel, che per primo inaugura il genere della veduta di Roma, rappresentato in mostra solo dalla Veduta del Colosseo e l’arco di Costantino.
Queste mancanze sono però fortunatamente eclissate da meravigliosi capolavori, molti dei quali restaurati per l’occasione, non sono mai stati esposti in Italia: così dal National Trust di Stourhead proviene il Ritratto del marchese Niccolò Maria Pallavicini incoronato dalla Fama e scortato da Apollo verso il Tempio della Virtù di Carlo Maratta e da due collezioni private due ritratti di Batoni che raffigurano due gentiluomini inglesi nel loro viaggio di formazione in Italia, il Ritratto di Wills Hill, conte di Hillsborough e il Ritratto di Thomas William Coke. Nel campo delle arti decorative trionfano una culla in legno dorato e un prezioso bureau-cabinet di legno dipinto e laccato, entrambi provenienti dalla collezione Pallavicini, mentre deliziosi biscuits della manifattura Volpato testimoniano quella brama “da souvenir” che spingeva i milordi a compiere il viaggio in Italia. Queste e tante altre raffinate ricercatezze sono in mostra fino al 26 febbraio per far rivivere al visitatore quel sogno di Roma, che Goethe aveva così poeticamente ricordato al ritorno dal viaggio in Italia: “Posso dire che solo a Roma ho sentito cosa voglia dire essere un uomo. Non sono mai più ritornato ad uno stato d’animo così elevato, né a una tale felicità”.
Informazioni utili: Fino al 26 febbraio 2006 Palazzo Venezia, via del Plebiscito 118 Martedì- Domenica 10.00-19.00 www.eosmercantidarte.it |
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