PAURA DI ATTENTATI
Togliere o lasciare il Perseo del Cellini?
 
La polemica fra Mina Gregori e Antonio Paolucci si muove su un terreno molto più vasto
VANNO SALVATI I MONUMENTI, CI SONO POCHE RISORSE, IL PAESE È UN PO’ “ADAGIATO SUL TURISMO CULTURALE”.
UNA DOMANDA DI EOS: E L’8 PER MILLE? PERCHÉ NON AUMENTARLO?
 
di PierLuigi Puglisi
 
09.08.2005

 

Non si abbassa la guardia in merito alla difesa dei monumenti italiani. Sull’argomento è intervenuta oggi, con un’intervista pubblicata dalla Nazione, anche la notissima storica dell’arte Mina Gregori, che si è detta molto preoccupata, fra l’altro, circa la sorte del Perseo del Cellini: “ dopo il danneggiamento al 'Biancone', la scultura 'sia tolta al piu' presto dalla Loggia dei Lanzi e sostituita da una copia.”

Pronta la replica di Antonio Paolucci, soprintendente del Polo museale fiorentino: “Il Perseo e' vigilato 24 ore su 24. Non vedo motivo per sostituirlo con un clone.”

La notizia è importante, la riportano le maggiori Agenzie  e molti siti internet, e certamente si innesta su un dibattito acceso gia da qualche tempo in corso; bisogna difendere, ma servono innanzi tutto  più soldi.

E poi, quali sono i limiti del monitoraggio tecnologico a proposito degli atti terroristici, visto che gia malamente ci si difende dai gesti dei semplici imbecilli e dei vandali?

Ma le questioni dei monumenti fiorentini sono molto più vaste.

Preoccupato per le risorse, qualche giorno prima il Ministro Buttiglione aveva lanciato l’allarme, dicendo che agli Uffizi, tra carenze di personale, chiusure per proteste sindacali e file interminabili sotto il sole, la situazione è ormai al limite: “La verità è che siamo sull'orlo del baratro. Appena c'è un problema nei conti pubblici si tagliano i fondi alla cultura, se continua così non potremo più arginare il degrado del nostri tesori d'arte”.

I rimedi ? Biglietto più caro, apertura prolungata, visite su prenotazione per le comitive, programmazione dei flussi turistici nelle agenzie di viaggio.

La sicurezza - ha aggiunto il Ministro - ha un prezzo che il già ridottissimo budget della cultura non può sostenere, perciò andrà ridistribuito su altri ministeri, a cominciare da quello dell'Interno. Come faccio a tenere aperti di più i musei e a vigilare meglio, se ho un deficit spaventoso di personale? Il settore culturale è sotto organico, i sindacati interni boicottano la sorveglianza elettronica per paura di perdere posti di lavoro e, considerata la situazione dei conti pubblici, sono impensabili assunzioni massicce di nuovi addetti. Non ci resta che riqualificare professionalmente i guardiani e puntare sulla mobilità con il travaso di competenze dalla pubblica amministrazione versoi musei”. Ed infine: “Bloccherò ulteriori tagli e chiederò maggiore cooperazione agli enti locali. La valorizzazione del patrimonio artistico è costituzionalmente compito delle Regioni.”

Oggi, sulla Nazione, Paolucci ha dovuto valutare come “inevitabile” l’aumento del prezzo del biglietto agli Uffizi, proposto dal Ministro. Si finirà a portare il biglietto dagli attuali 6.5 euro, magari ad un arrotondamento a 10 euro. Poco auspicabile per la verità, giacchè “ basta dire che i prezzi del biglietto degli Uffizi e dell’Accademia di Firenze dagli inizi degli anni Ottanta sono aumentati di 80 volte. Nessun servizio, la luce, i treni, le poste, è cresciuto così tanto. Questo vuol dire che il Museo è stato gradualmente omologato allo spettacolo. Se è così, allora bisogna pagare, lo dico con desolazione. Lasciatemi esprimere il dispiacere di chi vorrebbe che il museo mantenesse il ruolo per cui è stato inventato: educare la gente, dare modelli, essere un luogo dove si impara e si diventa più civili.”

C’è il rischio, osserva EOS, di credere che l’aumento del prezzo del biglietto sia la panacea per risolvere il problema del monitoraggio del patrimonio dal terrorismo, ma anche quello di dare l’immagine di un paese che ormai  si è adagiato un po’ troppo sul patrimonio artistico e sul turismo, come ha sostenuto nei giorni scorsi la Frankfurter Allgemeine Zeitung . Antonio Paolucci  gli  ha risposto attraverso l’Agenzia ASCA

''L'Italia e' un Paese in crisi, che perde i colpi, nella competizione, nella ricerca, nelle esportazioni e credo che questa idea di rifugiarsi nei beni culturali come nostra risorsa sia consolatoria da una parte, ma pericolosa dall'altra perche' in un popolo di 60 milioni di cittadini non tutti possono diventare custodi di musei, restauratori, stilisti o modelli''.

Un problema che coinvolge in primo luogo le citta' d'arte, e tra queste Firenze che, ricorda Paolucci, un tempo era una citta' ''plurale'' in cui c'erano industrie, editoria, edilizia, finanza, mentre oggi e' una ''citta' monoculturale in cui si vive solo di turismo culturale. La mia Soprintendenza, il Polo museale fiorentino, e' praticamente l'unica industria della citta', e questo e' un fatto abbastanza preoccupante. Il giorno in cui, per qualche ragione, non ci fosse piu' questo turismo, Firenze si troverebbe in ginocchio''. In questo senso rassicurano i dati sull'afflusso di visitatori nei musei statali fiorentini (+1,14 a luglio 2005 rispetto all'anno precedente secondo i dati della Soprintendenza) anche se ha fatto discutere il calo rilevato agli Uffizi (-11,5%). Un risultato negativo che pero' sembra non preoccupare Paolucci secondo cui e' dovuto al fatto che ''la gente si e' stancata di fare la coda'', preferendo indirizzarsi verso altri luoghi artistici. Una tendenza, secondo l'ex ministro, a ben guardare positiva perche' ''serve a distribuire in modo piu' equilibrato i flussi turistici all'interno dei musei cittadini''. Ma non e' possibile far si'- prosegue l’intervista dell’ASCA - che le code non ci siano? No, secondo Paolucci, perche' le code agli Uffizi sono ''fisiologiche'' e dovute principalmente alla legge 623 (''una norma tra le piu' severe in Europa'') che disciplina gli accessi ai luoghi pubblici e che, nel caso della galleria fiorentina, stabilisce un'affluenza massima contemporanea di 780 persone. D'altronde gli Uffizi sono un museo storico: non si possono allargare o tirare giu' i muri''.

Il problema come si vede è molto complicato: servono risorse straordinarie, ma anche risorse di prospettiva. E vedrete che prima o poi si dovrà pur pensare al famoso otto per mille, che sarebbe il caso – questa è una fantasia di EOS- di portare urgentemente al dieci per mille (1%), aggiungendo una casella “ per la difesa del Patrimonio artistico”.

Sarebbe infatti ormai proprio il caso che gli italiani potessero dare direttamente i loro soldi, mirati, alla salvezza della statua che è in piazza, sotto casa, al godimento di tutti noi, se la amiamo almeno quanto siamo capaci di amare ed essere sensibili e generosi per tutte le catastrofi cha avvengono lontano da noi.

O si deve essere attenti solo su quanto è lontano e non farci carico, direttamente, su quanto è necessario qui?

Forse è il caso di pensare ancora una volta, come per lo Tzunami, ad una gigantesca raccolta fondi spontanea, perché quella nuova casellina per avere il dieci per mille, disturberebbe molti manovratori.

E poi chissà quanti vorrebbero metterci le mani per dirottarlo altrove.

P.L.P.

 

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